ITALIA. Saronni: Nibali gemma preziosa, ma che fatica per tutti
INCHIESTA | 03/08/2014 | 08:00 Nibali in trionfo al Tour, viva l'Italia. Ma il nostro ciclismo come sta? Iniziamo oggi un'inchiesta sullo stato di salute del nostro ciclismo. Primo incontro, quello con Beppe Saronni, dirigente del team Lampre Merida.
Ha ancora negli occhi la strepitosa vittoria di Vincenzo Nibali al Tour, ma nella sua mente vagano cattivi pensieri. «Non per Vincenzo, lui è stato bravissimo, ha fatto qualcosa di eccezionale, così come tutto il team: da Martinelli, che l’ha diretto, a tutto lo staff dell’Astana. No, il mio magone e i miei cattivi pensieri sono solo per il futuro del nostro movimento ciclistico. È un problema più ampio e più generale, che riguarda le squadre di vertice ma anche e soprattutto di base. Abbiamo Nibali, che vorrebbero avere tutti i più grandi team del mondo, abbiamo tanti ragazzi promettenti che ci daranno grandi soddisfazioni in futuro, ma abbiamo anche le riserve d’acqua che ormai sono quasi all’asciutto. Siamo prossimi alla siccità. Siamo davvero ridotti molto male».
Giuseppe Saronni è da ventiquattro anni team-manager, da questa stagione ha lasciato a direzione sportiva a Brent Copeland ed è andato a occuparsi solo dell’aspetto commerciale di una delle formazioni ciclistiche più prestigiose del mondo, dopo aver trascorso vent’anni in bicicletta, raccogliendo vittorie in tutto il globo. Ora guarda il podio dei Campi Elisi e sospira. «Vincenzo è lì su, in cima a tutti giustamente, ma il nostro movimento è in sofferenza da anni e si fa poco per poter invertire la rotta. Come spesso capita allo sport italiano, raccogliamo risultati perché ci sono appassionati, famiglie, tecnici e ragazzi talentuosi come Vincenzo che si mettono in discussione, ma il sistema non ha meriti, perché poco sta facendo. E quando dico poco, è davvero molto poco».
Il prossimo anno, salvo clamorosi cambi di direzione, la Cannondale, formazione americana di matrice italiana, diretta di Roberto Amadio, e che annovera nelle proprie fila Peter Sagan, Ivan Basso e Moreno Moser, chiuderà i battenti. Alcuni corridori andranno all’americana Garmin, alla quale la Cannondale darà le proprie biciclette, e molti dello staff italiano resteranno disoccupati. L’Italia del pedale potrà vantare nel World Tour, la Champions League del ciclismo, solo una squadra: la Lampre-Merida, quella appunto di Beppe Saronni, che annovera tra gli altri il campione del mondo Rui Costa, Modolo, Pozzato e alcune giovani promesse italiane di sicuro avvenire come Mattia Cattaneo, Valerio Conti e Niccolò Bonifazio. «È esattamente così, la situazione è molto delicata, sia se si guarda in cima alla piramide che alla base – spiega Saronni -. Noi e non solo noi dobbiamo competere con corazzate come Astana, la formazione di Vincenzo, Sky, Katusha, Bmc, Tinkoff Saxo o Omega Pharma che hanno budget che sono più del doppio dei nostri. Anche il ciclismo ha lo stesso problema che hanno squadre di calcio come Juventus o Milan: fare rose competitive con budget molto limitati rispetto alle maggiori potenze europee e mondiali. Certo che anche a noi piacevano Nibali o Contador, Froome o Cancellara ma non possiamo permetterceli. Quindi cerchiamo di puntare su giovani di talento e prendiamo corridori come Rui Costa che sono molto bravi ma quasi al di là delle nostre possibilità: siamo davvero al limite. I Nibali, i Contador, i Froome non possiamo nemmeno avvicinarli. Noi come Lampre (azienda di Usmate, della famiglia Galbusera, da oltre vent’anni sponsor del ciclismo) abbiamo avuto la fortuna di aver trovato in questi anni importanti sponsor asiatici, come Merida, Champion System, Kabuto, Mitsubishi. Nel mondo il ciclismo ha un grande “appeal”, basta vedere quello che riesce a fare il Tour de France, da noi fa fatica persino il Giro d’Italia che in ogni caso è una delle manifestazioni più importanti del mondo: la più importante dopo il Tour».
Il discorso è certamente più ampio e più complesso, il Governo, che sicuramente in questo momento ha altre priorità, dovrebbe dare una maggior mano allo sport, non solo al ciclismo. Sarebbero necessarie maggiori agevolazioni fiscali per quelle aziende che decidono di investire in sponsorizzazioni, in particolare per lo sport di base. Sarebbe da rivedere – come ha auspicato anche recentemente la Lega del ciclismo – la legge ’91, che regola lo sport professionistico… «Questo lo dici tu, e penso che siano cose più che ragionevoli, che da tempo invoca lo sport nella sua totalità».
Insomma, abbiamo a disposizione la carta Nibali e dobbiamo cercare di giocarcela al meglio… «È una grande opportunità, ma va sostenuta con adeguate iniziative di politica sportiva ed economiche. Spero che Nibali non sia per noi solo una dolce illusione. È italiano, ma la verità è che rende grande la sua famiglia, chi in questi anni ha creduto in lui e il Kazakistan. Non vorrei apparire eccessivamente pessimista, ma questo è lo stato delle cose. In ogni caso io sono pronto a ricredermi, se solo cambiasse qualcosa».
Cmq per vs info il ciclismo alla base, quello dei volontari in alcune regioni è già deserto. Sparite corse e squadre (vedasi il Piemonte, es. la ben gloriosa BRUNERO che finchè aveva BONGIOANNI e poi VEZZA era una corazzata). Oltre agli sponsor però mancano anche i giovani. Perchè non promuovere il ciclismo nelle scuole, come fa con budget limitato per ovvii motivi, un tal Mario Minervino? Non so, se ne parla, si continua a parlarne ma di fatto la caria CRISI si sta mangiando il dente CICLISMO.
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