PADANIA. Gimondi: «Il ciclista va dove ci sono le gare»
| 09/09/2011 | 19:18 "Un ciclista va dove ci sono le gare, Cina, Russia o Padania che sia, non bisogna guardare alla politica". Felice Gimondi, bergamasco e campione del mondo di ciclismo nel 1973, non vuol sentire parlare di commistioni tra sport e politica e condanna le violenze sui ciclisti avvenute al Giro della Padania. "Chi protesta se la prenda con gli organizzatori, o con qualcun altro, aggredire un corridore è inammissibile". Gimondi, tre volte vincitore del Giro d'Italia, spiega di aver sempre corso senza pensare ad altro che al suo lavoro e il Giro della Padania, a suo avviso, è una corsa come un'altra, che ha ricevuto le autorizzazioni previste. "E una situazione strana, è diventato un problema politico, ma lo sport non si deve mai confondere con la politica. Tutti hanno il diritto di manifestare, ma non se la prendano con i corridori che fanno il loro lavoro. A Savona è stato preso a sberle un ragazzo di 20 anni, uno stagista che corre gratis alla sua prima gara importante, che non ha nessuna colpa. Che esperienza può essere stata per lui?" "Dal punto di vista sportivo, inoltre - spiega l'ex campione - bisogna valutare che questa gara a tappe viene svolta in un periodo ideale in vista del Campionato del Mondo. Per i ciclisti è importante gareggiare e non credo che qualcuno di loro abbia pensato di rinunciare per il nome della corsa. Io non lo avrei fatto". Fatti di cronaca a cui Gimondi non ricorda di avere assistito nella sua carriera. "Se lo fanno per la Padania sbagliano - conclude - perchè il nome di una corsa non giustifica nulla di tutto questo. La gara si corre in Italia, come il Giro del Trentino o della Val d'Aosta, per i quali nessuno si sogna di fare le barricate".
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