In Malesia lo abbiamo visto lavorare tantissimo, in Giappone ha trovato i suoi spazi e si è tolto qualche soddisfazione; le ultime gare del 2026 di Alessio delle Vedove sono state a dir poco scoppiettanti. Bisogna dirlo, non ci sono i grandi riflettori delle corse europee con dirette integrali che mostrano ogni pedalata, ma in Asia il ventiduenne della sezione devo del Team XDS Astana, ha lavorato duro dimostrando grinta e dedizione di un vero veterano. Qualche giorno fa con il Tour de Kyusho ha messo un punto al suo 2026 con bottino mica male: miglior giovane, terzo nella prima tappa e quarto nella generale, un piccolo tesoretto che lo fa partire pe le vacanze con il sorriso.
«Sono venuto in Giappone direttamente dalla Malesia senza troppe aspettative, ma la squadra mi ha dato carta bianca e io ne ho approfittato. Nella prima tappa dovevo tirare per Malucelli, ma sono anche andato in fuga e mi sono fatto 80 km all’attacco, era un buon gruppo ma troppo pericoloso e così ci hanno ripresi. Poi mi sono messo a lavorare in gruppo, ma alla fine stavo così bene che ho provato anche a lanciarmi in volata. Ho qualche rammarico per la seconda tappa, ho passato tutte le salite con i migliori, cosa che non mi era mai successa, ma a 200 m dal traguardo mi è caduta la catena e sono rimasto fregato, se fossi arrivato al traguardo anche con una sola posizione migliore avrei finito terzo nella generale. Mi ritengo comunque soddisfatto di questo finale di stagione perché ho dimostrato di poter competere su diversi terreni» ci spiega Alessio, in Giappone lo abbiamo visto sprintare, andare all’attacco ma anche giocarsi le sue carte in salita. Delle Vedove veniva da 8 giorni letteralmente di fuoco al Tour de Langkawi. Temperature altissime e tappe intere a tirare davanti al gruppo; è stata nell’afa della Malesia o dell’evoluzione della Pianura padana in agosto, così come l’ha definita lui che abbiamo cercato di conoscere meglio l’atleta ventenne del team kazako.
Ciò che ci colpisce subito di Alessio è la sua voglia di fare, di spendersi per i suoi compagni più esperti e di sfruttare ogni occasione messa a sua disposizione. Nel 2025 è arrivato nel team devo dell’XDS Astana dopo due anni nel vivaio del team Wanty, se prima l’idea era diventare un velocista, con il tempo si è formato come corridore migliorando in salita e diventando anche un ottimo uomo squadra. Tanto lavoro tanta fatica e finalmente il ritorno alla vittoria al Gran Premio Industrie del marmo che gli ha dato la spinta per credere nelle proprie capacità. «Il team Astana mi ha fatto diventare un corridore migliore, mi ha fatto trovare il mio peso e la ma dimensione. Sono migliorato in volata e soprattutto in salita, dove prima non tenevo. Ho cercato di imparare un po’ tutto da tutti ed è stato fondamentale correre le gare con i pro, ci sono ritmi e chilometraggi diversi, ma soprattutto fai esperienza ed hai la possibilità di pedalare accanto a dei veri campioni. Dopo tanto lavoro è finalmente arrivata anche la vittoria mancava da due anni e per me ha significato tanto perché mi ha fatto ricredere nelle mie possibilità » prosegue Alessio che ha raccolto esperienza dalle corse con i professionisti e le ha usate al meglio per farsi trovare pronto nelle gare di categoria. In Malesia nelle tappe di pianura era in assoluto l’atleta più inquadrato, sempre davanti al gruppo per cento, duecento chilometri con un unico obiettivo: vincere in volata con Matteo Malucelli. «In quelle situazioni devi solo usare la testa e crederci sempre» ci dice Alessio quando gli chiediamo il segreto delle sue trenate che hanno impressionato tutto e hanno riscosso più volte i complimenti del suo capitano.
Nella categoria junior era fortissimo in pista, il futuro come velocista era assicurato, ma con il tempo il fisico e la testa di Alessio sono cambiati, è maturato in tutto e per tutto realizzando che forse ci sono molte cose che potrebbe diventare. «Credo di non aver ancora completato la mia formazione come atleta, ho iniziato come velocista, ora riesco a tenere bene in salita e in Malesia ho scoperto di essere anche un gran “tiratore”, ho buoni valori per diverso tempo. Non posso definirmi un corridore completo, ma potrei diventare un velocista che tiene bene in salita, il mio sogno è quello di diventare un corridore da classiche. Alcuni atleti non amano correre in Belgio, mentre a me quando mi dicono di andare faccio i salti di gioia. Mi piacciono le corse massacranti, mi danno qualcosa di speciale e poi al Nord c’è un’atmosferica sulle strade che è unica nel suo genere: c’è tanta gente che tenta di incitarti e tutti tengono moltissimo a fare bene, avrei voluto imparare l fiammingo, poi però ho cambiato squadra» Le classiche occupano una parte importante del suo cuore, merito dei due anni in Wanty Reuz Technord dove ogni corsa del nord veniva preparata in modo religioso e maniacale, averle corse, seppur nella categoria under 23 è un ricordo che si più che stretto. Negli ultimi due anni il programma è stato diverso, ma l’obiettivo è quello di ritornare, magari in futuro vicino correndo tra i professionisti.
Alessio lavora duro e sogna in grande, vorrebbe partecipare alle corse delle pietre e dei muri, prendere parte a quelle in cui si soffre e si viene portati al limite, ma soprattutto in cui lui si diverte tantissimo. La possibilità di diventare un corridore da classica è qualcosa che sta costruendo pezzo dopo pezzo con tanta fatica, intanto c’è però un sogno gigantesco che supera tutti gli altri: diventare finalmente un atleta professionista.
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