TIRRENO. QUELLA MODA DI NASCONDERSI E MOSTRARE IL SEDERE

APPROFONDIMENTI | 12/03/2015 | 09:40
È una moda, e come è arrivata, probabilmente, se ne andrà anche via. L’hanno portata loro, i signori di lingua inglese. Voltare le spalle al pubblico è la nuova moda. Mostrare il sedere in favore di telecamera e in faccia ai tifosi anche in fase di riscaldamento (in tivù è normale) prima di una prova contro il tempo, quando sono intenti a ricercare la migliore concentrazione sui rulli, ormai è un classico.

Qualche anno fa erano solo alcuni corridori che sceglievano di dare le spalle al pubblico, ora sono intere squadre a farlo. Le ragioni sono semplici: evitare che i tifosi ti facciano perdere la concentrazione.
Insomma, è tutto comprensibile, ma è pur sempre uno sport che ha nel proprio DNA il contatto con il pubblico. Uno sport da vendere e da vedere, che però si sta rendendo tutto sempre più invisibile. È un problema di oggi, non di ieri. Il casco, gli occhiali, sono tutte cose che rendono i corridori sempre meno riconoscibili. Il ciclismo è poi sport di attesa. Quanto tempo trascorrono gli appassionati su un tratto di strada per poter veder sfrecciare il propri beniamino? Hai la percezione di averlo visto, ma fatichi davvero a guardarlo. Pochi secondi di eccitazione e poi tutto è finito. Un tempo c’erano le punzonature, che servivano proprio ad avvicinare i campioni alla gente. Per fare in modo che gli appassionati imparassero a conoscere e riconoscere i volti non solo dei big, dei capitani, ma anche dei comprimari. Oggi c’è il foglio firma, ma uno dei rari momenti in cui gli appassionati possono davvero avere un contatto diretto con i propri campioni è quando ci sono le cronometro. Si va alla partenza, e si vaga nella zona motor-home come se si fosse ad una bellissima fiera “en plein air”, con tanti testimonial lì a portata di mano. Biciclette bellissime e costosissime da ammirare. Meccanici ultra bravi che mostrano “urbi et orbi” tutto il loro talento e la loro abilità. Corridori che svolgono le proprie operazioni di riscaldamento a pochi metri dal nostro naso: una vera libidine. È vero, gli appassionati dovrebbero sempre ricordarsi di non rompere gli “zebedei”, rispettando questi ragazzi che devono prepararsi e concentrarsi nel mondo migliore, senza discorrere ad alta voce davanti ai loro nasi né tantomeno stressandoli con selfie e fotine di vario genere. Ma è anche vero che i corridori sono un prodotto da vendere. Da far conoscere, non da nascondere, come fanno certi team (il team SKY su tutti), che ormai sono arrivati a issare teloni da ogni lato. Tutto è nascosto, impenetrabile, impacchettato e criptato, alla faccia della tanto decantata trasparenza. Di trasparente, certi team, hanno solo i corridori: non si vedono. Devo controllare se ho installato sul mio pc il Flash Player di Adobe ed il gioco è fatto. Senza alcun programma o plug-in particolare, magari riesco a vedere qualcosa: da casa.                             

Pier Augusto Stagi

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COMMENTI
Il buon senso (smarrito) della gente e dei team
12 marzo 2015 16:39 Bartoli64
Il Direttore ha ragione piena, e bene ha fatto a scrivere questo articolo dove racconta della scarsa sensibilità che sempre più grandi team ciclistici stanno dimostrando verso i propri tifosi ed appassionati.

Il Dr. Stagi scrive una cosa sacrosanta nel dire che il ciclismo è sport di attesa (per i tifosi specialmente), ma io aggiungerei anche di “contatto” anche perché praticamente in nessun altro sport arrivi quasi a toccare i tuoi beniamini ai raduni di partenza, e finanche a toccarli magari stringendogli solo la mano o sfiorandogli (appena) una spalla.

Questa del contatto diretto è una cosa che i giornalisti del settore (giustamente) hanno sbandierato per anni per rimarcare (giustissimamente) come i ciclisti non siano le inarrivabili e spesso odiose "star" del calcio o degli sport più pagati.

E’ però vero che la gente è sempre più cafona ed invadente, ed è facile intuire che ad un corridore, magari perché si sta riscaldando o perché è nervoso per un arrivo andato male, possa dar fastidio l’essere fotografato come un animale allo zoo con questi dannati smartphone sempre alzati come una selva di rovi e puntati a tre dita dal naso.

Posso dunque capire che, alla ricerca della massima concentrazione durante un riscaldamento per una crono, si scelga “strategicamente” di “voltare le spalle” ad una possibile “fonte di disturbo”, però quella di alzare addirittura dei teloni no… PROPRIO NO!!

Se non ti vuoi proprio far vedere mettiti pure nel tuo motorhome, ma nasconderti dietro un telone denota una praticamente nulla attenzione e riguardo verso una massa di appassionati che compra anche i prodotti della tua squadra, e che con i propri soldi contribuisce a mandare avanti tutta la costosissima baracca.

Per questo c’è da augurarsi che l’UCI voglia - al più presto - emettere una specifica disposizione in tal senso che vieti l’uso di questi teloni, però anche i tifosi debbono metterci del loro per evitare autentici paradossi come quelli riportati dal Direttore Stagi.

Cosa ci vuol a dire, ad esempio: “Vincenzo, ti posso salutare”? E poi allungare semplicemente una mano per stringerla al tuo campione preferito?

Solo un po’ di buon senso, di rispetto e di educazione.

Bartoli64

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