INIZIATIVE | 08/12/2013 | 09:37 E’ stata una cerimonia sobria, veloce ma densa di significato e partecipata quella dell’intitolazione a FIORENZO MAGNI “Il Leone delle Fiandre” del Palazzetto dello Sport di Monticello Brianza, proprio come piaceva al grande Fiorenzo che non si perdeva in convenevoli ma andava diritto al sodo, alla sostanza delle cose. Nel pomeriggio di sabato 7 dicembre, anniversario di nascita di Magni, la Municipalità di Monticello Brianza, ha ufficializzato l’intitolazione dell’ampia struttura sita in località Torrevilla, in via Diaz, presso il complesso delle scuole medie, in un piacevole contesto ambientale e panoramico.
Alla presenza della famiglia Magni e di molti amici il sindaco, Luca Rigamonti e l’assessore allo sport, Massimo Mottadelli, amico personale di Fiorenzo Magni, per la municipalità di Monticello Brianza, hanno ricordato le motivazioni e il profondo legame di Magni con Monticello con i passi compiuti, a tempo di record, per ottenere l’autorizzazione all’intitolazione. Anche questo segno evidente di quanto l’intera comunità di Monticello Brianza sentisse, e senta, sempre “suo” Fiorenzo. Dopo il consigliere delegato allo Sport della Provincia di Lecco Franca Colombo, è stato Renato Di Rocco, presidente F.C.I., a ricordare con caldi e commossi accenti la straordinaria figura del Leone delle Fiandre con il quale aveva lavorato a lungo, in stretto contatto, quando Magni era il presidente e lui il segretario della Lega Ciclismo Professionistico e segretario generale della F.C.I. Un rapporto personale che è sempre stato mantenuto vivo, amichevole, continuo nel tempo, aldilà dei ruoli. Ha ricordato anche la volontà ferrea di Magni nel perseguire e realizzare la straordinaria struttura del Museo del Ghisallo non badando a sacrifici d’ogni genere, anche personali. E’ nei voti di tutti che nel nome di Magni il Museo del Ghisallo ritrovi, come merita, nuova linfa.
Per la famiglia Magni ha parlato brevemente Davide, uno dei cinque - adorati - nipoti di nonno Fiorenzo e nonna Liliana. La famiglia, tutta, con le figlie Tiziana e Beatrice, i generi, è stata il caposaldo, la stella polare per il Leone delle Fiandre. Erano presenti tutte le molteplici e attive realtà sportive di Monticello Brianza con varie associazioni volontarie che operano fattivamente all’interno della comunità. Numerosi e disciplinati i ragazzi che sono i primi utilizzatori della struttura e che hanno realizzato una piacevole coreografia nel vasto campo al piano terra del palazzetto sotto la gigantografia di Magni e il logo del comune e della Polisportiva Monticellese che da anni gestisce con solerzia e passione l’impianto.
La conclusione della parte ufficiale è avvenuta con la benedizione della targa all’ingresso da parte del prevosto, don Gabriele Carena. Fra i presenti c’era Marino Vigna, da sempre legatissimo a Fiorenzo e alla famiglia, così come Armando Sardi, velocista azzurro dell’atletica anni ‘60, figlio del “maresciallo” Luigi Sardi, figura storica del ciclismo monzese, presidente del glorioso Pedale Monzese, dirigente federale e collaboratore delle organizzazioni della Gazzetta, impegnato professionalmente nelle biciclette e sempre vicino a Magni. Fra diversi altri amici erano presenti il fotografo Fabrizio Delmati, Franco Binda, molti appassionati e dirigenti di ciclismo della zona e giornalisti. Molteplici i messaggi di coloro i quali non sono riusciti a partecipare.
Percorrendo la strada del ritorno, superata la famosa fontana, superata la casa di Magni, superato l’incrocio delle “cinque frecce” dove nel passato la domenica avveniva il passaggio anche di sette corse di varie categorie (altri tempi…), scendendo verso la Vallassina, abbiamo ricordato il percorso che quotidianamente, fino a pochi anni fa, Fiorenzo compiva, il mattino presto, prestissimo, e quindi di solito al buio, con il suo rigore di vita quasi calvinista. Qui era la prima tappa del suo “tour” lavorativo quotidiano, le prime telefonate di lavoro o di sport, non faceva differenza, presso la concessionaria auto di Seregno prima di recarsi a Monza, altra tappa obbligata, in una continua corsa contro il cronometro per tenere testa alle sue molteplici attività. Arrivava sempre in tempo, nel pieno rispetto degli orari degli appuntamenti che scandivano la sua giornata. Puntualità che pretendeva da tutti. In quella Monza dove ora riposa nella cappella di famiglia, dopo tanto correre e dove, dall’inizio della settimana, riposa anche un altro “grande” suo amico. E’ Mario Fossati, monzese di nascita, e quasi coetaneo, giornalista e uomo d’assoluto valore professionale e morale. Valori che, entrambi, hanno coniugato e testimoniato sempre nei rispettivi ambiti.
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