Marco Aurelio Fontana, il biker italiano per eccellenza

| 20/04/2010 | 09:02

Spettacolare nel guidare la bici, forte, intelligente e spaccone quanto basta per essere un campione. Marco Aurelio Fontana, 25enne milanese di Cesano Maderno, nel suo palmares ha all’attivo svariati campionati italiani di cross country, di cyclocross (attualmente è campione in carica della categoria Elite) e il campionato del mondo di mountain bike - staffetta a squadre. Con un nome così importante non può però accontentarsi di così “poco”. Nell’intervista rilasciata a Giulia De Maio per tuttobiciweb ha infatti rivelato di sognare le Olimpiadi.

-Come sta andando la stagione?
La stagione sta andando alla grande, ho già vinto due gare importanti di cui una battendo il Campione del Mondo e il Campione Olimpico. Ora sono in California per prendere parte al più grosso evento di MTB negli USA, la Sea Otter Classic. Stupendo, siamo a Laguna Seca all’interno della pista.

-Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?
La Coppa del Mondo che inizierà tra due settimane con la prima prova a Dalby Forest in Gran Bretagna. Quest’ anno voglio essere costantemente tra i primi cinque e provare anche a vincere una prova.

-Da dove è nata la tua passione per il fuoristrada?
Credo di essere nato fuori stradista. In verità da piccolo avevo una grande passione per i motori, ma dopo che i miei genitori mi hanno messo in bici ho cambiato un po’ idea. Ho fatto due anni da esordiente e due da allievo correndo su strada, poi fortunatamente è arrivata l’Hard Rock che mi ha portato sulla retta via.

-Tra le vittorie ottenute finora quale ti ha emozionato di più?
Il Campionato Italiano MTB 2002 da Junior.
-Quale sarebbe il risultato che ti appagherebbe di più? Quale gara sogni di vincere?

Le Olimpiadi.
-Quale disciplina (strada, pista, cross, mtb) consiglieresti a un ragazzino che vuole iniziare a praticare ciclismo?

Sono del parere che un ragazzino deve solo divertirsi, poi sceglierà da solo cosa è meglio fare. In ogni caso la più cool è sicuramente il Cross Country.

-Secondo te perché è data molta più visibilità alla strada rispetto che alla mtb e al cross?
Perché ha tradizione e questo è molto importante e poi ha sponsor extra settore che pagano le TV per seguire le gare. Se solo i media facessero dei report giusti sulle gare di Coppa del Mondo di MTB….
-Cosa si potrebbe fare per avvicinare il pubblico anche a queste discipline?
Per prima cosa bisognerebbe organizzare diversi eventi come le “short race” al venerdì in paese, in più accorciare le lunghezze dei percorsi per fare più giri così che la gente ci veda più volte.

-Purtroppo spesso al ciclismo è associato il doping, com’è la situazione a questo proposito nelle discipline in cui corri tu?
Direi molto buona. Non ci sono molto spesso casi di positività e comunque è una cosa a cui non penso mai. Solo i giornalisti (pardon) e i sabbioni ci pensano.
-Oltre agli ottimi risultati che sei riuscito ad ottenere, cos’è che ti spinge a continuare a correre? La passione riesce a compensare i grandi sacrifici che un professionista deve affrontare?
La voglia di vincere e l’adrenalina che mi dà il mio sport. Inoltre è il mio lavoro e mi pagano profumatamente per farlo.

Giulia De Maio

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