TOUR. Thor, il dio delle imprese

| 15/07/2011 | 18:44
Il campione del mondo, dopo una tappa corsa da campione, a due chilometri dall’arrivo si è sfilato di ruota il compagno di inseguimento David Moncoutie e ha recuperato e staccato il fuggitivo solitario Jeremy Roy, privando i padroni di casa della prima vittoria in questo Tour.
L’azione vincente è nata nelle battute iniziali della tappa sotto forma di una fuga a nove con, fra gli altri, il nostro Alessandro Petacchi che ha cercato più di anticipare la salita verso il Col d’Aubisque che di provare a vincere, dimostrando comunque di esserci in vista dello sprint di domenica a Montpellier.
Per Thor Hushovd è la nona vittoria alla Grande Boucle (ne ha vinta almeno in ognuna delle ultime sei edizioni), ma sicuramente la più bella. “Per due motivi - festeggia il norvegese- Arrivare primo in una tappa pirenaica è un emozione strana, che non avevo mai provato. L’Aubisque è durissimo e mi sembra un sogno aver vinto in una frazione che lo prevedeva. Poi vincere in maglia iridata è una gioia immensa: ho lavorato duro tutto l’anno, ma fino a prima del Tour sono stato molto sfortunato. Con la condizione che ho adesso sto recuperando quello che ho perso nella prima parte di stagione. Questo per me è un Tour bizzarro: la maglia gialla per tanto tempo, la tappa sui Pirenei… Non penso nemmeno più alla maglia verde, che fino all’anno scorso era il mio primo obiettivo”.
Jeremy Roy, che dopo avere scollinato per primo ieri il Tourmalet oggi è arrivato da solo in cima all’Aubisque ed è la nuova maglia a pois, dopo avere assaporato la prima vittoria al Tour de France ha tagliato il traguardo di Lourdes in lacrime, dietro a Hushovd e a Moncoutie. “E’ stato
fantastico salire verso la vetta dell’Aubisque da solo ed è fantastico poter indossare la maglia a pois- dice il francese dopo l’arrivo- Ho creduto fino in fondo alla vittoria e ce l’ho messa tutta, ma nel finale sono arrivato stremato dopo due giornate di corsa che mi hanno regalato comunque grandissime soddisfazioni”.

da Lourdes, Francesco Cerruti
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