ZALF. I segreti della "caseta"

DILETTANTI | 07/02/2015 | 08:08
Dal 10 al 14 febbraio ’15 è in programma il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. Il 13 febbraio è in calendario la presentazione della formazione 2015 della Zalf-Euromobil-Désirée-Fior, squadra di riferimento del ciclismo italiano di vertice per la categoria dilettanti da vari decenni. Uno “status”, quello che si richiama all’appartenenza alla categoria “dilettanti” – under 23 per rispettare la terminologia tecnica - che la formazione degli appassionati fratelli Antonio, Fiorenzo, Gaspare e Giancarlo Lucchetta, unitamente a Egidio Fior, sostengono – e orgogliosamente rivendicano - con straordinaria passione ininterrotta dal 1984 dopo due anni d’esperienza nel settore amatoriale.

“Che c’azzecca” il Festival con la Zalf-Fior? La prendiamo un po’ larga, come si usa dire, e individuiamo un collegamento, un “pretesto”, con la canzone “Casetta in Canadà” che nell’edizione del 1957 della rassegna canora, conobbe uno straordinario successo con l’interpretazione di Carla Boni e Gino Latilla, del Duo Fasano e di altri cantanti di vertice che hanno cantato il popolare motivo firmato dal paroliere Mario Panzeri con musica di Vittorio Mascheroni.

C’è una casetta anche nella storia della Zalf-Euromobil-Désirée-Fior.
Non è in Canada ma in provincia di Treviso, a Castelfranco Veneto, in località Salvarosa, precisamente. E’ la foresteria che ospita i corridori ed è in funzione dal 1985, una costruzione che è conosciuta tout-court come “la caseta”, definizione mutuata dal veneto che è la “lingua” ufficiale della formazione. Fra i primissimi ospiti Maurizio e Francesco Fondriest, Gianni Faresin che oggi è l’apprezzato direttore sportivo della formazione con Luciano Camillo e Marco Mazzer e con  Luciano Rui quale team manager.

La “caseta” è un edificio che è nel piccolo, caratteristico, centro di Salvarosa. Dispone di quindici posti letto con vari spazi comuni per le attività di studio, relax, divertimento e l’agevole, confortevole, soddisfacimento delle necessità quotidiane. E’ qui che si prepara e si consuma la prima colazione e, trattandosi di corridori, si sa quanto questa sia robusta. Il pranzo e la cena, invece, sono consumati al “solito posto” loro riservato presso il vicino (meno di duecento metri) e rinomato ristorante “da Fior” presidiato da Egidio Fior.

Il gestore, “capo” riconosciuto della “caseta” è il direttore sportivo Luciano Camillo che, via via nel tempo, è stato per centinaia di corridori, dapprima fratello, poi fratello maggiore, quindi zio e ora, ahinoi, inevitabilmente, anche nonno. Le regole prevedono il cinquanta per cento delle faccende domestiche svolte da personale preposto mentre la restante metà diciamo che è a carico e in carico agli ospiti. Al proposito c’è qualche brontolio di lamentela da parte di Luciano Rui sulla predisposizione, a suo parere assai carente, dei giovani delle generazioni più recenti ad adattamenti e propensioni a spicciare le faccende. La materia è però di competenza di Luciano Camillo che media sempre con bonaria severità, senza contraddizione in termini, nonostante talvolta sia il destinatario di qualche affettuosa goliardata da parte dei giovani ospiti.  E’ comunque impegno e preoccupazione costante di tutto lo staff proporsi e dedicarsi alla crescita – e non solo sportiva – dei ragazzi che frequentano quest’università del ciclismo dove il veneto fa sempre aggio e prevale su qualsiasi idioma.

Quali e quanti corridori sono passati negli anni dalla “caseta”.  In genere tutti serbano un grato ricordo dell’esperienza – comunque formativa, aldilà della fortuna ciclistica – vissuta quotidianamente con Rui, Camillo, Faresin, Egidio e Mario Leggiero, il professore, avellinese per nascita, integrato pienamente nel territorio e nelle sue abitudini ma il cui accento rivela sempre e comunque l’origine, il meccanico Ivano Gemin e vari altri collaboratori di questa straordinaria realtà del ciclismo giovanile italiano che è anche una scuola di vita.

giuseppe figini


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