| 03/03/2011 | 09:49 Alcune idee non per il nuovo anno del ciclismo, già cominciato, ma per i nuovi anni del ciclismo, sempre più battagliato dentro se stesso e sempre più aggredito da fuori. 1 - Riempire l’inverno (c’è tempo per pensarci) di qualcosa di valido. Una volta c’erano i banchetti, le premiazioni, la dedizione al culto dell’ingrasso, da parte di atleti e anche dirigenti e giornalisti specializzatissimi anche in sollazzi. Roba adesso fuori moda. Ed è andata pure fuori moda, e di corsa, la curiosità per vacanze di lavoro esotiche, per la preparazione nei posti dell’estate australe o comunque del clima dolce. Sa di Club Méditerranée, di vacanze comunque, a costo alto o a fisionomia snob. E poi in certi posti uno o ci va di fisso o non ci andrà mai, e dunque scade a priori un bel po’di attrattiva. Si badi, il censo non c’entra: il grandissimo e probabilmente assai abbiente Mario Monicelli ha chiesto, lui che poteva permettersi ogni tipo di viaggio, che sulla sua tomba fosse scritto: “Non sono mai stato alle Maldive”. Il qualcosa potrebbero essere gli stati generali, oppure una festa con quelli di Zelig e contorni, allegria e riflessioni. O una parata di campioni e affini, pensiamo al Sud, dove dovrebbe esserci tempo discreto anche nei mesi invernali. O qualcosa di popolartelevisivo, Bulbarelli aiutaci tu. Zomegnan aiutaci tu. O altro. Chi scrive queste righe ha delle idee, ma siccome fa di mestiere l’ideatore vorrebbe sapere se esse verrebbero pagate almeno in attenzione e casomai anche gratitudine. Per esempio pensiamo a una convention di poesie e canzoni sul ciclismo, andando da Alfonso Gatto a Paolo Conte. 2 - Indire una riunione di tutti i giornalisti di ciclismo, a Milano alle Seychelles non importa, per sapere come lavorano, come stanno bene o male (nelle redazioni), cosa hanno da proporre, cosa non hanno, cosa patiscono visto che ormai un giovane precario trova troppo duro andare al Giro d’Italia. 3 - Fare un brain storming per cercare i capire come mai la gente va sempre sulle strade a veder passare i corridori però è quasi ufficiale il declino del ciclismo agonistico. 4 - Legare meglio il cicloturismo attivissimo e dai grandi numeri al ciclismo agonistico diciamo classico. 5 - Indire una vasta inchiesta nazionalpopolare per capire come non funziona l’antidoping in troppi sport. 6 - Proporre e se del caso imporre al Giro d’Italia un certame itinerante di arte varia, con l’aiuto della Rai Radiotelevisone Italiana: come accadeva una volta col radiofonico Giringiro nientepopodimenoche di Garinei & Giovannini. 7 - Ritornare agli spettacoli in piazza del Giro: il materiale umano esiste, è abbondante. Casomai affiancargli un concorso nazionale, che alla fine preveda anche premi in grande ciclismo vissuto (il Mortirolo in auto dietro ai campioni) offerti a chi canta e a chi assiste. 8 - Lanciare un grande concorso di battute, scketch, allegrie varie sul ciclismo. Un nome da ancorare subito: Gianni Ippoliti (Evelina Christillin, la zarina dei Giochi olimpici invernali di Torino2006, già agganciata dalla Rai-radio per la prossima edizione del Giro, è un’idea da allargare). 9 - Ottenere spazi televisivi sulla Rai e non solo, visto che il ciclismo fa bene al cuore e ai cuori, che il tifo incruento, forte e onesto per esso è tutta salute, insomma un’Italia che pedala o che comunque apprezza chi sa pedalare è auspicabile nel quadro di una migliore sanità nazionale, di corpo e di mente. 10 - Rendere pubblici in tutti i modi i guadagni medi dei ciclisti e quelli dei loro omologhi calciatori: magari producendo anche tabelle di fatica comparata. 11 - Illustrare le virtù del ciclismo come sport comunque anticrisi. 12 - Varie, o quante, ed eventuali, idem. Naturalmente le nostre idee sono anche folli ed a priori irrealizzabili: ma queste sono le stimmate delle idee che magari valgono e che finiscono per venire realizzate. E comunque il fatto è che bisogna fare qualcosa, perché un altro inverno freddo come quello che sta finendo e si muore. Resta il fatto che è demenziale, masochistico, pazzesco, ridicolo questo letargo invernale del ciclismo. Il calcio si è inventato per i suoi tempi morti il mercato, in piena estate ma adesso anche in pieno inverno. Le notizie di mercato sono quasi sempre fasulle, ma mediaticamente fanno presa più dei resoconti delle partite. Fatte tutte le proporzioni, il ciclismo deve inventarsi qualcosa di similmente valido.
Andiamo verso la primavera delle prime sfide importanti e poi subito delle corse importanti, ma sarebbe troppo comodo e molto deleterio lasciarci trasportare dalle delizie dell’attualità. Perché poi il prossimo inverno sarebbe, ciclisticamente parlando, ancora più moscio di quello che ci stiamo lasciando alle spalle.
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