TAIWAN. Wong, il campione di BMX che ha scelto la strada

| 13/03/2012 | 03:12
«Nella BMX ho vinto tanto, tutto quello che c'era in palio in Asia, ma non mi divertivo. Ero sempre da solo ad allenarmi e a correre in nazionale. Ho scelto la strada, anche se farò più fatica a emergere, perché mi piace di più e ho avuto l'opportunità di entrare in una buona squadra. Da quando ho vinto la mia ultima medaglia d'oro non ho praticamente più toccato la BMX; ho perfino rinunciato alla partecipazione olimpica, la federazione non è contenta, ma io so di aver preso la strada che fa per me!». Sono queste le parole che Steven Wong sceglie per riassumere la sua breve, ma ricca carriera.
Il velocista della Champion System, nonostante abbia solo 23 anni, è stato il biker asiatico più forte nelle ultime stagioni (medaglia d'oro nel 2005 ai Giochi Nazionali Cinesi, dal 2004 al 2010 è stato Campione Asiatico di BMX, ndr), ma ha appeso al chiodo la sua BMX per darsi alla strada. Nato a Dessen, in Belgio, da papà cinese e mamma belga, è cresciuto in Belgio (nelle categorie giovanili ha vinto qualche titolo europeo e una quindicina di titoli nazionali, ndr), ma dal 2005 vive a Hong Kong. Questo ragazzetto di 1 un metro e 66 cm per 64 kg, che una volta passato professionista alla nazionalità belga ha preferito i colori di Hong Kong, alle Olimpiadi di BMX ha preferito gare su strada come il Tour de Taiwan.
Lo credete folle? Forse… Ma come diceva Aristotele: "Non esiste grande genio senza dose di follia".
Perché hai preferito la strada alla BMX? «Semplicemente perché mi annoiavo e volevo provare qualcosa di nuovo. Da due anni corro per la Champion System, quando un'annetto fa ero arrivato al punto di non aver proprio più voglia di allenarmi, stava nascendo questa nuova squadra di stradisti. Andai con i miei attuali compagni in ritiro, ma solo per preparare la mia stagione di BMX, e in allenamento dimostrai di poter tenere la loro ruota e di avere un buono spunto veloce. Mi è stato quindi proposto di provare a correre su strada, io ho semplicemente accettato. Questa nuova sfida era proprio quello che mi serviva per trovare nuovi stimoli in bicicletta».
Come hai scoperto il ciclismo? «Da piccolo in Belgio giocavo a tennis, ero bravino anche in quello sport visto che ero nella nazionale, ma il divertimento è durato poco. Ero troppo giovane per fare tanti sacrifici e allenarmi come se fossi un atleta professionista. Così visto che nella mia città avevano da poco costruito una pista di BMX e tutti i miei amici avevano iniziato a praticare ciclismo li ho seguiti. Insomma ho sempre scelto col cuore ciò che mi piaceva di più. Le mie prime gare in bici risalgono a quando avevo 12 anni: BMX, MTB e strada. Poi è arrivato il momento di concentrarmi su una disciplina sola e visto i risultati che stavo ottenendo ho optato per prepararmi per le Olimpiadi del 2008 di BMX».
Cosa rappresenta il ciclismo nella tua vita? «La passione di sempre. Da quando l'ho scoperta ogni giorno per stare bene con me stesso devo passare del tempo sulla sella! I risultati raggiunti in strada mi danno più soddisfazione perché il livello degli avversari è più alto e la gioia per la vittoria può essere condivisa coi compagni di squadra. Le gare di BMX sono divertenti, ma nel fuoristrada un minimo errore o un semplice incidente meccanico possono rovinare tutto. Mesi e mesi di preparazione e viaggi lunghissimi per le prove di Coppa del Mondo possono andare in frantumi in un attimo. Ovviamente anche nelle corse in linea possono capitare problemi, ma visto la lunghezza delle corse con un po' di bravura si può salvare il tutto. E a proposito di BMX, le qualificazioni per le Olimpiadi per me erano diventate davvero estenuanti: dovevo conquistare i punti per tre persone da solo, visto che per la nazionale di Hong Kong correvo solo io, mentre gli altri paesi schieravano più atleti».
Com'è correre a Hong Kong? «Parecchio difficile per il traffico: non ci sono molte zone buone per allenarsi, ma solo alcune strade che ormai sono i miei circuiti di allenamento fissi. La bici è molto popolare, ma rispetto al Belgio è decisamente meno semplice praticare questo sport».
Cosa sogni per il tuo futuro? «Al momento sono felice della scelta che ho preso e spero la strada (in tutti i sensi) mi dia ragione. Sono solo sette mesi che mi dedico a tutti gli effetti solo a questa disciplina, prima nonostante la mia decisione fosse ormai presa definitivamente ho dovuto assolvere alcuni impegni nel mondo della BMX. Nei prossimi anni spero quindi di accumulare esperienza e di vincere qualche bella volata di gruppo. Se il tennis e la BMX dopo anni mi hanno stufato, sono certo la strada mi terrà incollato a questo sport ancora per molto».

da Taichung, Giulia De Maio
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