Tutti per uno, tutti per Pantani

STORIA | 04/12/2013 | 08:54
Tutti per uno. Anche se quell’Uno purtroppo non c’è più. Nel nome di Marco Pantani, che fu il loro leader negli anni tra secondo e terzo millennio, gli uomini della Mercatone Uno si sono ritrovati a Dozza Imolese. Non tutti, ma più di sessanta fra coloro che hanno lavorato col Pirata di Cesenatico: i fedelissimi degli anni d’oro, i gregari dell’ultimo periodo, tecnici, meccanici e massaggiatori delle varie ere, chi ha diretto il team. Chi non è riuscito ad arrivare, aveva un motivo valido: non buono, visto ciò che si è perso.

A ricompattare l’unica squadra del ciclismo moderno che ha corso sempre per un solo capitano è stato Fabiano Fontanelli, uno di quelli che con Pantani non solo ha conquistato Giro e Tour, ma si allenava spesso. «Era da un po’ che mi frullava in testa questa idea: quando ho capito che parlandone e basta non si sarebbe fatto nulla, mi sono mosso».

Dal dire al fare c’è stato di mezzo un biglietto ad invito, con i nomi di tutti i tesserati del periodo fra il 1997 e il 2003. Nessuno escluso: al bando simpatie e antipatie, chi ha avuto cittadinanza nel team allestito dal grande patriarca Luciano Pezzi e da patron Romano Cenni quando ancora Pantani aveva le stampelle per l’incidente alla Milano-Torino, è stato convocato a Dozza.

Bell’idea, bella giornata, iniziata con gli aperitivi alla pasticceria Berti, lungo la via Emilia, conclusa all’enoteca Regionale di Dozza, due luoghi cult per chi si è colorato di giallo in quegli anni. Belle facce, anche se un po’ segnate dal tempo e da un¹attività sportiva che per molti si è decisamente ridotta. «È stato bello rivedere tanti compagni», commenta Fontanelli, uno dei più in forma essendo tra quelli che ancora pedalano con grinta.

All’appello hanno risposto i vari Conti, Siboni, Borgheresi, Artunghi, Della Santa, Podenzana, Pelliccioli, Settembrini, Coppolillo, Barbero, Della Vedova, Mazzanti, i tecnici Amadori, Martinelli, Giannelli, Maini, i meccanici Falconi e Mora, i massaggiatori Moro e Gradi, il manager Cornacchia e Fausto Pezzi, che nella squadra un ruolo definito non l’aveva, perché è stato di tutto: soprattutto, memoria storica di un gruppo difficilmente ripetibile.

da Il Resto del Carlino
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