| 07/07/2011 | 18:48 Benvenuti al Tour di Norvegia. Il vecchio campione Thor Hushovd maglia gialla, il giovane talento Edvald Boasson Hagen vincitore a Lisieux di una tappa difficile, dal finale tutt’altro che scontato. Gli ultimi 3 km in leggera pendenza non hanno lasciato scampo ai velocisti, e non hanno avuto brillantezza sufficiente per piazzare il colpo decisivo neppure gli attesi Cadel Evans, che ha provato inserirsi nello sprint salvo cedere quasi subito, e Philippe Gilbert, in calo rispetto all’inizio del Tour. Chi non è in calo, ma anzi si sta dimostrando uno degli uomini più in forma del gruppo è l’inglese Geraint Thomas, già ieri protagonista involontario dell’azione che ha favorito Cavendish, oggi strepitoso apripista di Boasson Hagen. Per il norvegese, 24 anni, è la prima vittoria alla Grande Boucle. “Vincere una tappa del Tour è sempre stato il mio obiettivo- festeggia dopo l’arrivo- Ed è fantastico salire sul podio e guardare la gente che ti applaude. Oggi non pensavo alla vittoria perché il nostro obiettivo come squadra in questo inizio di Tour è proteggere Bradley Wiggins da cadute e insidie varie, e quello che arriva in più è tanto di guadagnato. Io non sono né uno sprinter né uno scattista, sono solo Edvald, ma a volte capita che vada più veloce sia degli sprinter sia degli scattisti”. Anche Hushovd, che ha difeso alla grande la sua maglia gialla, gioisce per la vittoria del suo connazionale. “Per la Norvegia è un grande giorno. Fino a pochi anni fa si parlava solo di discipline invernali, adesso il ciclismo sta diventando sempre più praticato e seguito ed è bello pensare che in parte sia merito nostro. Edvald vince e io mi godo la maglia, che spero di tenere fino almeno fino a sabato”. Il battuto di giornata è Matthew Goss, vincitore della Milano-Sanremo e per oggi promosso vice-Cavendish in casa HTC. “La squadra ha lavorato alla grande e io ce l’ho messa tutta, ma Boasson è stato più bravo di me, niente da dire. Anzi, una cosa sì: se la Sky puntava alla tappa mi chiedo come mai non abbia tirato neanche un metro fino all’ultimo chilometro”.
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