Oltre 10.000 persone collegate per pedalare con lui, dal Brasile alla Cina, rivolgergli domande e fare del bene, insieme. Questa mattina Tadej Pogacar è salito sui rulli in compagnia di un gruppo da record composto da uomini e donne provenienti da ogni angolo del mondo, di età e condizioni più disparate.
La piattaforma MyWhoosh ha organizzato una ride speciale e per ciascun partecipante ha destinato un dollaro alla Tadej Pogacar Foundation, organizzazione senza scopo di lucro fondata dal campione sloveno per sostenere la ricerca medico-scientifica sul cancro e offrire solidarietà e supporto in particolare ai giovani. Un successo, l'ennesimo del capitano dell'UAE Team Emirates XRG che dal suo appartamento di Monaco si è “scaldato” sul percorso di Hudayriyat (Abu Dhabi) prima delle 3 ore che lo aspettano oggi su strada. Dopo qualche problema di connessione, il 5 volte vincitore del Tour de France ha risposto alle domande degli appassionati collegati, rimarcando più volte come fossero meglio di quelle che riceve abitualmente dai giornalisti «che fanno sempre le solite».
E, allora, mentre saluta la compagna Urska Zigart che esce di casa, incassiamo il colpo (sigh!) e prendiamo appunti per dare spazio alle sue risposte, a ruota libera.
Tadej grazie a tutte le persone collegate oggi la tua fondazione riceverà 10.000 dollari. Sei contento?
«Molto. Devo ringraziare l'applicazione gratuita per il ciclismo virtuale indoor, il fitness e gli eSports Mywhoosh che effettuerà la donazione e tutti i riders che hanno risposto presente alla chiamata. Più persone mi seguono e supportano la fondazione più possiamo aiutare chi ha bisogno. Negli ultimi due anni siamo riusciti a realizzare tante cose belle per la comunità, i bambini e gli studenti che stanno combattendo il cancro».
Che rapporto hai con l'eSport?
«Devo dire che pedalare e parlare è dura. Invece di una social ride è diventata una prova in Z2... Battute a parte provo rispetto per chi pedala tanto sui rulli, ma sinceramente non fanno per me. Fatico e sudo troppo, ho già una piscina sotto di me (sorride, ndr). Allenarsi indoor è più sicuro che pedalare in strada, ma io preferirò sempre l'aria aperta. Ne capisco la comodità e invito tutti a provare l'eCycling».
Un 16enne norvegese chiede consigli su come allenarsi d'inverno.
«Ecco, quando il tempo è brutto allenarsi sui rulli è un'ottima alternativa a pedalare fuori. Le sessioni indoor richiedono meno tempo per raggiungere lo stesso livello di fitness, ma attenzione a non esagerare, puoi distruggerti il corpo. L'ho imparato con il covid, quando il mio allenatore mi disse che dovevo prendermi una vacanza: ero troppo in condizione».
Ad un principiante, cosa suggeriresti?
«Il migliore consiglio che ho ricevuto io è “divertiti” facendo ciò che fai. Insieme al duro lavoro è l'unico modo per ottenere soddisfazioni. Goditela, anche giù dalla sella. Non puoi sopportare sacrifici se diventano un peso. Nulla accade per caso, ci vuole tempo per migliorare e avere successo. Non mollare mai».
Cosa hai mangiato a colazione?
«Come la maggior parte delle mattine nel mio piatto c'è della frutta come ananas, kiwi, mirtilli e mango con yogurt skyr o porridge caldo, semplice da preparare e buono. Oggi ho dovuto fare un po' di fretta perché non sono uno che ama svegliarsi presto. Se posso dormo fino alle 8.30, invece alle 9 dovevo essere già in bici... Infatti dopo questa ride, visto quanto mi state costringendo ad andare forte, mi sa che farò una seconda colazione, anche perché in programma ora mi aspettano 3 ore su strada».
Il miglior posto per allenarsi?
«La zona di Monaco dove vivo perché c'è sempre bel tempo, ma anche tante località della mia Slovenia, l'area di origine di Urska è una delle mie preferite in assoluto. Vado spesso in ritiro a Tenerife e a Sierra Nevada per l'altura, lì un po' mi annoio ma è senza dubbio la miglior meta per preparare il Tour de France. Ci sono tanti altri posti belli in cui ho pedalato e tanti altri che ancora voglio scoprire con la mia bicicletta».
I corridori in attività che preferisci?
«Ammiro Mathieu van der Poel e Remco Evenepoel per la loro motivazione e grinta, tutti gli sprinter che si assumono grandi rischi, più in generale ho rispetto per moltissimi in gruppo».
Se potessi pedalare con qualcuno del passato?
«Per poco non ho incrociato Alberto Contador, Fabian Cancellara e Tom Boonen, mi sarebbe piaciuto competere con questa generazione nel ciclismo di oggi, ma non andrei troppo indietro nella storia».
Correrai mai in gravel?
«Sta diventando molto popolare, da fan ho assistito al primo mondiale e mi è piaciuto, ma attualmente non ho molto tempo libero. Il mio calendario è già pieno di gare importanti, magari in futuro parteciperò a qualche gara, non so quando, ma proverò senz'altro anche questa disciplina».
Prima di una gara cosa fai?
«Quando vado a dormire visualizzo la corsa del giorno dopo, cerco di pensare positivo e di concentrarmi per sognare la vittoria durante la notte, non è un lavoro che faccio in modo strutturato ma cerco di incanalare le energie nella direzione giusta».
Avevi mai pedalato con così tante persone contemporaneamente?
«No, sono in gruppo da quando avevo 9 anni e oggi mi avete sinceramente commosso per quanti siamo. È stato davvero bello sudare di prima mattina in vostra compagnia, grazie a tutti di aver partecipato a questa ride. Alla prossima!»
