Saronni dà il benvenuto a Di Rocco presidente

| 19/03/2005 | 00:00
Giuseppe Saronni, era presente giovedì scorso, con Gilberto Simoni, allo stand della Lampre alla fiera di Bologna Saiedue. Sui tanti temi caldi della stagione il team manager della Lampre-Caffita ha esternato il suo pensiero. È cambiato il vertice della Federazione. Cosa ne pensa dell’avvento di Renato Di Rocco? «Di Rocco è stato segretario della federazione nei tempi importanti della mia carriera e quindi lo conosco benissimo. È una persona competente e capace che ha passione e che vuole bene a questo sport; quindi credo che si possa salutare questa presidenza con gioia. So che ha delle idee importanti, come quella di ricucire i contatti a livello internazionale, fare qualcosa di importante per risollevare l’immagine del nostro sport, soprattutto fare qualcosa per il ciclismo dilettantistico e giovanile. Credo che le idee ci siano, la persona è competente e quindi credo che qualcosa di buono possa venire». Il ciclismo è stato ancora una volta sbattuto in prima pagina per questioni di doping e non di corse e risultati. Cosa ne pensa Saronni, grande corridore prima e team manager oggi? «Non ho seguito la polemica tra il giornalista di Repubblica e Petacchi nei particolari. Mi è giunto all’orecchio di questa situazione ma mi pare che stiamo parlando di cose avvenute nel 2001. Non voglio dire che lasciano il tempo che trovano perché se ci sono dei problemi è giusto affrontarli, è giusto andare a verificarli fino in fondo. Però in questo caso stiamo parlando di situazioni molto vecchie: per il mondo di oggi 4-5 anni sono un’eternità; direi che di cose ne sono cambiate tante e molte credo e spero in meglio». Però Petacchi ha preso come si suol dire cappello nel difendere la categoria. «Capisco la reazione di atleti che sono stati criticati, che sono sempre in mezzo alle polemiche in questi anni. Credo che siano un po’ stanchi e scocciati di continuare a vivere in queste situazioni che oramai sono lontane e passate». Giusto, allora andiamo al ciclismo vero, alle corse. Simoni ha regalato alla Lampre-Caffita la prima vittoria stagionale, e che vittoria! Quali sono le prospettive della squadra alla vigilia di quello che è in pratica il vero e proprio inizio delle corse che contano. Le grandi Classiche e il Giro d’Italia dove tutti aspettano o Cunego o Simoni. È ovvio che la nostra è una squadra che tutti aspettano al varco: ci sono dei corridori importanti che hanno già dimostrato molto e che, credo, possono ancora dare e dimostrare molto. Capisco che nei grandi Giri c’è questa aspettativa, l’unica parte di stagione in cui siamo un po’ scoperti è questa iniziale dove non abbiamo grandi velocisti, ma ragazzi giovani promettenti che però al momento non sono in grado di competere con Petacchi, Freire e Cipollini. Abbiamo un Pieri che poteva dire la sua in alcune delle Classiche del Nord ma che non è in grande condizione; però passata questa fase, direi che dalla Freccia Vallone e la Liegi possiamo essere protagonisti con Cunego e Simoni che a quel tempo avranno una condizione sicuramente importante». La vittoria sul Mont Faron di Simoni è stata importante per l’immagine della squadra, per il morale e soprattutto per Gibo una grande iniezione di fiducia. «Da tempo si allena e si prepara puntigliosamente. Dopo quello che è successo lo scorso anno lui vuole dimostrare di essere ancora capace di lottare per vincere i grandi Giri e quest’inverno si è preparato con grande convinzione; è partito anche prima negli allenamenti, ha voluto andare in Australia per essere un po’ più pronto e nella tappa più impegnativa della Parigi-Nizza ha dimostrato che in salita c’è e può fare ancora male. Naturalmente non era quella la sua corsa, per puntare alla classifica in quanto ha bisogno di percorsi più duri e impegnativi. Però ha già battuto un colpo e questo ci fa piacere e ci fa ben sperare. È una vittoria importante non solo per lui e per noi, ma anche per Cunego. Perché non possiamo pensare che vincere un Giro d’Italia sia una cosa così facile, quindi dobbiamo unire le forze e cercare di lavorare per lo stesso obiettivo». Come pensate di impostare la squadra per il Giro d’Italia? «L’importante è che i nostri due leader stiano bene e che abbiano voglia di lottare per essere protagonisti. Cunego e Simoni vengono dallo stesso gruppo che è collaudato e anche i nuovi compagni in vista del Giro avranno imparato a conoscersi e capire le esigenze di questi due campioni. Poi sarà la strada che dirà quale sarà il corridore più in forma dei due; non dimentichiamoci che si possono fare sulla carta tutti i programmi che si vogliono, ma quello che conta è la strada. Le possibilità per loro sono le stesse, quando si arriverà alle tappe che contano Cunego e Simoni, ovviamente senza danneggiarsi perché questo è il primo obiettivo da centrare, troveranno la loro posizione; chi avrà la condizione migliore verrà fuori per forza. Loro devono essere coscienti di essere i due corridori di riferimento della squadra, i due leader, tutto quello che fanno lo devono fare con onestà e correttezza per la squadra». Valerio Zeccato
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