GIUSTIZIA | 03/08/2014 | 14:22 Ed allora, per fortuna, abbiamo sbagliato tutti, noi per primi. Marco Pantani, nel giorno di San Valentino del 2004, era vivo, vivo, vivo, tre volte vivo, e non aveva affatto dentro quel cupio dissolvi romagnolo che la bella scrittura di tanti gli avrebbe comodamente attribuito. Marco era vivo, anche se aveva 34 anni ed al Residence 'Le Rose' di Rimini il ciclismo agonistico, quello pedalato per arrivare primi e non solo per ben figurare nel gossip o nelle figurine, poteva essere ormai solo un ricordo. Un ricordo rosa, un ricordo giallo. Il 1998. Primo al Giro, primo al Tour.
Marco Pantani, ragazzi, e come siamo stati superficiali a non credere all' intuizione cocciuta di una madre tenace, come può essere una madre che vuole ancora dare vita ad un figlio, era straordinariamente vivo. Non era sui pedali più, non era sull' Aprica e sul Mortirolo, a Les Deux Alpes e sull' Alpe d' Huez, non era sul Ventoux. Era a piedi, forse in attesa di futuro, forse di passato. Non era in fuga, ma come fate a non ricordare ?, quando sbucò dalla nebbia, a Guzet Neige, nel Tour 1995, e chissà dove si era perso Indurain, e noi eravamo in un bar di Sessa Aurunca e la nebbia in quel bar dileguò nel sole ed in una granita al limone Marco Pantani, ragazzi, quello del '98, colui che voi cercate non è qui, certo, ma è vivo ancora. Grazie a mamma Tonina, permette signora?, non ad un testimone sincero, non a qualcuno che sapeva che quel Residence - oggi distrutto e riedificato - aveva una doppia uscita, e quindi anche una doppia entrata.
Lui che voleva vivere, anche se per sbaglio, anche se contro una corrente avversa, anche se lontano da gregari come Siboni e Velo, Podenzana e Traversoni, è stato eliminato dunque non da una overdose impropria, ma da ben altri cattivi nemici. Cattivi nemici, che lo avrebbero annientato con dolore e con vergogna, nel sangue e nella bugia complice di troppi - tutti ? - sconosciuti.
Cattivi nemici, ma di quelli senza nome. No, non Ullrich, non Tonkov, non Armstrong, quell' Amerikano che tanto lo avrebbe odiato, battuto da lui una volta sul Ventoux, nel 2000, e che pure gli avrebbe reso memorabile omaggio nel ricordo. 'Io sono un falegname, Marco è stato un artista', maiuscolo il nostro caro Lance, con quella lealtà rara, e perciò ancor più preziosa, dei Grandi Bari.
Marco Pantani, e ci fa velo la commozione, rinasce di 2 agosto. Proprio nel giorno in cui aveva vinto, '98, tinto di giallo, il Tour. E torna al comando perentoria la sua storia, che continua a non essere per noi una fiction o un melodramma a puntate, di salite e cadute e risalite. Con stento sempre maggiore.
Il dramma al Giro del Piemonte '95, la caduta nella discesa del Chiunzi, al Giro del '97, con quel pellegrinaggio da samaritani dei suoi compagni della MercatoneUno che lo scortarono al traguardo: una processione misericordiosa. Le salite ardite e le risalite, con i trionfi al Giro ed al Tour nello stesso anno, ultimo a siglare un siffatto exploit.
E poi quel precipizio nella vicenda doping, o chiamiamola come volete, con la squalifica e la conseguente esclusione dal Giro '99, in maglia rosa, alla partenza da Madonna di Campiglio. Per il riscontro di un ematocrito fuori norma. Vizio di quei tempi, censurati per tutti. Ma fatali solo per Pantani, riconosciamolo. Che pure dopo aver scontato la sospensione di due settimane poteva tranquillamente riprendere il ciclismo e correre il Tour. Chi gli sia mancato al fianco, in quella estate lancinante di disillusione sportiva, non sappiamo. Forse un direttore sportivo, un team manager, forse una figura prossima a quella di un coach carismatico, un grande saggio, quello che Luciano Pezzi era stato per Felice Gimondi, ad esempio. Uno che lo rimettessi in bici, con una paternale ed un 'gimme five', e gli dicessi: 'vai al Tour, adesso'.
Come nel '69, dopo lo scandalo e l' esclusione di Savona al Giro, aveva fatto Eddy Merckx. Che il Tour lo avrebbe poi sorvolato. Di rabbia e cuore. Ma Luciano Pezzi, purtroppo, era scomparso prima del tempo. Sarà, o sarebbe stato, chissà. I condizionali non correggono i giorni. E qui non è giusto essere imparziali, con Pantani, lo siamo già stati in passato. Sin troppo. Qui è il tempo quasi non razionale - senza più salite senza più traguardi neanche più un abbuono - di rendere onore a quanto valore assoluto abbia avuto il peso o la fede di una madre, lì dove non sono riusciti gli uomini di legge o di giustizia. Che vittoria, Marco, puoi andarene ben fiero, di mamma. Ha lei, sul petto, il tuo titolo iridato mai indossato. E che vergogna altra, in giro.
