Pantani ha il suo monumento, anche se anonimo

| 28/05/2005 | 00:00
Da questa mattina, Marco Pantani ha il suo monumento anche se ufficialmente non gli può essere intitolato. In piazza Marconi a Cesenatico, sono stati tolti i veli all’opera (forgiata dall’artista bolognese Emanuela Pierantozzi), a grandezza naturale e in bronzo, che raffigura il pirata impegnato in salita. Il basamento è un masso che ricorda le montagne tanto care al campione. Il monumento non è stato intitolato a Pantani perchè il prefetto di Forlì-Cesena, Salvatore Montanaro, non ha ritenuto opportuno concedere la deroga necessaria per poter intitolare statue, vie o piazze a personaggi scomparsi da meno di dieci anni come nel caso di Marco. Ma a far capire a tutti, se mai ce ne fosse stato bisogno, di chi è quella statua ci ha pensato mamma Tonina, che al termine dei vari interventi della cerimonia è salita sulla collinetta dove sorge il monumento e vi ha fissato un cartello rosso con una scritta eloquente dedicata al figlio: «Un grande campione vittima della giustizia italiana». La famiglia Pantani si era dimostrata contraria ad intitolare (come qualcuno aveva suggerito) la statua simbolicamente ’al ciclistà, così è stata trovata la soluzione del monumento raffigurante il campione ma non a lui espressamente intitolato. In piazza Marconi si sono dati appuntamento duecento tifosi, diversi amministratori di Cesenatico e autorità, poi la famiglia Pantani: oltre alla madre, il padre Paolo e la sorella Manola. Il sindaco Damiano Zoffoli, dopo aver ricordato quello che ha rappresentato non solo per Cesenatico e la Romagna il campione, ha aggiunto: «Un decreto regio di ottanta anni fa vieta l’intitolazione ufficiale, noi non lo condividiamo ma rispettiamo la legge. Ma abbiamo voluto interpretare ugualmente la volontà e l’amore per Pantani della nostra gente». Emanuela Pierantozzi (ex campionessa di judo) non è riuscita a leggere il suo messaggio (lo ha fatto il sindaco): emozionata, è infatti scoppiata in lacrime. Per l’ intitolazione di un monumento devono passare almeno dieci anni dalla morte, o si deve trattare di persone «che hanno benemeritato della nazione», recita la legge numero 1188 del 1927. «Per rientrare nella deroga della legge, a parte i caduti di guerra o per causa nazionale - aveva spiegato il prefetto un mese fa - ci vogliono elementi di eccezionalità, esempi illuminanti. Ne faccio uno: Annalena Tonelli, la missionaria forlivese assassinata in Somalia. Occorre cioè la presenza di valori universalmente riconosciuti. Posso capire l’ entusiasmo di alcune persone, ma io sono soltanto un funzionario dello Stato che deve rispettare la legge. Faccio riferimento a valori universalmente condivisi e lo sport può pure non esserlo. E anche riguardo ai successi sportivi, alcuni furono contestati dalle stesse autorità sportive: non lo dico io, lo disse l’Unione ciclistica internazionale. Ci sono verdetti storici. In realtà non è un vero e proprio divieto, semplicemente non ci sono gli elementi per l’eccezionalità richiesta dalla legge». La scelta del prefetto non era ovviamente piaciuta ai tanti tifosi del Pirata, e tra le prime protesta c’ era stata anche quella della Lega Nord della Romagna.
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