| 15/12/2009 | 12:22 ATTENDO FIDUCIOSO. Avevo attaccato l’ACCPI per il suo silenzio, per la mancata presa di posizione nella vicenda Cannavaro-Torri, più Torri che Cannavaro, visto che il “giustiziaciclisti” si era presentato lemme lemme quatto quatto a Torino per capire cosa diamine fosse successo, senza provare tra l’altro il benché minimo imbarazzo. L’ACCPI, il sindacato dei corridori non aveva proferito verbo. Io non ho fatto altro che farlo notare e loro hanno notato il mio scritto, inviandomi una risposta che troverete nell’apposita rubrica a pagina 26. Piccolo particolare, per nulla trascurabile: manca la risposta. Io ho sollevato la questione non su quello che l’ACCPI ha fatto o sta facendo, ma su ciò che non ha fatto e detto in merito alla vicenda del capo della Procura antidoping, che si è precipitato a Torino per ascoltare in tutta segretezza Cannavaro e lo staff della Juventus. Caro avvocato Scaglia, il suo telefono ce l’avevo, è la risposta a questo piccolo quesito che mi manca ancora. Attendo fiducioso.
RIGORE. Piepoli e Riccò nel 2008. Serrano, De La Fuente e Lobato, quest’anno. Insomma, cinque casi di doping negli ultimi due anni non sono male per Mauro Gianetti e la sua Saunier Duval, trasformata in Fuji Servetto e pronta a proseguire la sua avventura come Footon-Servetto. Il rigore e la decapitazione la si attua solo con chi si vuole. A Gianetti - povero cocco - si perdona tutto. D’altra parte lui cosa c’entra: è una vittima. Sarà così, ma allora vittime sono anche tutti quelli che sono stati messi al bando a causa di scandali doping e similari. Nessuno ha torto un capello al manager svizzero, nessuno ha osato proferire verbo, la sua licenza Pro Tour è lì in bella vista: ma i revisori dei conti revisionano per davvero? Noi ci fidiamo e ci adeguiamo, senza però dimenticare queste cinque positività, che casualità vuole siano tutte marchiate da una stessa matrice. Da anni l’Uci invoca il rigore: sarà per questo che Gianetti - da poco nominato marketing manager del CD Badajoz SAD - si è dato al calcio?
ASSIEME, PER LA SICUREZZA. Sono stato nominato Ambasciatore della sicurezza, proprio pochi giorni prima che un terribile incidente stradale ci portasse via Anthony Orsani, il campione italiano juniores della cronometro, morto il 22 novembre scorso nei pressi di Vinci, a soli 17 anni. Come a ricordarci - se ce ne fosse ancora bisogno -, che la sicurezza nel ciclismo non è mai troppa. “Ambasciatore” del ciclismo, nominato dal Gs Progetti Scorta di Silvano Antonelli, che in materia è davvero un professore, probabilmente il vero «ambasciatore» della sicurezza nel ciclismo, con i suoi corsi per «addetti alle segnalazioni aggiuntive». L’addetto “Asa” è una figura introdotta nel 2008 dal Ministero degli Interni con compiti di regolamentazione del traffico per garantire un transito sicuro alle gare ciclistiche: volontari di società che svolgono un’attività di presidio, come in realtà si è fatto fino ad oggi, ma con poteri di regolamentazione del traffico propri delle forze dell’ordine. Se oggi siamo arrivati a questo, parte del merito è da attribuire proprio a figure come quelle di Silvano Antonelli. In ogni caso si deve andare avanti, su questa strada e su queste strade sempre più pericolose e trafficate. Le scuole guida dovrebbero insegnare ai neo-patentati anche come ci si comporta in caso di corsa ciclistica, come si devono superare dei corridori in allenamento, e andrebbe anche pubblicizzato l’importantissimo articolo 9 del codice della strada con una adeguata pubblicità progresso. Non solo: sulle autostrade, in prossimità dei luoghi dove si svolgono le corse ciclistiche, si potrebbero informare gli automobilisti e lo stesso andrebbe fatto con cartelli all’ingresso dei vari comuni interessati alla competizione, in modo da avvisare e mettere in allerta gli automobilisti. Ci sarebbe anche da fare la cosa più importante: far sedere allo stesso tavolo Antonelli e Di Rocco. I due dovrebbero tornare a collaborare, per il bene comune, senza personalismi e protagonismi. È un peccato che Antonelli si adoperi come pochi per il bene comune, senza condividere quello che fa con la Federazione. Se Di Rocco saprà fare un passo in avanti e Antonelli uno indietro, il ciclismo ne farà sicuramente uno più proficuo verso la sicurezza.
Pier Augusto Stagi tuttoBICI, editoriale del numero di dicembre
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