L'INTERVISTA. Pozzato: «Faccio un bagno di umiltà»
| 18/09/2011 | 13:06 Un messaggio alle tre di notte. «Parliamo domani... Ero impegnato». Pensando a Filippo Pozzato e alla sua fama di “latin lover”, sarebbe stato facile immaginarlo all’uscita di una discoteca con una bella donna. Invece no. Il Principe venerdì è rimasto sveglio in hotel per decidere il futuro. Una scelta tormentata, frutto di un lungo travaglio, per un corridore di talento reduce da una stagione terribile. Alla fine Pozzato si è messo in gioco, firmando per un solo anno con la Farnese Vini. In cerca del rilancio.
Che cosa l’ha convinta? «Mi sono guardato dentro e ho scelto col cuore. Sentivo mille persone che mi dicevano di non andare in una squadra piccola, perché sarebbe stato un errore. Ma mi sono fatto guidare dall’istinto. Voglio fare il corridore al 100% e tornare a vincere. Con Scinto posso riuscirci».
Quanto è pesato l’aspetto economico? «Zero. Se avessi pensato ai soldi, sarei andato all’Europcar. Spesso sono stato criticato perché si diceva che badassi solo ai soldi. Ora non mi interessa. Mi importano i risultati. È un investimento che faccio su me stesso»
La Europcar le offriva anche la quasi certezza di partecipare alle grandi corse. Non teme di restarne fuori? «Il rischio c’è, perciò ho tentennato. Il progetto di Bernaudeau era interessante e lui mi ha fatto una bella impressione. Ma ho ragionato molto e ho deciso che fosse più importante ritrovarmi come corridore. Da fuori può sembrare un passo indietro. Però è un bagno di umiltà che voglio fare per ripartire da zero, con nuovi stimoli. Anche Hushovd si rimise in gioco andando alla Cervelo. Poi ha vinto un Mondiale».
Garanzie? «La squadra è stata onesta con me. Siamo quasi certi di partecipare al Fiandre. Il vero dubbio è la Roubaix, ma io sono fiducioso. Se non avessi scelto di testa mia, mi sarei pentito».
Un percorso inverso rispetto a quello di Visconti. «A differenza sua, io ho sempre avuto grandi squadre e visibilità. Ma ho vinto poco. A 30 anni non posso più permettermelo. Rinuncio alle copertine e all’apparenza, per qualcosa di più concreto».
Scinto è l’uomo giusto? «Lo conosco da quando ero neopro’ con la Mapei. È un Ferretti moderno, capace di motivare i corridori. Ho visto come ha rilanciato Gatto, che rischiava di smettere. E io ho bisogno proprio di questo. Di qualcuno che mi segua e mi sproni anche in allenamento. Avrò un gruppo che punta su di me e la fiducia di cui ho bisogno».
Lo corteggiavano almeno sei squadre, comprese Geox e GreenEdge. Con la Lampre c’era l’accordo: 300 mila euro all’anno. Gli avevano già fatto la bici su misura. Poi una e-mail di Saronni (non gradita) ha fatto saltare tutto. Si è incontrato con Riis e la Saxo, ma l’idea di allenarsi a Lugano non gli andava. E poi lì c’era già Contador... «Vengo da due stagioni difficili, per problemi non solo sportivi. Con Tchmil, alla Katusha, ho avuto degli scontri per la scelta del materiale (le bici). Ho detto come la pensavo e l’ho pagata. Ma non c’è astio. Andrei mi ha anche scritto per il compleanno. Ora alla Farnese mi faranno ritrovare serenità, voglia di correre e amore per il ciclismo. Quello che serve per tornare in alto»
Che cosa si aspetta ancora? «Tutto quello che non ho fatto finora. Io non sono contento di ciò che ho ottenuto, anche se tanti ci metterebbero la firma. So che la colpa è pure mia. Se poi mi criticano perché vado in Ferrari non mi interessa. Ma ora voglio tornare a vincere. Prima le piccole corse e poi grandi. Un giorno vorrei conquistare Mondiale e Roubaix».
Le dispiace non esserci il 25? «Sono stato io a tirarmi fuori. Non ero pronto mentalmente per il Mondiale, non me la sentivo. Tanti mi hanno detto: "Bravo!". Io credo solo di essere stato onesto con Bettini. Quando mi ha convocato in raduno col braccio rotto, ho sentito la Nazionale più vicina della mia squadra di club. Se l’Italia vincerà sarò contento, perché mi sento parte di questo gruppo».
da «La Gazzetta dello Sport» del 18 settembre 2011 a firma Luigi Perna
Le tue parole ti fanno onore, però sono scelte che dovevi maturare a suo tempo. L'anno prossimo di anni ne fai 31 anni. Hai avuto tutto troppo presto e non hai saputo apprezzarlo: da junior alla Mapei, poi squadre di prim'ordine e adesso il ripensamento. Oltre al libretto d'istruzioni della Ferrari, rileggiti la parabola dei talenti, forse qualche anno fa ti sarebbe servita.
18 settembre 2011 18:11foxmulder
Certo che se la squadra che ho messo in piedi fosse definita da uno dei miei corridori un "bagno di umiltà" non so mica se sarei contento... O, come dice Zalone, un bagno di umilità... E' lo stesso.
commenti negativi
19 settembre 2011 16:05lisa
Invece di commentare sempre negativamente facciamo un applauso a filippo, che è andato a firmare con una squadra piccola e non parteciperà alle corse più prestigiose ma sicuramente ricomincerà da zero dopo un anno non certo positivo e non per colpa sua.. si critica della ferrari della residenza a montecarlo perchè chi non lo farebbe avendo il suo stesso conto in banca??
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