Thomas Rech: «Quel Suv non doveva esserci»

| 12/09/2010 | 11:52
Il cuore di Thomas Casarotto salverà una vita. I genitori hanno acconsentito alla donazione degli organi del ragazzo tenuto in vita, all’ospedale di Udine, solo dai macchinari. Lo sfortunato 19enne di Schio (Vi) venerdì si era scontrato frontalmente contro l’angolo destro di un Suv Honda CRV, in direzione opposta alla sua, mentre stava scendendo dalla Val Pesarina durante la 3ª tappa (Maniago-Forni di Sopra) del Giro del Friuli Venezia Giulia (under 23/elite). Le testimonianze Primo interrogativo: perché il veicolo si trovava lungo il percorso di gara? «Non sapevo nulla della corsa» ha detto il 64enne di Monfalcone (Go), Roberto Russi, alla guida con la moglie Graziella a bordo, ascoltato dai carabinieri di Comeglians e indagato dalla Procura di Tolmezzo per lesioni personali colpose. Disposto pure il sequestro della bici di Casarotto e del Suv Honda CRV. Secondo la ricostruzione, il veicolo è sbucato da una stradina comunale lungo il percorso di gara, percorrendo la salita: l’incidente dopo 200 metri. Secondo punto: durante la gara è vietato invadere la carreggiata. «Non c’era alcun segnale— testimonia la signora Russi —. Avevamo visto passare una macchina in velocità e pensando che stesse arrivando un’ambulanza ci siamo fermati a fianco della strada. Ma il ragazzo ha tagliato la strada finendo contro il vetro». I Carabinieri di Tolmezzo indagano su eventuali lacune nelle segnalazioni sul percorso. Intanto i due conducenti si stringono attorno al ragazzo e alla famiglia: «Abbiamo pregato in chiesa, speriamo che Thomas ce la faccia. Siamo genitori anche noi». Casarotto stava percorrendo quella discesa assieme a un compagno della Generali Arcobaleno di Mestre e al 25enne Thomas Rech (Reale Mutua), che ricostruisce i fatti. «Ero a ruota di Thomas». Rech sostiene che l’Honda CVR fosse stata in movimento: «Casarotto ha tagliato a sinistra, ma c’era il Suv che stava salendo. Quella curva è cieca, Thomas si è accorto dell’auto all’ultimo momento: ha frenato, la bicicletta si èmessa di traverso ma non è riuscito a evitare l’impatto con il veicolo. Un urto violento che l’ha colpito sul fianco destro e sul viso facendolo rimbalzare indietro. Alla fine della discesa mancava meno di 1 km, recuperare il gap dai battistrada era impossibile, per questo sono stato prudente. Ma quel Suv non doveva esserci».

da «La Gazzetta dello Sport» del 12 settembre 2010
a firma Alberto Francescut
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