| 27/07/2011 | 08:59 Chi lo conosce sa che piange spesso. Si commuove ogni volta che un suo corridore vince una corsa o raggiunge un traguardo insperato giù dal sellino. Daniele Fiorin, direttore sportivo di una formazione giovanile tra le più storiche e forti d’Italia, recentemente si è purtroppo trovato a versare lacrime di rabbia e delusione. Invece di fare i salti di gioia ha provato un micidiale senso di fallimento quando i suoi ragazzi, quelli che oggi pedalano in maglia Fiorin e quelli che l’hanno fatto in passato, gli hanno organizzato una festa a sorpresa per i suoi quarant’anni e quando due delle sue ragazze ai recenti europei junior hanno dato spettacolo portando a casa un bronzo e un quinto posto nella prova in linea, oltre alla medaglia di legno in quella contro il tempo. «Dovrei essere al settimo cielo invece tutti questi risultati non fanno altro che aumentare il mio senso di frustrazione per non esser più in grado di dare continuità a un progetto in cui credevo con tutte le mie forze, per non essere più in grado di garantire l’appoggio a ragazze e ragazzi che meriterebbero la luna» dice affranto Daniele, che aggiunge con grande amarezza: «Dieci anni di successi, oltre quaranta titoli italiani, tanti atleti in maglia azzurra, quattro medaglie e un titolo continentale solo nell’ultimo anno e la più che concreta possibilità di far molto bene anche al prossimo mondiale evidentemente non bastano per riuscire a ottenere il sostegno necessario dagli sponsor. Mi spiace ragazzi, ma ora solamente un vero miracolo può salvarci». Mi scuso con chi è arrivato fino a qui a leggere e starà pensando: “Perché questa signorina parla solo della Fiorin?”. So bene, purtroppo, che sono innumerevoli le squadre che si trovano ad affrontare difficoltà economiche sempre maggiori per questo do subito una risposta. Mi hanno sempre insegnato che bisogna parlare di ciò che si conosce bene e che il singolo caso può far riflettere su un problema generale meglio che un discorso campato per aria, quindi spero che nessuno si senta offeso dalle mie parole e proseguo. La squadra brianzola ha dato tanto al ciclismo (su strada, su pista e nel ciclocross) e ha fatto crescere non so quanti ragazzi, compresa la sottoscritta, insegnando lo sport che noi tutti amiamo e i suoi valori nella loro purezza. Non è di certo l’unica squadra che ha fatto questo prezioso lavoro per una vita intera, ma è senz’altro una di quelle più note e che, per fortuna e merito, ci è riuscita meglio. Che si tratti di questa realtà, o di qualsiasi altra più piccola o più grande, che dia la possibilità a bambini e ragazzi di diventare uomini rispettabili e, in qualche caso, campioni di ciclismo, la Federazione o chi per essa deve fare qualcosa. Se chiudono squadre così, vero cuore pulsante del mondo più bello delle due ruote, muore il ciclismo. Oltre a questo appello permettetemi un pensiero per “Dany”, e attraverso di lui a tutti gli altri buoni maestri che, nonostante tutto quello che si dica, il ciclismo ha. Un messaggio rivolto a lui, che valga per tutti coloro che resistono e vanno avanti solo grazie alla loro passione per le due ruote e all’amore per l’insegnamento. A lui voglio dire un grazie personale, che credo valga per molti ragazzi che come me, non sono diventati dei fenomeni in bicicletta, ma sono cresciuti amando questo sport e realizzandosi nella vita anche grazie a quanto gli è stato insegnato quando pedalavano. Daniele se la Fiorin sarà costretta a chiudere i battenti sarà una sconfitta per tutti noi, ma un “miracolo” l’hai già fatto e resterà per sempre: io e tutti i ragazzi che hai fatto crescere tra sudore e lacrime sono diventati quello che sono anche grazie a te. Questo dovrebbe sì farti piangere, ma d’orgoglio.
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