Ci sono frasi che diventano un boomerang anche se non sei australiano. «Chiamatemi come vi pare», è il modo in cui Ramunas Navardauskas, primo scioglilingua lituano colorato di rosa, ha subito messo le mani avanti il giorno in cui è uscito dalla sua ombra per diventare primattore. Oltre che sveglio, il ragazzo è allenato: anni e anni di storpiature da parte dei suoi stessi amici l’hanno convinto che è inutile spiegare come si pronuncia esattamente il rocambolesco nome fuori dai confini nazionali. Una libertà che ogni Paese ha ovviamente interpretato a modo suo: in Francia, dove è cresciuto, l’hanno subito accorciato in Navà, in Spagna, dove vive, lo chiamano El Navas, perché Navarro sarebbe un sacrilegio. In Italia ancora non c’è stato il tempo di trovare un soprannome: troppo banale e comune Nava, troppo sardo Ramu. Si era pensato anche a Nas: trattandosi di un ciclista, non proprio l’ideale. Non è un problema di Navardauskas: il problema è del ciclismo, che mai ha avuto a che fare con un lituano così importante. Nel basket, il simpatico Ramunas sarebbe stato uno dei tanti: sotto canestro hanno sfilato negli anni i vari Kurtinaitis e Karnishovas, anche se per diventare famoso il migliore di loro si è dovuto chiamare Sabonis. E adesso a farla da padrone ci sono i Macijauskas, gli Zukauskas e i Siskaukas. Per non parlare del più famoso e vincente di tutti, Sarunas Jasikevicius: in confronto al quale, Navarchiamatemicomevipare è un dilettante. Nella speranza di vedersi chiamare con un nomignolo solo, magari anche facile da ricordare, il lituano continua ad incassare di tutto: c’è chi lo ha chiamato per nome, chi shakkerando il suo cognome in improbabili cocktail tipo Nardavauskas o Naskavaurdas o anche Skavarnaudas, e chi invece si limita a un più generico ‘ehi’ o ad un volgare fischio. Gentile e disponibile, il tenero Ramunas risponde e sorride a tutti, anche a chi si inventa all’occasione nomi italiani: la sera scorsa, in albergo, un cameriere per fare in fretta l’ha chiamato Giorgio. Forse la soluzione migliore l’aveva trovata il pubblico: agli arrivi e alle partenze aveva cominciato a rivolgersi a Navardauskas chiamandolo semplicemente maglia rosa. Adesso che ha perso il primato, la questione sembra risolta, nel sollievo generale. Ma attenzione, è solo un’illusione: in Giro ci sono ancora Smukulis, Huzarski, Dietziker, Rohregger, Marczynski, Kwiatkowski, Kuskhynski, Keukeleire...
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