E’ un cavallo da tiro, da salita, da gran premio della montagna. E’ un cavallo da maglia a pois. E’ un cavallo (nella fase di avvicinamento, sui tornanti) a quattro zampe, due gambe e due ruote, ma soltanto (nella fase dello scatto, un’ottantina di metri) a quattro zampe e due gambe. E’ un cavallo ventriloquo, perché non nitrisce, ma soffia e ansima, sbuffa e sbanfa attraverso il suo portatore. E’ un cavallo corridore. E’ un cavallo non da corsa ma da corse, a tappe o in linea. E’ Il Cavallo Ciclista.
La prima volta si rivelò – poco - il 20 luglio 2011 sul Colle di Pra’ Martino, ma apparve – di più – il giorno dopo: Tour de France 2011, diciottesima tappa, la Pinerolo-Galibier, 200 chilometri e mezzo. Il Tour di Philippe Gilbert (il primo a vincere la tappa e a indossare la maglia), di Mark Cavendish (cinque tappe) e Thomas Voeckler (10 giorni in maglia gialla), quel giorno di Andy Schleck (fuga da lontano) e soprattutto di Cadel Evans (trionfatore finale). “Parcheggiamo il camper a Briançon – ricorda Ruben De March, le due gambe del Cavallo Ciclista -, poi mi carico il Cavallo Ciclista e proseguo in bici, quando un’auto di RaiSport mi si affianca, dal finestrino spunta una fotocamera compatta, una mano, un volto, quelli di Davide Cassani. Accanto a lui, Francesco Pancani. Un paio di tornanti dopo, la stessa auto di RaiSport è ferma sul bordo della strada. Mi chiedono: chi sei? Aggiungono: perché? Rispondo subito alla seconda domanda: per fare scena. E’ la verità. Poi, nella diretta, senza neanche il bisogno di essere inquadrato, Cassani e Pancani spiegheranno”.
Ruben De March è di Torino, ha 37 anni, la sua professione è il data scientist, la sua passione è il ciclismo, la sua specializzazione, o specialità, o specialistica, è Il Cavallo Ciclista. “L’idea era brillata al mio amico Marco Protto, con me in quel Tour del 2011 – racconta Ruben -. L’imprevisto, o forse fin troppo previsto, passaggio televisivo ci fece imbizzarrire. Il giorno seguente ero sull’Alpe d’Huez. Da allora il richiamo delle corse è stato forte, fortissimo, irresistibile. Dal Tour de France al Giro d’Italia, dalla Milano-Sanremo alla Milano-Torino e al Giro del Piemonte, una preferenza per le corse non lontane da casa. Dal Colombier al Glandon, da Sant’Anna di Vinadio alle Finestre e a Superga, le salite diventate i nostri palcoscenici. E non potevamo farci sfuggire l’occasione, più unica che rara, di partecipare alle quattro tappe della Vuelta disputate in Piemonte nel 2025”.
Se De March è alto 1,88 e pesa 72 chili, il cavallo sarà lungo un metro e peserà quattro chili. “Il problema non è il peso e neppure la lunghezza del Cavallo Ciclista, ma il suo ingombro. Lo carico sulle mie spalle, le zampe anteriori che si appoggiano sul mio petto, quelle posteriori che pendono sulla mia schiena, e lo zaino che funge da reggicavallo”. Ormai un tutt’uno: “Senza il Cavallo Ciclista, mi sentirei nudo”. Ormai un personaggio: “Siamo apparsi anche in libri, al Muuh Film Festival e al Festival Intercomunale di Cinema Amatoriale”. Ormai in maglia a pois: “Quella prima maglia della T-Mobile al Tour 2011, subito rimpiazzata da quella sponsorizzata Carrefour, regalata dalla carovana pubblicitaria. Quindici anni. La più longeva della storia”. C’è chi ha criticato il Cavallo Ciclista proprio la maglia a pois: “Lo volete in maglia rosa? Dategliela!”. Una convivenza collaudata e consolidata. Tant’è vero che né Jessica Spinelli, compagna di Ruben, è gelosa del Cavallo Ciclista, né il Cavallo Ciclista è geloso di Jessica.
Ruben De March e il Cavallo Ciclista (c’era anche Jessica) sono apparsi al Festival del ciclista lento, lo scorso fine settimana a Ferrara. Ruben: “Né trotto né galoppo, ma una tranquilla passeggiata. Un mondo, per noi, totalmente nuovo. Ma affettuoso e affascinante. E un meraviglioso palcoscenico, esteso ed estense”.
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.