APPROFONDIMENTI | 14/02/2014 | 09:25 «Marco poteva essere scomodo perchè nel suo modo di fare era una persona vera, non era capace di nascondere le cose. Quanti corridori sono stati squalificati in quel periodo? Ma questi hanno fatto spallucce e sono andati avanti. Probabilmente in Marco c'era qualcosa che dava fastidio, e questo continuo puntare sulla vicenda di Campiglio ha rovinato tutti noi oltre che lo sport". Con queste parole Enrico Zaina, compagno di squadra di Marco Pantani alla Mercatone Uno, ricorda ai microfoni della trasmissione di Elleradio "Ultimo Chilometro" il Pirata a 10 anni dalla scomparsa. "Anche Marco avrebbe potuto fare spallucce e ripartire, ma credo che dietro a questa vicenda ci sia stato qualcosa di strano. Ogni volta parlare di queste cose fa male, ma io ribadisco che lui era diventato scomodo perchè dietro questo suo modo di fare aveva fatto vedere che del marcio in quel sistema c'era".
"Purtroppo nella storia di Marco abbiamo perso un po' tutti - prosegue Zaina - noi compagni, che forse non abbiamo trovato la chiave per aiutarlo al meglio; le istituzioni, che hanno fatto un accanimento incredibile su un personaggio talmente importante che forse era diventato anche scomodo, per certi versi; e poi anche tutto il mondo dello sport e lo stesso giornalismo che lo aveva esaltato, portato alle stelle, poi tutto ad un tratto non si è mai domandato il perchè di questa caduta di Marco Pantani. Al di là di questo resta comunque una pagina molto brutta della storia dello sport, sia per le disavventure di Marco ma anche per il trattamento che ha subìto. Dall'oggi al domani una persona non diventa brava o cattiva; Marco era una persona come tutti, con le sue debolezze e incertezze, e quando sento dire che Pantani non aveva carattere mi arrabbio, perchè sfido chiunque a passare solo una settimana di quello che poteva passare Marco Pantani in quel periodo: martellato da sette procure, giornalisti dalla mattina alla sera davanti casa che aspettavano solo un passo falso. Certo, era un personaggio pubblico, ma a un certo momento subentra anche la debolezza della persona".
Zaina era arrivato alla Mercatone Uno nel 1999 in quanto la squadra stava cercando "una pedina importante per le corse a tappe, in particolare negli arrivi in salita. L'esperienza alla Mercatone Uno è stata incredibile, anche se sono arrivato in un'età matura stare vicino a un personaggio come Pantani mi riempiva di orgoglio e mi dava grandi soddisfazioni".
La carriera di Enrico Zaina è terminata dopo il Tour del 2000, in quanto "ero considerato quasi come una feccia della società. Alla fine ti consideravano un drogato, uno che rubava qualcosa a qualcuno, tutto questo nonostante i sacrifici che si facevano per correre. Pur con un contratto già firmato con una squadra che non era la Mercatone Uno ho deciso di terminare qui la mia carriera, anche se questo mi ha lasciato con l'amaro in bocca perchè alla fine ho dato tanto al ciclismo e il ciclismo mi ha dato molto. Sapevo come funzionavano certi meccanismi, non li accettai più e quindi decisi di smettere".
Riguardo la rivalità con Armstrong, Zaina ha affermato: "Stiamo parlando di due personaggi completamente diversi, uno con l'estro del campione e l'altro che faceva la forza con i suoi piani. Pantani e Armstrong erano rivali, ma si rispettavano molto pur avendo detto cose che andavano contro questa logica. Io sono e resto amico di Marco anche se non c'è più, ma lo sono anche di Lance, anche dopo tutto quello che è successo intorno a lui, perchè ho trovato qualcosa di buono anche in lui. Quel giorno in cui perse la vita Fabio Casartelli io e Armstrong eravamo in un ospedale francese e ci siamo detti delle cose profonde che resteranno sempre tra me e lui. Io guardo prima la persona, e lui mi aveva fatto capire di essere un uomo con dei sentimenti profondi. Purtroppo poi anche la società ti porta a fare degli errori: nella sua vicenda anche il Tour de France ha qualche colpa, perchè gli ha lasciato troppo spazio, ed è stato coperto per tanti anni, gli è stato permesso di fare certe cose. Purtroppo fa parte del business che circonda lo sport. Anche la confessione di Di Luca: secondo me una confessione come la sua ci può anche stare, però ha sbagliato tempi e modi, non doveva andare alle Iene, ma sarebbe dovuto andare davanti alle istituzioni competenti. Mi è sembrato che abbia spettacolarizzato su una cosa sulla quale non c'è da spettacolarizzare".
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