PROFESSIONISTI | 06/09/2013 | 15:58 Anche attorno alla corsa, queste della Vuelta sono giornate frenetiche. Il tempo stringe e bisogna organizzare le squadre per il 2014. Pochi soldi e idee ancora meno. La situazione paradossale è che il clima di incertezza non riguarda solo i corridori più scarsi, ma anche quelli molto forti (Basso e Sagan, per esempio, scalpitano) e un fuoriclasse: Alberto Contador.
E ieri per il futuro dello spagnolo, se non decisiva, è stata una giornata molto importante. A Pinto, dove vive, si è incontrato con Bjarne Riis, team manager della Saxo-Tinkoff. Riis, come segnalato settimane fa, è in difficoltà a pagare lo stipendio al suo campione dopo la rottura con il ricco russo Oleg Tinkov. In più, al di là delle parole di facciata, non è contento del rendimento di Alberto. Se Contador andasse via, non solo Riis risparmierebbe 4,5 milioni di euro per le prossime due stagioni, ma probabilmente riuscirebbe a ricucire i rapporti con Tinkov. Viceversa, dopo essere stato gratuitamente insultato via twitter, Contador del russo non ne vuole sapere. Rottura insanabile.
Contador, però, fino a pochi giorni fa era in una prigione dorata, perché non c’è nessun team che gli può pagare quell’ingaggio: e in più ha il vincolo con le bici Specialized. Impensabile un ritorno in Astana e zero possibilità l’approdo in Omega Pharma. Però ora, rilevando la Euskaltel, è sceso in campo Fernando Alonso, che già dall’estate 2009 sognava di fare una squadra col madrileno. Il team spagnolo diventa quindi una fantastica opportunità per tutti: Contador, Riis, Tinkoff, Alonso… L’ex ciclista spagnolo Kiko Garcia, incaricato dal pilota Ferrari come team manager, al quotidiano spagnolo Marca dice una frase molto sibillina: «Se non mi sbaglio, Contador ha un contratto con la Saxo e noi non entriamo nel ciclismo facendo saltare il mercato. Alberto dovrebbe liberarsi». Appunto. E se anche Basso, rinato alla Vuelta e con l’avallo di Fabrizio Borra, osteopata suo e di Fernando, facesse gola in Spagna come «supergregario» di Alberto nella caccia al Tour?
da «La Gazzetta dello Sport» del 6 settembre 2013 a firma Claudio Ghisalberti
... chiunque si intenda minimamente di ciclismo sa che lo stesso non è matematica, che non sempre il più forte vince, perchè la preparazione non sempre è la stessa, il corpo umano non sempre risponde allo stesso modo ecc. ec.., cosa che mi pare il Sig. Tinkoff non abbia minimamente capito, accusando il "pistolero" di scarsa professionalità: è pur sempre arrivato quinto. Mi pare che questi russi avranno anche una baracca di soldi (mi piacerebbe indagare su come li hanno fatti ...), ma che al merito, abbiano poche idee ma molto confuse.
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