MONDIALI. Italia a "zero" ma non è tutto da rifare
PISTA | 03/03/2014 | 09:55 Le luci del velodromo si sono spente. I Mondiali in Sudamerica sono affidati ai ricordi di ogni partecipante. Non saranno belli quelli di De Buyst e De Ketele, che non hanno messo in valigia la maglia iridata, dopo averla matematicamente conquistata, per un blitz negli ultimi giri degli spagnoli Muntaner - Torres. Che con i cechi Blaha - Hacecky, gli svizzeri e gli austriaci sono rientrati nel gruppo guadagnando il giro, cosa non completata dalla coppia Belga che quindi ha perso per qualche metro. Almeno questa è stata la decisione definitiva della giuria dopo qualche esitazione e un finale troppo indeciso, nel quale si è fatta sorprendere dal ritmo indiavolato dove si mescolavano attaccanti e staccati, Questione di metri poi chiariti e decisi quindi per il titolo madison, mentre molto chiari erano stati i centimetri del francese Pervis che denominato più volte dallo speaker "l'uomo più veloce del mondo su una bicicletta" di maglie in valigia ne ha messe tre, aggiungendo anche quella della velocità.
Tre maglie iridate anche per Kristina Vogel, che ieri ha vinto il keirin donne mettendo la sua ruota davanti a quelle di Meares e James. Due a testa i titoli delle gare olimpiche, che verranno assegnati in questo continente, a Rio De Janeiro nel 2016.
Fra gioie, delusioni, emozioni ed errori finisce il mondiale di Cali, ben organizzato e con un pubblico formato dai "Caleni", gente accogliente, cortese e simpatica che ha applaudito il mondo dei ragazzi del ciclismo su pista con la gioia vera di averli ospitati.
Tornano a casa senza medaglie, i ragazzi italiani, che hanno combattuto in pista con tutte le loro energie e meritano uno sportivo applauso. Qualche riflessione e ripartiranno per una nuova stagione, ma sono convinto che con esperienza e determinazione sapranno essere più fortunati nella prossima edizione. I giochi dello sport vanno rispettati, nella loro filosofia e nelle loro discipline. Facile criticare chi si impegna se non ottiene il risultato sperato dal gruppo, tutti pronti invece ad esaltarne il lavoro alla prima vittoria di un singolo. Dobbiamo (lo dico da italiano, anche se come dirigente lavoro per i cechi della Dukla Praga), recuperare la cultura della pista, intesa come rispetto per chi si impegna e conoscenza delle migliaia di ragazzi di decine e decine di nazioni che si buttano nella mischia con gioia, preparazione, competitività. Ed affrontarli senza lo stress del risultato "a tutti i costi", altrimenti il futuro sarà sempre più difficile.
La pista ti da soddisfazione se la ami, non se la usi "una tantum". Non si scrive da esperti una volta all'anno non conoscendo nemmeno le regole e i protagonisti. Non si prepara la pista un periodo dell'anno solo se si è liberi da altri impegni. Non si criticano continuamente i tecnici, che della pista conoscono ogni atleta e ogni centimetro, non riconoscendogli nemmeno belle vittorie come titoli continentali e prove di coppa del mondo. Non si ignorano le gare internazionali nella propria nazione, dove invece corrono tutte le nazioni e i campioni del mondo facendone la più grande gara internazionale, pur in vecchio e piccolo velodromo, con un antipatico organizzatore.
Bene, detto questo a mio modesto avviso, se sapremo valorizzare i nostri considerati ultimi, sapremo essere qualche volta primi. E' la legge dello sport ... e della vita. Viva l'Italia, ripartite sereni, sono convinto che le lezioni servono sempre. Ci vediamo in pista, grazie a tuttobiciwebe a tutti gli amici lettori delle mie semplici opinioni: è stato un bellissimo onore raccontarvi i mondiali della e dalla Colombia.
Inanzitutto una premessa, seduti sul divano siamo tutti bravi e competenti e soprattutto non essendo un addetto ai lavori non conosco i “dietro le quinte “ di una manifestazione di questo tipo, però per una volta non sono d’accordo con Claudio Santi, quando dice di avere fiducia perché abbiamo un gruppo di giovani interessanti, personalmente vedo solo un tunnel buio senza fine, mi piacerebbe conoscere i motivi della sostituzione di Bertazzo con Coledan dopo un campionato europeo vinto battendo molte di quelle copie grandi protagoniste ieri sera, Coledan buon inseguitore ma ieri assolutamente inadeguato, ha rischiato 2 volte la caduta con una condotta che evidenziava chiaramente l’inesperienza e poi quello sciagurato cambio al penultimo sprint che molto probabilmente ci è costato la medaglia. Sicuramente Bertazzo non era in condizione , malignando però, mi vien da pensare che politicamente Coledan e la sua squadra hanno una valenza diversa di quella di Bertazzo. Nel complesso abbiamo solo la Bronzini, ma non è eterna e Viviani deve decidere cosa vuol fare da grande, così mi sembra incanalato nello stesso percorso di Franzoi nel ciclocross, personalmente penso che Elia farebbe bene a trovare un team che lo sostenga pienamente nell’attività su pista con una bella finestra sulla strada (si può andare anche all’estero, penso che Elia abbia un buon mercato).Si è parlato molto del quartetto, al di la del 11° posto su 13 che può voler dire tutto e niente, sono i tempi a parlare, quando mai si riuscirà a limare quel divario ? secondo me nemmeno mago Zurlì ci riesce, i nostri giovani che devono fare esperienza, se arrivi ad esempio 17° nell’omnium uomini e non so quanto in quello femminile, vuol dire che non hai davanti solo qualche “vecchio marpione” che sta sparando le ultime cartucce, hai avanti ragazzi/e che chissà per quanti anni troverai sulla tua strada. Ripeto sono solo un grande appassionato di ciclismo su pista che se ne sta seduto sul divano a guardare le competizioni, però……………
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