Comunicato della ASL 10. Ricerca epidemiologica sui capelli

FCI | 20/06/2013 | 14:40
In relazione all’articolo apparso sul blog cyclingpro.it il 17 giugno scorso dal titolo «Antidoping mancati, capelli venduti: due storie sconcertanti», l’Azienda sanitaria di Firenze, direttamente chiamata in causa, precisa con una nota ufficiale quanto segue:

Proprio Laboratorio di tossicologia clinica e antidoping ha presentato nell’ottobre del 2012 un progetto dal titolo “Prevalenza dell’uso di anabolizzanti e stimolanti valutata mediante l’analisi del capello nella popolazione sportiva giovanile ed amatoriale”, che è stato approvato e finanziato dalla Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive (Cvd).
 La tutela della salute della popolazione sportiva giovanile ed amatoriale e la promozione di corretti stili di vita è un obiettivo prioritario in tema di prevenzione collettiva. In tale ambito lo sviluppo di strumenti di conoscenza sulle devianze sociali ed in particolare sulla diffusione di sostanze d’abuso, permette di migliorare l’appropriatezza delle azioni programmate in prevenzione, soprattutto nella popolazione sportiva in considerazione del costante invito a fare attività fisica rivolto a tutta la popolazione.


Il progetto, basato su evidenze scientifiche internazionali, prevede l’utilizzo dei capelli (matrice cheratinica) per rilevare l’uso di sostanze vietate da parte degli atleti, in particolare anabolizzanti e stimolanti, in spazi di tempo molto più ampi (3-4 mesi) rispetto a quelli verificabili con i controlli antidoping convenzionali eseguiti sulle urine. I risultati analitici saranno messi a confronto con le risposte ad un questionario, elaborato dall’Agenzia regionale di sanità della Toscana, che esplora, oltre all’assunzione di sostanze vietate, anche gli stili di vita degli atleti arruolati nello studio.
Lo studio, assolutamente anonimo e volontario, ha avuto l’approvazione del Comitato etico dell’Azienda e si rivolge ad atleti maggiorenni che firmano un consenso informato, dove vengono spiegate le motivazioni e le modalità del progetto.
La scelta della Federazione ciclistica italiana è motivata dal fatto che si è resa disponibile essendo l’unica che esegua controlli sistematici sui campioni biologici dei propri atleti, in integrazione all’attività antidoping eseguita da parte degli enti compenti. I commissari della Fci, a norma del regolamento sottoscritto dai tesserati, convocano gli atleti prima delle gare, per prelevare campioni ematici i cui risultati entrano a far parte del cosiddetto “profilo biologico”, che è uno strumento utile per rilevare le anomalie che possono far pensare all’utilizzo di metodi o sostanze proibite per doping.

La convenzione stipulata con la Fci permette alla Asl di ottenere campioni altrimenti irreperibili per motivi di studio, ricerca e prevenzione, senza alcun intento discriminatorio, repressivo o denigratorio.
Il finanziamento del progetto è stato deciso dal Ministero della salute sulla base dei costi sostenuti per le ricerche, senza alcuna finalità di lucro.
Il progetto ha quindi un’impostazione di carattere epidemiologico ed i risultati dello studio sono funzionali anche a fornire elementi conoscitivi al progetto “Sistema nazionale di allerta doping (Snad)”, realizzato dell’Istituto superiore di sanità, anche in questo caso approvato e finanziato dalla Cvd. Inoltre, è coerente con i recenti indirizzi dettati dalla Wada in merito all’efficacia delle azioni in materia di prevenzione e contrasto al doping.

(comunicato stampa della USL 10 Firenze)
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COMMENTI
Tipico esempio di campione rappresentativo
20 giugno 2013 19:45 cyrano

Volendo fare una statistica sul doping, si chiedono i campioni da analizzare alla FCI
"essendo l’unica che esegua controlli sistematici sui campioni biologici dei propri atleti"

Come dire che se volessimo fare una statistica sul grado di preparazione degli studenti italiani facessimo dei test solo a quelli che hanno almeno la media del 9.

Un saluto a tutti coloro che attendono mesi per una ecografia, mentre il Ministero della Salute spende soldi per simili boiate.



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