FINETTO. «Io, senza contratto e senza spiegazioni»

| 22/03/2012 | 17:06
Quattro anni in sella, nella massima categoria, poi d'un tratto "a piedi". È la storia di Mauro Finetto, che dopo due anni alla Csf Group Navigare e altre due stagioni alla Liquigas con all'attivo quattro successi, si è ritrovato senza uno straccio di contratto. Ha deciso, almeno per il 2012, di darsi alla MTB «per divertirmi e non pensare alla situazione assurda di cui sono stato protagonista» ha spiegato a tuttobiciweb.it.
Perché hai scelto la MTB?
«Come sapete mi sono ritrovato senza un contratto dignitoso. Piuttosto che correre gratis o quasi per una squadra piccola, in cui sarei stato schierato ad una corsa al mese, ho preferito cambiare aria per un po'. Nel fuoristrada mi diverto e mi distraggo, se pensassi alla mia situazione seriamente "salterei di testa" (sorride amareggiato, ndr). Ho scelto il KM Bottecchia Pro Team perché è la squadra in cui corre mio fratello minore Davide e per cui correva l'altro mio fratello Alessio, che oggi ha un negozio di bici».
A chi dai la colpa per esserti ritrovato "a piedi"?
«Ho visto che qualcuno proprio oggi su tuttobiciweb tirava le orecchie ai fratelli Carrera, invece la responsabilità di quanto mi è successo non è assolutamente loro. Prima avevo un altro procuratore, Johnny e Alex hanno provato semplicemente a darmi una mano negli ultimi mesi ma non c'è stato nulla da fare. Non so darmi una spiegazione razionale, mi sembra tutto davvero assurdo, per questo sono rimasto davvero "scottato". Un conto fossi stato un corridore che non vedeva mai l'arrivo, ma qualche risultato l'ho sempre portato a casa, guadagnandomi tutto quello che ho raccolto onestamente senza cedere a compromessi».
Cosa ti aspetti da questa nuova avventura?
«Ho sempre usato la MTB, ma non ho mai corso nel fuoristrada quindi non conosco il livello delle gare in cui mi cimenterò da domenica (Mauro esordirà in XC alla Granfondo Tre Valli di Tregnago, ndr). Per natura sono uno che quando fa le cose le fa bene, quindi con impegno ficcherò il naso in questo mondo dando il massimo. E nel frattempo continuo ad allenarmi anche su strada perché, nonostante tutto, la speranza è l'ultima a morire».

Giulia De Maio
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