UCRAINA. Zmorka, 4 giorni per scappare dalla guerra

DILETTANTI | 18/02/2015 | 15:39

Alla fine è riuscito a tornare, a raccontare l’orrore della guerra. Lui è Marlen Zmorka, corridore ucraino in forza al Team Palazzago. Ma è davvero incredibile il racconto del rientro in Italia dopo mesi trascorsi a casa sua, in Crimea, vale a dire nella zona del Paese occupata dai russi. «È stato un vero e proprio viaggio di fortuna. Sono partito al giovedì per arrivare a Bergamo il lunedì mattina. Di sera mi hanno portato a un approdo segreto facendomi salire in un barchino di fortuna che serve per i trasbordi clandestini non controllati dai russi».


«Cinque ore di navigazione in un barchino a remi attraverso un istmo. Con borse, bicicletta e tutto ciò che potevo portarmi via. Poi a piedi sempre di notte per tre ore attraverso dei sentieri, in quanto sono stati tolti pullman e treni che collegavano le zone periferiche alla capitale».


«Finalmente sono riuscito a raggiungere la dogana che i russi hanno frapposto tra la Crimea e l’Ucraina. Lì ho atteso diciotto ore. File lunghissime di camion, di auto, controlli con cani da guardia, metal detector e tanta paura. Mi hanno controllato da capo a piedi tutto il bagaglio. Poi finalmente sono riuscito a prendere prima una corriera poi il treno e arrivare a Kiev alla domenica, dormendo in aeroporto».
E ancora: «Da quando è scoppiata la guerra è praticamente impossibile vivere una vita normale. Siamo occupati militarmente e non possiamo fare più nulla. Si combatte per le strade, i cecchini sono nascosti ad ogni angolo di strada, e una pallottola, una sventagliata di mitra o una bomba ti può raggiungere in qualunque istante - ha raccontato alla responsabile della comunicazione del suo team, Tina Ruggeri : in Crimea abbiamo fame, non abbiamo più riscaldamento, non c'è cibo, non ci sono medicinali. E quel poco che si trova, al mercato nero ormai, costa cifre esorbitanti. Allenarmi? Al massimo sono riuscito a fare un po' di rulli pedalando nascosto in una cantina».
Ora la ricerca della normalità grazie alla bicicletta che si è portato dietro per tutta l'Europa, ma con il cuore in gola per la sorte della famiglia che è rimasta in Crimea, per il timore di una chiamata alle armi, per le sorti di una terra che gli ha dato i natali, che ama e che purtroppo non riesce a trovare pace.
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