| 20/09/2006 | 00:00 ''E' stato un annus horribilis''. Niente scuse, il 2006 del ciclismo e' stato un anno nero, macchiato dall'ennesimo scandalo doping esploso alla vigilia dell'ultimo Tour de France. Lo ammette Pat McQuaid, presidente dell'Unione ciclistica internazionale (Uci), e lo fa nella giornata d'apertura dei Mondiali di Salisburgo. ''E' un anno difficile per noi'', dice l'irlandese. ''La situazione e' problematica ma dobbiamo rimboccarci le maniche e affrontarla''. Ieri il presidente dell'agenzia mondiale antidoping, Dick Pound, ha accusato i vertici del ciclismo mondiale, rei di non combattere il doping in maniera adeguata. ''Stiamo lavorando sodo -dice oggi McQuaid- e stiamo cercando di capire in che modo si possa migliorare l'efficacia dei controlli''. Le novita' legate all'Operacion Puerto, l'inchiesta avviata dalla magistratura spagnola, arrivano praticamente con cadenza quotidiana. ''La speranza -dice McQuaid- e' che in questi giorni prevalga lo spirito sportivo. Questa settimana e' particolarmente importante per noi''.
Nella rete creata dall'ormai celeberrimo dottor Eufemiano Fuentes sarebbero coinvolti 58 corridori. ''Noi abbiamo inviato i documenti alle federazioni, sta a loro cominciare ad indagare. Entro qualche settimana, dovremmo ricevere altro materiale''. I nomi coinvolti nell'inchiesta non sono risultati positivi a nessun test. ''Si tratta evidentemente di una forma di doping estremamente avanzata, ideata da gente che non appartiene al nostro ambiente''. Piu' evoluto e' il reato, piu' difficile e' l'opera dei controllori. ''Per questo e' fondamentale l'aiuto della polizia. Solo in questo modo e' possibile condurre indagini che non sono alla nostra portata. Lo sport ha, nel suo piccolo, gli stessi problemi di tutta la societa'. Anche li' ci sono bugiardi e truffatori: non e' realistico pensare di eliminare completamente la piaga del doping. Il nostro obiettivo deve essere quello di ridare credibilita' al ciclismo''.
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