È il ct della nazionale Roberto Amadio, e ha deciso di raccontare la propria malattia a SpoirtWeek, il magazine della Gazzetta dello Sport, diretto da Pier Bergonzi. Ha deciso di aprirsi a Ciro Scognamiglio, che ne ha raccolto il pensiero, ma vi invitiamo di leggere tutta l’intervista sul magazine in edicola da questa mattina. Qui ve ne proponiamo solo qualche passaggio.
Amadio, cominciamo proprio da quello che si può definire “un ospite sgradito”. Come lo sta affrontando?
«Come se fosse una corsa a tappe, e dal punto di vista della mentalità essere stato un ciclista... aiuta. È un paragone che mi è venuto spesso in testa. Ci sono giorni buoni, e giorni meno buoni. Però ho un obiettivo da raggiungere, senza dubbio. Ben chiaro nel mio spirito. Guarire».
Ci racconta quando ha scoperto la malattia?
«Qualche mese fa. Ho avuto dei sintomi strani. E così ho chiamato un amico, il dottor Roberto Corsetti (cardiologo e storico medico del ciclismo che segue ancora la nazionale, ndr). Un amico di lunga data, ci conosciamo da almeno vent’anni. Lui ha avuto l’intuizione giusta».
Quale?
«Mi ha mandato a fare subito delle analisi, e poi mi ha consigliato l’unità di urologia del San Raffaele di Milano, e in particolare il professor Francesco Motorsi e il dottor Vito Cucchiara. Mi stanno seguendo come meglio non si potrebbe e sono molto contento, oltre che continuamente monitorato... ».
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