MCQUAID: «L'Italia, la Francia e la Spagna devono svegliarsi»
| 04/12/2011 | 12:12 La sua visita è stata organizzata all'ultimo momento. E Pat McQuaid si
presenta all'arrivo al Forum di Assago con una battuta: «Mia moglie è
in giro per Milano a fare shopping, non posso rischiare di trattenermi
molto». Invece il presidente della Federciclo mondiale si è trattenuto
eccome. Ascoltando per oltre un'ora con interesse gli interventi sul
tema sport e business del convegno di Rcs Sport.
Mister McQuaid, che anno è stato per il ciclismo? «Probabilmente
il migliore da quando sono presidente dell'Uci, cioè dal 2005. Non
abbiamo avuto scandali doping, le relazioni con i grandi organizzatori
sono migliorate e ci sono stati vincitori importanti, fino al trionfo
iridato di Cavendish. Stiamo riguadagnando credibilità. Un altro anno
così e torneremo sport di vertice».
Quale peso ha il Mondiale di Cavendish? «La
Gran Bretagna, prima su pista e poi su strada, è diventata una potenza.
E il prossimo anno l'Olimpiade a Londra, con Cavendish campione del
mondo, porterà almeno un milione di persone sulle strade. Il ciclismo
sarà lo sport olimpico più importante per loro, più di atletica e
nuoto».
Significa che la Vecchia Europa ha perso la supremazia? «I
Paesi di tradizione storica come Italia, Francia e Spagna devono
svegliarsi, se non vogliono restare indietro. Curare i dettagli,
applicare nuovi metodi di preparazione con l'aiuto delle Università: il
doping è finito, non è più la strada per migliorare le prestazioni».
C'è
chi pensa il contrario: che il declino sia dovuto al fatto che ci siano
più controlli e inchieste della magistratura rispetto ad altre Nazioni. «Per
niente. Non lo accetto. Ci sono più inchieste in Europa perché ci sono
più problemi. Ma in Gran Bretagna e Australia le agenzie antidoping
sono altrettanto forti. E i controlli uguali dovunque».
Il caso
Contador va avanti da 16 mesi e gli argomenti del processo al Tribunale
arbitrale di Losanna sono incomprensibili per la maggior parte della
gente. Va cambiato qualcosa? «Succede sempre così, quando è
coinvolto un grande corridore che ha i soldi per pagarsi una difesa
imponente. È stato lo stesso per Hamilton e Landis. Molti avvocati,
tempi più lunghi e costi più alti anche per Wada e Uci. È folle, e la
gente non capisce il perché. Dobbiamo trovare una via d'uscita. Ne
abbiamo parlato al congresso Wada di Montreal: per accorciare i
processi va posto un limite agli argomenti legali da presentare al Tas».
E un limite minimo per il clenbuterolo, considerando i casi di contaminazione delle carni bovine in Messico e Cina? «Anche
di questo abbiamo parlato e l'opinione degli scienziati della Wada è
stata contraria, perché anche una piccola traccia di clenbuterolo nelle
urine Contador fu positivo al Tour 2010 per 50 picogrammi/ml; ndr può
servire a indicare che la sostanza è stata usata qualche giorno prima
oppure che c'è stata una trasfusione con sangue prelevato durante i
periodi di allenamento».
È vero che l'Uci vuole creare un Tribunale
antidoping internazionale, per evitare altri ricorsi come quelli contro
Contador e Kolobnev, graziati dalle rispettive Federazioni? «Ci
stiamo pensando. Il Tas ha fatto sapere che dal prossimo anno non
saranno più accettati i ricorsi presentati dalle Federazioni mondiali.
L'Uci ha bisogno di un nuovo sistema: un Tribunale come il Tas, ma a un
livello inferiore, che giudichi tutti i casi doping. Se un atleta vorrà
opporsi, potrà farlo al Tas. Sarebbe la soluzione migliore, anche
perché è vero che ci sono disparità di giudizio tra le varie Nazioni,
alcune delle quali hanno interesse a tutelare i propri corridori».
E lo scontro con le squadre per il divieto di usare le radioline? «È
stato l'unico neo di questa stagione. Oggi ci sono un paio di
individui, tra i team, che credono di essere Bernie Ecclestone e
pensano al ciclismo solo come a un business. L'Uci si è opposta e
continuerà ad opporsi. Nel 2012 andremo avanti consentendo le radio
solo nelle gare World Tour. Dal 2013, in base alla relazione di un
gruppo indipendente che sta lavorando con le squadre, decideremo che
cosa fare. Ma resto dell'idea che le corse siano più spettacolari senza
radio».
Le piace il Giro d'Italia? «Il Giro negli ultimi due anni
è stato eccitante, ma forse troppo estremo. Quello del 2012 sarà più
bilanciato. Resta una corsa piena di passione e drammaticità».
Come vede il futuro del ciclismo italiano? «C'è
una nuova generazione che sarà presto competitiva: giovani come Modolo,
secondo nella preolimpica di Londra. Ne ho parlato anche con il c.t.
Bettini, e lui è ottimista. Il ciclismo è importante per l'Italia e
l'Italia lo è per il ciclismo.
da «La Gazzetta Sportiva» del 4 dicembre a firma Luigi Perna
Che questo ci suoni la sveglia a noi mi pare troppo...visto che abbiamo dipinto la storia di questo sport con affreschi di inestimabile valore! Se nelle ultime stagioni le classiche non ci hanno visti protagonisti non sarà un dramma, io vedo il futuro del nostro ciclismo in crescita...ci vorrà del tempo?! Aspettiamo...fiduciosi!!! Forza Italia.
Vivi in un altro mondo e i risultati si vedono...
4 dicembre 2011 18:29TorrazzaForever
Il doping è finito?!? Sei tu con la tua politica scriteriata che lo alimenti facendo correre i ragazzi da Gennaio a Dicembre in gare insignificanti che però pagano le tasse UCI per mantenere la tua struttura mastondotica. Hai perso l'ennesima occasione per star zitto, anzichè fare il mea culpa.
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