POLITICA. Alcune riflessioni sulla crisi della Lombardia

| 08/01/2012 | 11:57
Riceviamo da Angelo Francini e volentieri pubblichiamo questa sua lettera.

Ho letto con attenzione il comunicato stampa congiunto a firma del Presidente provinciale del CP di Milano, Cozzaglio, e del Delegato di Monza-Brianza, Tagliabue, stupendomi dell’assoluta improvvisazione sui meccanismi che regolano la vita federale e sui fatti che gli stessi espongono.
Improvvisazione e non conoscenza che, purtroppo, sono il principale nutrimento su cui basa le sue fortune il referente cui devono rendere conto.
Tali rilievi esemplificano la situazione odierna in cui l’unico personaggio che, rivestendo una carica federale nel panorama politico-sportivo lombardo, non può permettersi di esprimere ed assumere posizioni politiche (per la sua funzione di delegato provinciale) si permette di firmare un comunicato stampa congiunto.
Infatti se Cozzaglio è un Presidente provinciale eletto dalle società della sua provincia quale espressione di una linea politico-sportiva, il signor Tagliabue non gode delle stesse prerogative essendo stato nominato dal Direttivo del Comitato Lombardo (quindi anche da quei sei dimissionari, senza i voti determinanti dei quali non sarebbe il delegato di Monza-Brianza).
L’improvvisazione e l’incapacità che emergono sono le basi che hanno spinto alcune persone (delle quali solo alcuni sono i “soliti noti” come definiti nel comunicato stampa) a ricercare una strada comune per dare finalmente quella svolta che permetta al movimento ciclistico lombardo di riprendere quella posizione di guida e di vertice che gli compete, per storia e tradizione, del Ciclismo Italiano e che solamente per le strategie e gli interessi di colui, che da oltre trentennio imperversa in modo indiretto e diretto sul ciclismo italiano, hanno potuto affossare.
A questi due Signori, e non solo a loro, bisognerebbe spiegare alcuni fatti accaduti all’inizio degli anni ’90 che oggi hanno ancora una determinante influenza sulla vita della nostra Federazione.
All’epoca venne sciolto e commissariato il Comitato Lombardo allora presieduto dall’attuale vicepresidente federale Sommariva con motivazioni che oggi tutti, gli attori allora coinvolti, sanno e possono affermare essere state in gran parte pretestuose e manipolate: quello fu un “suicidio politico” decretato dal “palazzo” contro l’allora potenziale nuovo presidente federale.
E il potere federale non va certamente individuato, come tutti all’epoca e sino a poco tempo abbiamo ritenuto, nella persona di Agostino Omini che quella situazione subì a causa di una volutamente errata informazione.
Orbene i nomi di allora sono gli stessi di oggi e, con l’esclusione di alcuni (Agostino Omini, Alcide Cerato, Renato Sacconi, Marco Toni, il povero “farina” Olindo Gavazzeni), sono ancora, tra gli altri, Francesco Bernardelli, Gianni Sommariva, Davide D’Alto, Gianni Pozzani.
Quel fatto determinò lo sgretolamento di quell’unità che era la forza del ciclismo lombardo ed era la forza trainante del ciclismo italiano nel mondo. Fatto che portò la Lombardia, nel giro di un solo quadriennio, a perdere la Presidenza federale con il conseguente accentramento del potere decisionale a Roma.
Chi scrive, quei fatti li ha vissuti in prima persona sulla propria pelle e fu avversario, con Mario Dagnoni, di Bernardelli per l’elezione a Presidente del Comitato Lombardo. Battaglia che vide primeggiare Francesco Bernardelli alla sua prima elezione a Presidente regionale.
Oggi, dopo quelle aspre battaglie, in molti ci ritrovano dalla stessa parte nell’interesse del ciclismo lombardo e questo dovrebbe insegnare molto a coloro che stanno sulla riva del Seveso: in quella striscia d’acqua passano solo cose galleggianti prive di alcuna utilità. Il passato è passato ed è sintomatico che il dialogo e la volontà di andare oltre per il bene del nostro ciclismo nasca proprio tra coloro che per anni sono stati su lati opposti (ma pur sempre nel reciproco rispetto e stima) dello schieramento.
Ed allora cari Cozzaglio e Tagliabue, smettetela di fare ciò che vi viene indicato e richiesto da chi ha diversi interessi, come accadeva allora ed accade ancora oggi con Resnati, e provate a fare qualcosa nell’interesse delle società dalle quali siete stati eletti o per le quali siete stati incaricati di operare e, nell’interesse del solo ciclismo lombardo e non per altri interessi estranei alla nostra regione.
Vorrei ricordare a tutti che, anche all’ultima tornata elettorale del Comitato Lombardo, potevano esserci “situazioni” diverse (questo forse lo sanno in pochi), ma solamente grazie all’intervento in prima persona di quei “soliti noti” che s’impegnarono a favore di Resnati e grazie ai voti determinanti di Brescia e Bergamo lo stesso poi venne eletto Presidente regionale. Grazie anche a un altro “solito noto” che materialmente scrisse a Resnati il programma elettorale: programma poi disatteso nei fatti.
Ed allora quali sono gli interessi che vi spingono a difendere posizioni non più sostenibili perché contrarie all’interesse del movimento Lombardo e delle sue società, interessi che privilegiano chi il ciclismo non lo fa? Il Vostro operato continua e rinnova solamente gli interessi di chi vuole una Lombardia spaccata: solo così può sperare di continuare in questo piattume senza idee. Ed egli ha ben capito che in Lombardia si stà verificando un fatto nuovo: una grande coesione di persone e di intenti, che forse solamente la scorsa primavera non era pensabile e percorribile. Una coesione, a mio parere, di gente sensata che non vuole più voltarsi indietro. E che anche se non ha solo sbagliato, sa riconoscere anche i suoi errori. Non pensa di non sbagliare mai come chi vi consiglia dal bunker di comando.

Angelo Francini

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COMMENTI
Ripulisti
8 gennaio 2012 17:55 Willy73
Il ciclismo è destinato a morire finche al timone restano sempre quelli.....che sono VECCHI e non solo anagraficamente....
Idee,stimoli professano un desiderio di rinnovamento volendo che i giovani si propongano a dirigere il ciclismo moderno ma non vogliono mollare la sedia e fanno ostruzione su tutto....
Sembra la solita politica.......per dimettersi o andarsene bisogna aspettare che arrivi il BECCHINO per portarseli via.....Povero ciclismo...il BECCHINO lo hanno chiamato loro x te.....
Ciao a tutti

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