Fanini accusa: contro il doping servono i Nas

| 07/08/2006 | 00:00
''Il personale della Phonak non sapeva? Dove erano? Ora Landis, ma in poco tempo almeno una decina di loro atleti ha avuto problemi di doping. Forse non sono responsabili anche i dirigenti e i tecnici che adesso si giustificano licenziando il vincitore del Tour?''. Cosi' Ivano Fanini, patron del team ''Amore e Vita'' e da anni impegnato nella lotta al doping, ha commentato l' esito delle controanalisi che hanno confermato una presenza eccessiva di testosterone nelle urine dello statunitense Floyd Landis. ''Si parla tanto di codice etico - sottolinea Fanini - ma e' una farsa quando poi si permette ad una squadra del ProTour come la Phonak di gareggiare dopo tanti casi di doping registrarti tra i suoi tesserati''. Secondo Fanini, Landis e' stato scoperto solo perche' ha abusato. ''I controlli confermano che vengono scoperti solo i grandi abusi - dice l' imprenditore lucchese - perche' tutti sanno che quasi tutto il gruppo usa sostanze proibite. Per risolvere il problema l' Uci deve smettere di buttare milioni di euro per controlli insignificanti e affidarsi al Nas e alle forze di polizia, squalificare a vita gli atleti colpevoli e chi li circonda. E se per arrivare a questo fosse necessario fermare il movimento occorre farlo, altrimenti non ci sara' piu' tempo, perche' siamo gia' arrivati alla fine e mancano ancora altri colpi di scena che uccideranno il ciclismo''. Per Fanini questo potrebbe essere il bene del movimento ''dopo dieci anni di scandali cominciati con la mia prima denuncia per il mancato blitz del Nas al Giro del '96 che ha fatto perdere 10 anni di tempo nella lotta al doping e che avrebbe permesso di prendere tutti con le mani sporche''.
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