HONG KONG. La star Choi Ki Ho corteggiata dai team World Tour

| 18/12/2012 | 10:20
Il plurititolato campione asiatico Wang Kam Po dovrebbe da qui a poco chiudere la sua carriera, ma Hong Kong non rimarrà senza un fuoriclasse della bicicletta visto la sorprendente crescita di Choi Ki Ho. Il 21enne è infatti già diventato la stella dell'Asia Tour, aggiungendo alla sua  già notevole collezione di performance da inizio novembre la prima tappa del Tour del Vietnam da Ho Chi Minh City a Can Tho, dopo esser stato 3° nella generale del Tour of Taihu Lakes in Cina, vincitore assoluto e di una tappa del Giro di Fuzhou, sempre in Cina, vincitore assoluto oltre che di una tappa di montagna del Tour de Ijen in Indonesia, la settimana scorsa.
Vincitore del Tour di Corea 2011, Choi era per lo più conosciuto come un pistard, ma la delusione del suo sedicesimo posto alle Olimpiadi di Londra nella prova Omnium ha posto fine alla prima parte della sua carriera. "Mi sono dedicato alla pista esclusivamente per un anno e mezzo", ha detto Choi a Can Tho, dopo la sua vittoria in volata sul compagno di fuga, l'uzbeko Vladimir Tuychev. "Non mi aspettavo di avere successo così in fretta su strada, ma sono ovviamente contento di come stanno andando le cose per me in bicicletta ora. Pensavo ci sarebbero voluto almeno metà anno dopo le Olimpiadi di Londra per ottenere risultati".
In un mese e mezzo, Choi ha dimostrato di essere un corridore davvero versatile. In presenza di squadre Continental Professional provenienti dall'Europa e dagli Stati Uniti al Tour of Taihu Lakes, ha dimostrato di saper correre anche a un livello superiore. Così si è assicurato un posto sul podio finale insieme al veterano ceco, ex Lampre, Milan Kadlec. Al Tour de Ijen, nei 21 km della salita con pendenze fino al 20% al cratere ha avuto la meglio sullo scalatore della Lotto-Belisol Oscar Pujol. Nella prima tappa del Tour del Vietnam, assolutamente piatta, ha fatto la differenza rispetto ai suoi compagni di fuga, ad eccezione di Tuychev, poco prima del magnifico ponte sul fiume Mekong.
"Sono uno scalatore", si definisce Choi. "Ho imparato a sprintare in pista, ma ora so che la salita è il mio terreno preferito in assoluto. Vincere una gara al termine di un'estenuante scalata è la migliore sensazione che abbia mai provato in bicicletta".
Il portacolori del team di Hong Kong è pronto a difendere la sua attuale leadership al Tour del Vietnam. Anche se vincesse la sua terza corsa a tappe di fila, non gli sarebbe sufficiente per impadronirsi del primo posto nell'Asia Tour 2013, iniziato nel mese di ottobre con Alexandr Serebryakov (Team Type 1) a far man bassa di punti nel Giro di Hainan, corsa HC. Nonostante ciò la vera star del ciclismo asiatico in questo momento è Choi. "Dopo il Vietnam, andrò per un mese e mezzo di altitudine a Kuonming, in Cina, per preparare al meglio il campionato asiatico, che si terrà a marzo in India", racconta l'ex tirocinante del centro del ciclismo mondiale dell'UCI. "Dopodiche sarei entusiasta di entrare a far parte di un grande team in Europa, ma prima devo parlare con il mio allenatore riguardo al mio futuro. Ho sentito dire che alcune squadre World Tour hanno notato i miei risultati".



Hong Kong star soon to be courted by Pro Teams
Choi Ki Ho wins everything on the Asia Tour


Multiple Asian champion Wang Kam Po might have recently retired but Hong Kong will not be left without a cycling star as Choi Ki Ho is coming of age sooner than he expected himself. The 21 year old is the current super star of the Asia Tour as he just added stage 1 the Tour of Vietnam from Ho Chi Minh City to Can Tho to his already remarkable collection of performances since the beginning of November: 3rd overall at the Tour of Taihu Lakes in China, overall winner (plus one stage) of the Tour of Fuzhou, also in China, overall winner (plus a mountain stage) of the Tour de Ijen in Indonesia last week.
An overall winner of the 2011 Tour of Korea, Choi was mostly known as a track rider, but the disappointment of his sixteenth place at the London Olympics in the omnium competition put an end to the first part of his career. “I’ve dedicated myself to track cycling exclusively for one and half year”, Choi told in Can Tho after outsprinting his breakaway companion Vladimir Tuychev from Uzbekistan. “I didn’t expect to become successful so fast on the road but I’m obviously happy with how things go for me in cycling now. I thought it would take at least half a year after the London Olympics to deliver results.”
In a period of one and half month, Choi proved to be a versatile rider. In the presence of Pro Continental teams from Europe and the US at the Tour of Taihu Lake, he showed his ability to ride smartly in the echelons. That’s how he secured a spot on the final podium alongside Czech veteran and former Lampre rider Milan Kadlec. At the Tour de Ijen, he outclassed former Lotto-Belisol climber Oscar Pujol in the 21km long ascent to the crater with gradients up to 20%. Stage 1 of the Tour of Vietnam was absolutely flat but he made the difference over the other breakaway riders, Tuychev excepted, just before the magnificent bridge over the Mekong river.
“I’m a climber”, Choi defined himself. “I’ve learned sprinting from track cycling but now I know that I like climbing more than anything else. To win a race at the top of a grueling climb is the best feeling I’ve ever had in cycling.”
The member of the Hong Kong team is ready to defend his lead at the Tour of Vietnam. Shall he win his third stage race in a row, it still won’t be enough for him to take the lead of the 2013 Asia Tour that started in October with Team Type 1’s Alexandr Serebryakov sweeping a lot of points in the HC ranked Tour of Hainan, but the true star of Asian cycling is now Choi. “After Vietnam, I’ll go for an altitude camp in Kuonming, China, for one and half month to prepare for the Asian championship in India in March”, said the former trainee of the UCI world cycling center. “Then I’d be keen to join a big team in Europe but I have to talk to my coach about my future first. I’ve heard that a few Pro Teams have noticed my results.”

a firma di Jean-François Quénet
traduzione a cura di Giulia De Maio


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