| 27/05/2010 | 08:58 La nostra speciale classifica, che premia le imprese del Giro stranamente ignorate dalle graduatorie ufficiali, s’inchina davanti a un gesto toccante e generoso. Tappa e maglia a Dino Zandegù, il grande sprinter degli anni Sessanta, nonché primattore dei gloriosi “Processi alla tappa” di Sergio Zavoli (parentesi: spesso mi trovo a chiedermi che ne sarebbe stato di quell’epopea televisiva senza talenti teatrali come gli Zandegù e i Taccone). Anche se lui, come una bella vamp, non vuole dichiarare l’età, Dino compirà settant’anni fra quattro giorni (auguri, adorabile vecio). Questa sarebbe già un’impresa da tappa e maglia, perché li porta benissimo, ma non è questo il motivo della premiazione. Dino merita per un gesto incredibilmente umano: con l’arrivo del Giro sulle Alpi venete e trentine, si sta battendo come un leone per salvare un orso. E come no, proprio lui, il famoso orso Dino. “Sono preoccupato per il mio omonimo: da quando i giornali hanno raccontato che è ghiotto di asini e che ne ha assaliti diversi, c’è un sacco di gente che vuole stendere la sua pelliccia davanti al camino. Con il mio Giro d’Italia sto cercando di chiedere pietà. Sono pronto ad adottarlo e a riconoscerlo come una di famiglia. Mi piacerebbe portasse anche il mio cognome. Ho lanciato una campagna umanitaria: salvate l’Orso Dino Zandegù”. Ora: è pur vero che Dino, il padre adottivo, di ceppo padovano, si mantiene così in gamba con assidue cure termali a base di prosecco. Ma la causa resta nobilissima. L’altro giorno Dino è salito sull’Altopiano di Asiago, dove l’altro Dino è stato segnalato ultimamente, per sensibilizzare l’opinione pubblica. “Ho chiesto che le guardie forestali gli distribuiscano qualche pollastro, sperando che cambi gusti e lasci un po’ stare gli asini”. In segreto, a mezza voce, la confessione: “Il problema non va sottovalutato. Sono qui anche per salvare un altro amico, Marzio Bruseghin, che era al Giro e si è ritirato nelle prime tappe. Lo sanno tutti che ha un allevamento di asini a Vittorio Veneto, sul Cansiglio. Non vorrei che l’orso Dino sconfinasse fino a là e che succedese qualcosa di brutto, porco can. Basta un gnente: in crisi di fame, non è facile distinguere tra gli asini e Bruseghin”.
Tappa e maglia, rubrica de Il Giornale a firma di Cristiano Gatti
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