GP PRATO. Gli highlights dell'ultima premondiale

| 19/09/2011 | 08:54
IMMENSO PETER SAGAN, degno vincitore di un 66°GP Industria e Commercio che nell’ultima mezz’ora è stato avversato da un violento temporale. Ma il 21enne slovacco è piombato come un falco sull’ammirevole Luca Paolini ed ha così conquistato la Classica pratese con estrema disinvoltura, sfoggiando tutta la sua riconosciuta classe. Il bello (o il brutto per i suoi avversari…) è che non si conoscono ancora i limiti di questo ragazzone un po’ timido ma dallo sguardo assai determinato, che ha iniziato a praticare il ciclismo all’età di nove anni, che non disdegna la Mountain Bike e che riconosce che dalle sue parti, in Slovacchia, di gare ciclistiche su strada ce ne sono troppo poche, specialmente dalla categoria Juniores in su. A Prato è arrivata per lui la vittoria numero 14 di un 2011 nel quale ha iniziato a vincere a febbraio; a questo invidiabile bottino vanno aggiunte le 6 affermazioni totalizzate nel 2010 e le 3 del 2009 con il team Dukla-Merida. Nel dopocorsa tutti hanno fatto di Sagan il favorito numero due (il numero uno è ovviamente Gilbert) per la conquista della maglia iridata dei Pro, domenica prossima a Copenaghen e l’astro nascente slovacco – che ha affermato di essere uscito male e assai affaticato dalla Vuelta ! – ha subito precisato che per vincere serviranno soprattutto gambe buone e tanta fortuna. E per concludere, a chi gli ha chiesto se la nazionale slovacca composta soltanto da lui e dai fratelli Velits non sarà svantaggiata nel confronto con molti altri agguerriti e affollati squadroni, Sagan ha risposto in modo lapidario ma assai significativo: «Anche la Norvegia di Hushovd, lo scorso anno, era composta da tre corridori eppure avete visto tutti com’è andata a finire…».

IL CT PAOLO BETTINI si è dichiarato soddisfatto del comportamento degli atleti inseriti nella nazionale italiana per Copenaghen: Daniele Bennati ha pedalato in salita come non mai (parola dell’ormai leggendario Guru del ciclismo italiano, Alfredo Martini, che lo ha seguito con occhio clinico ed esperto in occasione degli otto passaggi sul GPM di Carmignano), Luca Paolini è stato strepitoso ed ha mancato la vittoria per un soffio, Giovanni Visconti e Oscar Gatto sono rimasti sempre nel vivo della gara e solamente il convulso finale ostacolato dalla pioggia ha impedito a entrambi di ottenere un risultato ancora migliore; i giovani Daniel Oss ed Elia Viviani, così come Sacha Modolo e Manuel Belletti, hanno visto sfumare ogni possibilità di vittoria a causa della caduta verificatasi nel corso dell’ultimo giro nel centro di Prato; infine si sono mossi bene e meritano ottimi voti pure Francesco Gavazzi, Manuel Quinziato, e Matteo Tosatto. Insomma, c’è di che poter essere ottimisti per Copenaghen, evitando di utilizzare la celeberrima frase Shakespeariana “C’è del marcio in Danimarca”. Per l’Italia di Bettini “C’è (invece) del buono per la Danimarca” anche se, come ha tenuto a precisare il popolare Grillo diventato CT, il tracciato della prova iridata non presenta un punto cruciale: «Ogni parte del percorso può diventare quella decisiva, sarà una gara nervosa con una durata presumibile inferiore alle 7 ore e bisognerà stare davanti, pronti a entrare in azione in ogni momento; chi rimarrà nella seconda parte del gruppo è destinato alla sconfitta, poiché recuperare su eventuali fughe importanti sarà difficile e molto dispendioso». Per la comunicazione dei titolari e delle riserve c’è ancora tempo: «Li darò in extremis, voglio vedere in faccia i ragazzi e parlare con loro dopo gli allenamenti sul circuito».
Bettini ha parlato anche di ruoli e di favoriti: «Bennati merita la massima considerazione per la sua esperienza e per l’ottimo stato di forma raggiunto dopo la Vuelta, quindi confermo che sarà lui il nostro faro; tra gli avversari i nomi sono i soliti: Hushovd, Sagan e Gilbert, ma ci sono squadre molto compatte e con parecchie frecce al loro arco». Una curiosità che non depone a favore di Gilbert: l’ultimo ad avere vinto un mondiale senza avere corso la Vuelta è stato Romans Vainsteins nel 2000 a Plouay e per gli scaramantici del meteo che temono le condizioni climatiche danesi, l’ultima volta che è piovuto (e parecchio…) sulla gara iridata è stato a Valkenburg, nel 1998.

