Le passioni sportive viscerali, il suo amato Toro ed il ciclismo. E poi un tratto di umanità riconosciuta, quell’essere torinese (e torinista) così peculiare, anche se lui era nato in Langa, a Vesime.
Addio ad Angelo Marello, guadagnatosi sul campo - che per lui era l’officina di corso Tortona, nel Quartiere Vanchiglietta - l’appellativo di “carrozziere con il cuore”. Scomparso stamani all’età di 92 anni, amava ricordare come fossero stati suoi clienti tutti gli ultimi dieci sindaci di Torino.
Dotato di una curiosità per la vita che diventava carattere poliedrico, che si trattasse di frequentazioni di personaggi conosciuti o di presenza ad un premio letterario di quartiere e ad uno spettacolo dell’amico Gipo Farassino, Marello ricevette nel 2025 una civica benemerenza "per essere stato il principale artefice del monumento a Fausto Coppi" in corso Casale.
In effetti il mito coppiano lo accompagnava da sempre, corroborato dall’amicizia con i protagonisti di un’epoca d’oro del ciclismo torinese, il “Cit” Nino Defilippis e poi gli inseparabili Italo Zilioli e Franco Balmamion.
Habitué della tribuna del Comunale, oggi Stadio Grande Torino, negli anni dello scudetto granata del 1976 cementò un’amicizia sincera e perdurante con Claudio Sala e Renato Zaccarelli, frequentando e svilupando la stima reciproca con un “rivale” come Giampiero Boniperti.
Grandi firme del giornalismo subalpino e figure meno note hanno apprezzato di Marello quel buonumore innato, tradotto spesso in una sdrammatizzante battuta in dialetto.
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