Tu correrai ancora, perchè non hai dunque da scontare colpe mortali, lì dove sai. E con Ottavio Bottecchia, anche lui vincitore di Tour scomparso in un tragico mistero, ragionerete della vulnerabilità della vita, della gloria e del ciclismo. Molto al di sopra di noi. Il tuo San Valentino ultimo, fra un eccesso di polvere bianca come fosse borotalco, tu che sei nato sotto le stelle del Capricorno come Shakespeare, il tuo 'essere o non essere' certo da Eroe Negativo - mi sovviene 'La prima notte di quiete', l' atmosfera di un locale notturno della tua Rimini, 'L' altro mondo', ed una musica che porta via, 'Domani è un altro giorno' - non meritava mai un congedo postumo. Ed oggi questo è vero mille volte in più.
Quel congedo scritto da anonimi. Fuggiti senza neppure la scia, o il profumo, di una amata bicicletta. Quella, chissà dove, su questa terra, ti aspetterà sempre. Perchè, l' abbiamo detto, anche se non più campione, quando l' abbiamo salutato, Marco era vivo.
di Gian Paolo Porreca, da Il Mattino del 3 agosto 2014
Ottimo esercizio di scrittura, ma Porreca dove l'abbiamo incrociato nel ciclismo?
TONIFRIGO........
3 agosto 2014 20:50gass53
INSISTI CON LE BATTUTE FUORI LUOGO E DA RACCAPRICIARE LA PELLE!!! MA TORNA IN FRIGORIFERO CHE è IL POSTO GIUSTO DOVE STARE!!!!!!!!!
x tonifrigo
4 agosto 2014 07:55SERMONETAN
Il sig. G. P.Porreca era di casa nel ritiro della Mercatone,all' Hotel Fiordaliso,e qualche volta ci siamo trovati insieme.Oltre che ad essere un bravo MEDICO e' anche un grande apppassionato,di ciclismo,nonche' giornalista.del Mattino
4 agosto 2014 09:55angelofrancini
Per il riscontro di un ematocrito fuori norma. Vizio di quei tempi, censurati per tutti. Ma fatali solo per Pantani, riconosciamolo. Che pure dopo aver scontato la sospensione di due settimane poteva tranquillamente riprendere il ciclismo e correre il Tour. Chi gli sia mancato al fianco, in quella estate lancinante di disillusione sportiva, non sappiamo. Forse un direttore sportivo, un team manager, forse una figura prossima a quella di un coach carismatico, un grande saggio, quello che Luciano Pezzi era stato per Felice Gimondi, ad esempio. Uno che lo rimettessi in bici, con una paternale ed un 'gimme five', e gli dicessi: 'vai al Tour, adesso'.
Credo che in queste poche righe Porreca riassuma il punto in cui é cambiata la storia di Marco.
Ogni volta che penso a quel giorno di Campiglio penso ad un un proverbio: un bel tacere non fu mai scritto!
Pensiamo, a Marco quel giorno non fosse mai stato permesso di mormorare quella frase "quel sangue non é mio", cosa non sarebbe successo e come forse sarebbe stato diverso l'epilogo .........! Non lo sappiamo, perché purtroppo non vi é la controprova, però..!
I se poi contano poco, perché non cambiano nulla.
mah.....
4 agosto 2014 14:14noccio
Mi associo in pieno a gass53. Ma tonifrigo ti ha punto una tarantola?? Ma odiavi così tanto il pirata??? Francamente non capisco tutto questo astio nei suoi contronti….forse perché alla fin fine era un uomo come tutti noi (ahimè assai debole) e non un supereroe come volevi???
Ripeto, non capisco tutto sto disappunto…tra l’altro anche fosse stato un umile lavoratore, ritengo doveroso capire se una persona è stata brutalmente uccisa o si è suicidata…
E aggiungo, prima di criticare un giornalista (che tra l’altro scrive un gran pezzo) forse sarebbe meglio leggere qualche libro su questa vicenda. Io l’ho fatto e ci sono tanti dubbi, a partire da come gli fecero il prelievo. E non sono qui a dire che non si dopasse, non sono un medico, né un commissario dell’UCI. Dico solo che se lo han voluto fregare a campiglio e lo hanno ucciso è doveroso trovare la verità. Poi se lo vogliamo vedere come un dopato e non il campione che era, ben venga, ma allora vorrei anche tornare indietro e vedere che TUTTI (ai tempi e non 10/15 anni dopo come con Armstrong )pagassero la stessa punizione e la stessa umiliazione
Chi può odiare un morto con tanto accanimento?
7 agosto 2014 23:33AManzieri
Non avevo letto prima questa nefandezza su una persona morta che merita solo umano rispetto.
Chi può odiare un morto con tanto accanimento?
Io una ipotesi me la sono fatta nell'articolo:
CASO PANTANI. L'ultimo compleanno di Marco
Solidarietà totale al dottor Porreca per queste volgari accuse anzi meschine allusioni.
Non si può arrivare a questi livelli. Solo un poverino può scendere così in basso.
Tocca a te mettere la parola FINE, ToniFrigo o altro ciclista anni 90 con cui vuoi firmarti.
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