AVVENIRE. Il ciclismo vuole abbattere le barriere

| 14/05/2011 | 09:46
I l Giro d’Italia è anche momen­ti d’incontri. Momento di ri­flessione e confronto di idee.
L’altra sera, nell’albergo di Ceprano dove alloggiava il team Lampre Isd, la squadra di Michele Scarponi e A­lessandro Petacchi, è arrivato un o­spite inatteso: Mario Valentini, ct della nazionale italiana disabili, fi­gura storica e vincente della pista i­taliana, che ha cenato con lo staff “blu-fucsia” e poi si è intrattenuto a parlare a lungo con il team-ma­nager Roberto Damiani.
«È stato un’incontro gradito e sti­molante - ci ha raccontato il tecni­co milanese - . Con Mario, uno che ha esperienza da vendere e una sto­ria ciclistica invidiabile, abbiamo parlato di tante cose, ma soprat­tutto è nata l’idea di fare qualcosa insieme. Parlando con lui, della sua
esperienza a fianco di que­sti ragazzi, so­no rimasto in­cantato dalle loro storie. Tutti atleti veri che hanno al­le loro spalle e­sperienze che meritano di essere raccon­tate e descritte. Tanti ragazzi che hanno visto nel vero senso della pa­rola la morte in faccia e hanno sa­puto reagire con una forza che mol­to spesso chi è considerato “nor­male” - e invece dovrebbe essere soltanto considerato più fortunato - nemmeno conosce».
Da questo incontro cosa è nato?

«La voglia di fare qualcosa assieme: noi come Lampre-Isd e loro come Nazionale italiana disabili. Intanto
ci siamo ripro­posti di ritro­varci a fine Gi­ro per mettere nero su bianco quello che ab­biamo in men­te e nel cuore. Poi lo voglia­mo presentare al presidente del Coni Giani Petrucci, a quello della Federcicli­smo Renato Di Rocco e vogliamo anche parlarne con Luca Pancalli, che dello sport disabile è il presi­dente. L’idea è quella di creare una connessione tra i due mondi. Ab­battere le barriere, arrivare ad una contaminazione forte e profonda. Noi non siamo eletti e loro non so­no esclusi. Noi non siamo e non dobbiamo essere considerati i vip e loro qualcosa di cui parlare soloqualche volta all’anno: noi vor­remmo farlo con continuità e in maniera costruttiva».
Ci faccia un esempio.

«Fare un raduno assieme. Cono­scersi, condividere le nostre espe­rienze. Io credo che possa essere molto utile ai vari Scarponi, Petac­chi o Cunego, ma sono certo che questa iniziativa potrebbe essere u­tilissima anche ai Fabrizio Macchi o Alex Zanardi per citare i nomi più famosi. Noi possiamo imparare da loro, ma anche loro posso appren­dere qualcosa da noi. Noi spesso ci consideriamo dei professionisti, ma dobbiamo esserlo sul serio, an­che nel sociale. Noi abbiamo an­che dei doveri educativi. Lo sport ce lo chiede e io e Mario Valentini sia­mo pronti per fare qualcosa assie­me. Non c’è un ciclismo diverso: il ciclismo deve essere uguale. Per tutti».
(p.a.s.)

da Avvenire del 14 maggio
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