RCS. «Ripartiamo con news, sport e ciclismo»

SOCIETA' | 14/03/2015 | 07:48
L’azionariato ex-patto è diviso, il consiglio è in scadenza, il direttore del Corriere della Sera pure. E sulla possibile cessione dei Libri è polemica. In questo contesto l’ad di Rcs Pietro Scott Jovane si gioca la riconferma, forte del sostegno del primo azionista - Fca che detiene il 16,7% - ma anche oggetto delle critiche di una parte dei soci “storici” che puntano il dito sui 200 milioni di cassa bruciati negli ultimi tre anni.

Partiamo dalla cessione dei Libri. Cos’è? Solo l’ultima puntata di una politica liquidatoria, come dicono i critici, o l’occasione di accelerare gli investimenti nel core business, come dice lei?
«Intanto, le dismissioni erano uno dei punti del piano collegato all’aumento di capitale, che chi ha sottoscritto ha approvato, anche se - è vero - non erano compresi i Libri. Per noi l’opzione genera l’opportunità di focalizzarci sulle due grandi aree in cui siamo leader e cioè l’informazione e lo sport. Nell’editoria libraria siamo secondi e non abbiamo la profittabilità del primo player. Il consiglio - per tempi tecnici, il prossimo - avrà l’opportunità di confrontare le prospettive di sviluppo del business concentrato su due aree piuttosto che tre, considerato che il mercato dello sport - che ci vede primi in Italia e tra i leader in Europa - cresce, mentre quello dei libri decresce. Collateralmente l’incasso ci permetterebbe anche di ridurre l’indebitamento».

Ci spieghi meglio i progetti nell’area dello sport.
«Le cito solo alcuni dati. La Champions League ha un’audience internazionale di 380 milioni di persone, che cresce costantemente del 15% all’anno. Lo sport online cresce del 40% in più di quanto cresca Internet in generale. Il numero di fan che seguono lo sport su Internet è di 120 milioni in Europa, di 300 milioni nei Paesi emergenti. È un mondo che cresce e che si sposta verso le nuove generazioni. Rcs nello sport business fa tre mestieri. Il primo: siamo produttori di contenuti di alta qualità con la Gazzetta e Marca. Il secondo: accendiamo servizi collaterali con la vendita di biglietti, il merchandising e il betting. Il terzo: operiamo nel mondo degli eventi e con ciclismo e corsa, tolte le tv, siamo nella top 3 continentale per ricavi. Mettiamo insieme le tre attività sotto un’unica organizzazione, guardiamo agli sport europei dove l’audience è globale - calcio, Formula 1, motociclismo, ciclismo, corsa e tennis - e, con l’eventuale incasso di un giusto prezzo per la Libri, superiamo i confini di Italia e Spagna per allargarci ad altri tre Paesi europei, tre sudamericani e altri cinque emergenti, con un’offerta che parta dai contenuti su piattaforme digitali, innesti i servizi e attivi gli eventi sul territorio. Intanto è già partita Gazzetta tv e la redazione della “rosa” lavora già in modo integrato».

È un nuovo piano?
«Non è ancora un piano approvato dal board: è il nostro programma di sviluppo in un’area che per noi già oggi genera 350 milioni di ricavi con un margine Ebitda del 14%».

E per le news qual è il piano? Nessuno sembra ancora aver trovato la ricetta magica per uscire dalla crisi.
«Occorre fare quattro cose: preservare la quota di mercato nella pubblicità offline, estendere l’offerta video-mobile, offrire piani di comunicazione integrata, tagliare i costi continuamente».

Dimissionare a termine il direttore della principale testata del gruppo non sembra essere il modo migliore di presidiare le news: dà l’idea di una governance che non sa decidere.
«In generale questo cda ha dimostrato di saper fare scelte importanti, anche non facili, magari impopolari, ma necessarie. Quanto alla direzione del Corriere della Sera, poichè il mercato dei lettori e dei contenuti si è modificato ti devi interrogare se tutti gli elementi sono pronti, e con quale determinazione, a questo cambiamento. Abbiamo deciso di seguire lo stesso percorso di trasparenza del Guardian e dell’Economist, preparando una successione senza scossoni e coinvolgendo perciò anche il direttore».

E, dunque, chi deciderà il prossimo direttore del Corriere?
«Lo deciderà il board sulla base di una rosa di candidati, anche interni, che questo consiglio sta selezionando e che proporremo nelle prossime settimane».

Questo consiglio o il prossimo, ma con quale composizione?
«Abbiamo ridefinito la rappresentazione in cda per tener conto del fatto che il patto non c’è più e che il flottante sul mercato è arrivato al 45%. Nella relazione di governance segnaleremo che riteniamo opportuna una composizione del board con prevalenza di indipendenti, con un profilo di competenze idonee alla nostra attività che è internazionale, centrata su due aree core e impegnata nella sfida digitale».

Torniamo alla gestione. È chiaro che l’obiettivo di Ebitda di 150 milioni al 2015 non sarà centrato. Su quali elementi si fonda la previsione di una marginalità del 15% al 2018?
«L’obiettivo era un margine Ebitda del 10%, che abbiamo abbassato al 9% per cautela sul mercato Italia, ma abbiamo spiegato che porteremo l’Ebit in attivo. La prospettiva di una marginalità del 15% parte dalla considerazione che, finita la fase di risanamento che ci ha permesso di sopravvivere, occorre puntare sullo sviluppo con una redditività maggiore, sostenuta da continue efficienze. Ma nello sport siamo già al 14%, nell’area quotidiani Italia al 12% e in Spagna all’8%».

Resta il fatto che, ceduti anche i Libri, ci sarà ancora un debito dell’ordine di 350 milioni. Come lo si rimborsa?
«Nel 2013 il cash-flow operativo era negativo per 79 milioni, nel 2014 è diventato positivo per 8 milioni e quest’anno genereremo 75 milioni di cassa. Non avremo bisogno di altre cessioni per gestire il debito».

E l’aumento di capitale? Dopo i conti qualche analista sostiene che la prospettiva sia più vicina.
«Io dico il contrario, non avremo bisogno di ricapitalizzare anche se non saranno ceduti i Libri».

Cosa si aspetta per fine mese, quando dovranno essere depositate le liste per il rinnovo del consiglio. Che gli azionisti ritrovino unità, come auspicato da qualcuno?
«Da manager, con la mia squadra, ci focalizziamo sulla gestione dell’azienda e su quello saremo valutati».

da Il Sole 24 ore a firma di Antonella Olivieri
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