Cipollini: a Sanremo ho capito che era giusto smettere

| 29/04/2005 | 00:00
Con tono pacato e tranquillo Mario Cipollini, il Re Leone delle volate, ha spiegato in una conferenza stampa, che si è tenuta al centro Magna Pars di Milano, le ragioni della sua decisione di scendere dalla bici dopo una vita passata in sella. «Il giorno della Milano-Sanremo - racconta Mario, con a fianco Paolo Dal Lago e Roberto Amadio, rispettivamente presidente di Liquigas Sport e team manager della squadra - ho capito che era il momento di uscire di scena perché mi sono reso conto che non ero più quello che volevo essere. Ho sperato che con l'abnegazione, la volontà e l'impegno di lavorare seriamente, come ho sempre fatto, sarei riuscito a raggiungere la condizione che volevo, ma durante gli allenamenti in preparazione al Giro d'Italia non mi sentivo più me stesso. Ho fatto l'ultimo tentativo ma ho capito che era finita: non c'era più l'equilibrio fra la testa, che voleva resistere e andare avanti e le gambe che invece non rispondevano come avrei voluto.Trentotto anni non sono pochi e quando ho percepito che pur facendo il meglio che potevo non avrei raggiunto nemmeno lontanamente il meglio che intendevo, ho capito che bisognava accettare i propri limiti con serenità. E siccome per carattere non mi interessa arrivare secondo perché sono un vincente, abituato a vincere, non avevo altra possibilità che fermarmi. Perché prima del Giro d'Italia? - prosegue Re Leone - , perché volevo comportarmi con serietà, e non prendere in giro i tifosi, i miei compagni di squadra e la Liquigas che è ha creduto fortemente in me e che mi spiace aver incontrato solo alla fine della carriera». Tante le persone intervenute alla conferenza stampa di Super Mario per dimostrargli gratitudine e affetto, fra questi l'avv. Carmine Castellano, direttore del Giro d'Italia per trentadue anni, che ha ricordato due episodi della carriera di Mario: «In entrambe le occasioni eravamo a Sanremo: il primo episodio a cui spesso ripenso sorridendo (oggi) è quando Mario, un attimo dopo il traguardo, mi ha semplicemente distrutto il lunotto della macchina tirandomi addosso la sua bicicletta gridandomi "mi hai fatto perdere la volata". Il secondo episodio è quando, sempre a Sanremo, ancora sotto choc per le perquisizioni dei Nas che avevano sconvolto la corsa rosa, con un semplice sguardo abbiamo capito entrambi che eravamo sulla stessa lunghezza d'onda e ben intenzionati a salvare il Giro d'Italia stravolto da queste vicissitudini. Al di là di questi racconti, vorrei dire - ha proseguito l'avv. Castellano - che Mario ha dato moltissimo al ciclismo e ciò che gli auguro è che abbia gli stessi successi che ha avuto in bici anche adesso nella sua vita futura». Tanti anche i giornalisti, le televisioni e le radio presenti a questo incontro e moltissime sono state le domande. La persona che più ha contato in questi anni? «Ce ne sono tante, ma se devo dire quello che più mi è stato vicino, anche fisicamente perché siamo stati compagni di squadra ed è quello che mi conosce meglio è Mario Scirea, un compagno fedele che ha fatto parte del mio mondo da sempre». Rimpianti? «Non aver creduto totalmente che potevo essere un corridore da Gand Wevelgem e non solo un velocista: forse è stato comodo andare a vincere le tappe dei giri senza impegnarmi su qualcosa di diverso». Le mancherà il ciclismo? «Mi mancherà tutto. Questo primo periodo sarà difficilissimo, so che non sarà facile ricominciare nella vita normale. Mi mancheranno gli obiettivi, gli stimoli, le soddisfazioni, l'adrenalina delle volate e poi i tifosi, le strade del Giro, il gruppo, i compagni, la squadra. Sarà molto duro lasciare questo mondo perché è dall'età di sei anni che vado in bicicletta e non smetterò mai, di questo sono certo. Ma devo ammettere che ho provato anche un grande senso di liberazione quando ho preso la decisione definitiva perché non ce la facevo più a dover essere Cipollini». L'avversario più temuto nella sua carriera? «Non c'è stato un avversario solo, sono stati tanti: ricordo Van Derarden, Museeuw, Zabel, Abdujaparov... Soprattutto quest'ultimo vi assicuro che non era piacevole trovarselo a trecento metri dall'arrivo e sapere che potevi rischiare che ti tirasse una testata, così tanto per gradire». La vittoria più bella? «Sono due: la Milano-Sanremo e il Campionato del Mondo. Il Mondiale, in particolare, è stata una delle più grandi soddisfazioni di tutta la carriera: avere la responsabilità di una nazionale al mio servizio e vincere... è stato incredibile». Cosa farà adesso Cipollini? «Per il momento voglio prendermi una pausa. Rimanere nel ciclismo sarebbe comunque il mio sogno, mi piacerebbe essere la voce autorevole dei corridori a livello di istituzioni politiche. Ma è solo un'idea. Vedremo». Per il momento l'appuntamento con Cipollini è al prologo notturno del Giro d'Italia a Reggio Calabria, sabato 7 maggio, quando lo vedremo sfilare in sella a una specialissima Bianchi fosforescente per l'ultima volta.
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