BICCHIERE MEZZO VUOTO E/O MEZZO PIENO PER LUCA PAOLINI: il mezzo pieno è la constatazione che la condizione atletica post-Vuelta è ottima e che la stima dell’amico e CT Bettini nei suoi confronti non conosce flessioni (tradotto in ciclistichese significa che la maglia azzurra da titolare in Danimarca per lui è ormai certa); il mezzo vuoto è l’aver visto sfumare a 20 metri dalla fettuccia (“pensavo proprio di avere vinto”) quella vittoria che gli manca dall’agosto 2009, quando trionfò nella Coppa Bernocchi. Ma il solido atleta milanese, sportivissimo come sempre, si è consolato riconoscendo i meriti di quel talento in fase di esplosione che riponde al nome di Peter Sagan, il suo giustiziere odierno: «E purtroppo ce lo ritroveremo sicuramente tra i piedi anche al mondiale». Commento finale che non necessita di approfondimenti.

DANIELE BENNATI HA ACQUISITO LA CONSAPEVOLEZZA di poter rivestire il ruolo di leader nella nazionale italiana a Copenaghen. In forma smagliante dopo una Vuelta da protagonista, ha incassato sorridendo i complimenti di Alfredo Martini e per la gara iridata danese il “Pantera” di Castiglion Fiorentino chiede soltanto una cosa: «Il sole ! Spero che non piova come oggi, quando non ho voluto rischiare dopo avere assistito alle cadute causate nel finale dalla pioggia… Il ruolo che Bettini vuole affidarmi mi lusinga, anche se in un tipo di gara come quella di domenica prossima è difficile designare un capitano unico. Gli avversari da controllare saranno parecchi, da Gilbert a Cavendish, a Hushovd e agli australiani, ma il Sagan di oggi mi ha impressionato, vedremo però se reggerà oltre i 200 chilometri di corsa».

ENCOMIO SOLENNE AI SOLERTI ORGANIZZATORI DELL’AC PRATESE 1927 per aver salvato il GP Industria e Commercio di Prato dall’oblìo, dopo le fondate apprensioni dei mesi scorsi. La classica pratese sorride ormai ai giovani talenti in crescita, a Sagan dopo Ulissi e ha festeggiato nel migliore dei modi un’edizione che potrebbe costituire il giro di boa per dare un nuovo impulso a una competizione che ha contribuito a fare la storia del ciclismo italiano e che di sicuro il presidente Mario Fabianelli e i suoi fidati collaboratori della Ciclistica Pratese tenteranno di valorizzare in futuro con sempre maggiore energia, anche se lo sforzo economico diventa sempre più gravoso.  

FARNESE VINI-NERI SOTTOLI  in gran spolvero con il pimpante e volitivo tricolore Giovanni Visconti e con il sempre più autorevole e convincente Oscar Gatto, ottimo quinto all’arrivo nonostante il bailamme verificatosi nei chilometri conclusivi a causa della pioggia e delle cadute in serie. Non dire Gatto se non l’hai nel sacco, ma due maglie azzurre da titolari a Copenaghen sembrano avere già trovato le spalle giuste e sufficientemente robuste per puntare a un ruolo da protagonisti nel film iridato.

LIQUIGAS-CANNONDALE VINCENTE A PRATO con SuperSagan ma anche troppo sfortunata a causa delle cadute che hanno messo KO due possibili vincitori (Sagan stava addirittura lavorando per favorire una loro vittoria…) come la “freccia” Elia Viviani e come il “rocker” Daniel Oss, reduci da una trionfale tournée negli USA. Conto aperto con la malasorte anche per lo “squalo” Vincenzo Nibali, per due volte a terra proprio durante la fase decisiva del GP di Prato e dopo avere dimostrato di avere la gamba buona, poiché figurava nel gruppetto dei battistrada che ha dominato la corsa negli ultimi 20 km. No, decisamente il 2011 non sarà un’annata che il giovane asso siciliano vorrà ricordare con piacere.

di Stefano Fiori
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COMMENTI
19 settembre 2011 09:10 lele
Mi domando senzan rispondermi cosa sia servito portare Vigano' con la maglia della nazionale. Mandarlo in fuga tutta la gara per poi farlo tirare ancora gli ultimi km per (suo) capitan Bennati? Boh forse era meglio lasciarlo al fianco di Bennati per portarlo in volata visto che e' quello che ha sempre fatto, oppure lasciarlo a casa senza fare a finta di dargli un contentino. Magari anche senza un palmares degno di altri convocati avrebbe potuto fare lo sporco lavoro da manovale per il capitano o magari no....bah chi lo sa....si vedra' al mondiale! In bocca al lupo a tutti.

+ onestà - falsità!
19 settembre 2011 10:28 jackozz
...purtroppo come in tutte le nazionali italiane di tutti gli sport a volte non vige la regola della meritocrazia ma prevalgono gli interessi personali e le amicizie fra tecnici e corridori. Concordo anche io che lo sporco lavoro da "uomo da ultimo km" per capitan Bennati poteva essere ben svolto anche da Viganò così come ben fatto per l'intera stagione con il vantaggio di sfruttare il buon feeling creato in Leopard! ....in ogni modo in bocca al lupo a tutti!!

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