Pat Mc Quaid: «Il passaporto biologico meraviglioso deterrente»

| 19/06/2009 | 23:02
Il passaporto biologico funziona ed è un «meraviglioso deterrente» contro il doping. Ne è convinto il presidente dell'Uci, Pat McQuaid, grande promotore del nuovo sistema di controllo che diciotto mesi fa ha portato alla creazione dei profili clinici di 840 ciclisti professionisti. A pochi giorni dall'apertura di cinque procedimenti disciplinari, avviati in seguito ad incongruenze riscontrate proprio grazie al passaporto biologico, McQuaid ha riaffermato la sua convinzione nell'efficacia del sistema che pochi giorni fa ha esposto al rischio di squalifiche due italiani (Pietro Caucchioli e Francesco De Bonis) e tre spagnoli (l'ex campione del mondo Igor Astarloa, Ruben Lobato Elvira e Ricardo Serrano Gonzalez): «Dimostra e prova a tutti che funziona veramente e che, a conti fatti,
abbiamo dei risultati», ha detto il presidente dell'Uci ad Associated Press.  McQuaid ha quindi replicato ai brontolii di alcune delle 18 squadre del Pro Tour, che annualmente versano 120mila euro al sistema antidoping voluto dall'Unione. «Ci sono state delle critiche da parte di qualche team manager che invece dovrebbe conoscere bene alcune cose. Forse si aspettavano che i primi dieci controlli avrebbero incastrato i primi dieci ciclisti del mondo», ha affermato McQuaid: «Il passaporto biologico sta incastrando gente che si gingilla con il proprio sangue», ha detto McQuaid riferendosi alle pratiche di doping ematico, «e in secondo luogo sta funzionando come un meraviglioso deterrente».
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COMMENTI
19 giugno 2009 23:17 warrior
Non credo ad una sola parola di questo tizio.

Scissione.
19 giugno 2009 23:46 warrior
E' l'ora di promuovere una scissione dall'UCI. Abolire Pro Tour e passaporto biologico: un mare di denaro sprecato. Perseguire i responsabili come criminalità organizzata o associazione mafiosa finalizzata a perseguire l'arricchimento personale mettendo in pericolo la vita dei giovani. Tra il drogato e lo spacciatore c'è differenza. Ed anche fra il ciclista e lo spacciatore di doping.

buonismo
20 giugno 2009 10:36 andy48
Non condivido affatto la tesi di "warrior". Forse che i corridori sono esseri inermi, bambocci incapaci di intendere e volere? Ma quando mai...: anche loro si prendano le loro responsabilita'. Gli spacciatori, nel ciclismo come nella societa' in generale, avrebbero vita breve se non trovassero compratori. Pertanto gli uni sono colpevoli esattamente come gli altri. Ben venga il passaporto biologico e un ritorno alle responsabilita', etiche e penali, del singolo.

Benvenuto passaporto
20 giugno 2009 11:25 castellano
Solitamente quando si esprimono concetti così radicali occorre anche avere il coraggio si qualificarsi . L' anonimo va cestinato . E poi Warrior , guerriero contro chi ? Piuttosto mi sembre un Don Chisciotte contro i mulini. Piuttosto faccia un pensierino a coloro che trincerandosi dietro le tradizioni del ciclismo non si sono accorti che esiste tanto vecchiume che non è in linea con i tempi e che invece di portare ideee

UCI.
20 giugno 2009 13:55 ale63
A ME, COSTUI CHE TEMPO FA' SI E' PERMESSO DI DARE DEI "MAFIOSI" A NOI ITALIANI, NON PIACE PER NULLA!! ALE

Ma BASTAAAAAAA!!!!
22 giugno 2009 08:21 The rider
Su una cosa sono d'accordo anche io, mandiamo a casa questo signore e il suo amichetto Verbruggen...
Hanno rovinato il Ciclismo come e PIU' dei corridori trovati positivi...
Maurizio Ponti.

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