Stagione dopo stagione il gap tra il ciclismo femminile e quello maschile è stato ridotto. Più risorse, più sostegno, più gare e più visibilità, negli ultimi anni sono stati fatti dei passi enormi che però non sono ancora sufficienti. Il report annuale della TCA (The Cyclists' Alliance), una delle più importanti associazioni sindacali del ciclismo femminile, ha messo nero su bianco le criticità del movimento che occorre affrontare per garantire non solo parità, ma anche più sicurezza in corsa e tutele al di fuori delle competizioni.
L’organizzazione che ha come presidente l’ex Pro Grace Brown è attiva dal 2017 e ha recentemente pubblicato lo “State of Women’s Professional Peloton 2026”. Sono state interpellate 127 atlete, 118 corrono su strada, ma molte tra loro si dedicano alla multidisciplinarietà. Il sondaggio ha compreso 52 ragazze della categoria Continental, 21 Professional e 42 World Tour per andare ad indagare nel profondo le problematiche del gruppo. Dallo studio è emerso come il ciclismo sia uno sport che crea opportunità anche per le donne grazie alle nuove norme Uci e al lavoro dei sindacati, ma nonostante questo ci sono criticità di diverse tipologie che non devono essere sottovalutate. Mettendo insieme i dati raccolti sono stati individuate sei priorità per il ciclismo femminile che la Cyclist Alliance si impegnerà a portare avanti nel corso della stagione 2027: Sicurezza finanziaria, sicurezza in corsa, accesso alle cure mediche, tutela delle atlete, corse devo e opportunità di crescita, visibilità mediatica.
Nonostante l’introduzione del salario minimo nel 2020 per la categoria World Tour e nel 2025 per le categorie Professional, la sicurezza finanziaria rimane uno dei temi più sentiti. Tra le atlete intervistate ben il 90% ha un contratto pari o inferiore a due anni, il che comporta instabilità e la necessità di trovarsi un piano b, magari con lo studio (32%). La categoria più problematica è senza ombra di dubbio quelle delle atlete continental, il 75% di loro denuncia di non percepire alcun salario e oltre la metà di loro anche di avere scoperte le spese di viaggio. Si tratta di un divario enorme tra team World Tour e Continental che si ripercuote anche sull’accesso alle cure mediche che spesso risultano del tutto sommarie. Secondo quanto riportato dal punto tre del documento, soltanto il 17% delle atlete dei team continental ha dichiarato di sottoporsi regolarmente a dei controlli medici contro il 90% delle atlete World Tour. L’obiettivo del TCA è quindi quello di lavorare per garantire delle cure più accessibili per tutti con maggiori investimenti nella ricerca per comprendere meglio l’alimentazione, l’allenamento e il recupero delle atlete.
Uno dei punti più interessanti del report e su cui cade maggiormente l’attenzione è quello della sicurezza in corsa, un tema caldissimo su cui l’Uci continua ad intervenire. Il 65% delle atlete intervistate hanno identificato come problematico lo stato delle strade attraversate dalla corsa con un’attenzione particolare nei confronti dell’ultimo chilometro, ma non è solo il percorso e l’asfalto a rappresentare un elemento di pericolo. Vengono sottolineati infatti anche i comportamenti pericolosi da parte di determinate atlete (71%), la vicinanza di moto e macchine della carovana (48%) e una chiusura stradale spesso non sufficiente (36%). In tema sicurezza il TCA ha dichiarato di accogliere in modo favorevole le modifiche UCI in vigore dal 1 gennaio 2027 che aumentano la sicurezza in corsa anche con l’estensione dei cartellini gialli nelle gare 1., ma richiede una maggiore protezione in corsa, grazie all’utilizzo di commissari e ispettori di percorso, rivolta a tutte le atlete, non solo al gruppo principale, ma anche a colore che perdono contatto. Tra le richieste avanzate c’è quella di un monitoraggio attivo su tutte le gare con relativi report in materia sicurezza, in incremento del tracciamento gps, ma anche una campagna per aumentare il rispetto in gruppo.
Il documento pubblicato dalla Cyclist’s Alliance ha indagato anche i motivi dietro l’abbandono dell’attività agonistica. A spingere molte ragazze ad appendere la bici al chiodo sono soprattutto l’insicurezza finanziaria e la problematica della sicurezza in corsa, ma non solo… A saltare all’occhio è però la denuncia di un ambiente tossico (23% delle intervistate) in cui ci sono episodi di bullismo ed elevate pressioni da parte della squadra a tornare in corsa anche non si è recuperati al 100% da un infortunio. A tal proposito TCA richiede l’estensione dello screning red s come monitoraggio medico obbligatorio. Si tratta di un insieme di misure di salvaguardia che riguarda le atlete che recuperano da infortuni con la possibilità di accedere ad un vero e proprio supporto psicologico per denunciare comportamenti scorretti e pressioni da parte dello staff e del personale medico della squadra.
Tra le problematiche sollevate c’è la tematica dei percorsi Devo rivolti alle atlete più giovani. Quasi la metà delle atlete tra i 19 e i 22 anni ritengono che non ci siano gare sufficienti gare rivolte alla loro categoria e che sia estremamente complicato, già dal primo anno, gareggiare con campionesse di prima fascia. Molte delle squadre World Tour hanno una sezione devo, da ultima la Lidl Trek con le italiane Pegolo e Rossignoli che permettono alle giovani ragazze di crescere in ambienti altamente professionali, ma la problematica riguarda soprattutto le gare. Nel 2026 è stato cancellato il tour de l’Avenir Femmes dedicato alle under 23 e il Tour de l’Ardeche è passato da sette tappe (2023) a solo 4, inoltre molte gare sono salite di categoria aumentando quindi il livello in gruppo. Il TCA chiede quindi all’uci e alle federazioni nazionali il supporto ai team di sviluppo e la creazione di gare devo che vadano a riempire il vuoto di quelle cancellate.
L’ultima parte del report, ma non per questo la meno importante, è dedicata alla copertura televisiva delle gare femminili su cui la The Cyclist’s Alliance ha concentrato una particolare attenzione. Rispetto a qualche anno fa, grazie anche al massiccio lavoro sulle classiche e di Aso sul Tour de France Femmes, molte gare hanno un’adeguata copertura televisiva con un grande seguito di pubblico, ma confrontandola con il panorama maschile il divario è immenso. Se tutte le classiche maschili, il Tour e Giro possono vantare una copertura totale, ecco che per la parte femminile la situazione è molto più critica. Il 49% delle atlete hanno espresso come prioritaria la necessità di garantire un’adeguata copertura televisiva alle gare femminili, 60% se si considerano solo le atlete World Tour. Si tratta di un’occasione per raccogliere più appassionati ma anche per richiamare sponsor e quindi investimenti a lungo termine. TCA si impegna a sostenere la copertura totale delle gare principali come la Parigi Roubaix e il Tour de France che nel 2026 ha trasmesso solo 3 delle 9 tappe nella loro interezza. La strada da fare è ancora lunga, ma qualcosa si sta muovendo; il Tour Down Under verrà trasmesso dall’inizio alla fine inaugurando così la stagione 2027 del World Tour fornendo finalmente visibilità al ciclismo femminile.

Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.