TOUR DE LANGKAWI. IL TEAM BARDIANI CSF 7 SABER E LA RICETTA PER SENTIRSI UN PO’ PIU’ A CASA

PROFESSIONISTI | 05/10/2026 | 08:30
di Giorgia Monguzzi

E’ possibile sentirsi a casa anche a migliaia di chilometri di distanza dall’Italia? AL Tour de Langkawi ci siamo letteralmente riusciti grazie un’adozione speciale da parte del team Bardiani Csf 7 Saber che ci ha reso automaticamente componenti onorari dello staff. Niente favoritismi, niente menzioni speciali, si intende ,ma in una carovana fatta di mille paesi e altrettante lingue è stato quasi normale puntare verso qualcosa che ci ricordasse casa. Giorno dopo giorno abbiamo seguito la nostra corsa accanto questo team tra i piazzamenti di Filippo Cettolin in volata, la difesa della generale di Luca Covili e i tentativi di attacco di tutti gli altri. Ogni mattina bastava un saluto nella nostra lingua madre per avere la sensazione di non essere soli.


Al Tour de Magnificent Qinghai avevano fatto le cose in grande, pentole, stoviglie, fornelli, pasta, sughi ed altre cibarie per far sentire a casa i ragazzi e tutto lo staff. Questa volta sono partiti più leggeri, ma comunque con ottimo cibo italiano. Qualche sera fa lo abbiamo testato in prima persona quando, dopo giorni di cibo locale, abbiamo trovato ristoro in un’ottima pasta al pesto con tanto di parmigiano. In quel momento, guardandoci intorno, ci siamo resi conto di come la tavola italiana fosse la più gremita e in qualche modo al centro della scena, corridori e staff di altre squadre nostri connazionali venivano richiamati dall’aria di casa e uno dopo l’altro arrivavano a prendere la loro razione giornaliera. Si trattava di uno speciale rituale che si ripeteva anche ogni mattina prima del via, il team Bardiani era la squadra che più di tutte faceva sentire il suo calore, chiacchiere, tanta voglia e soprattutto un segno distintivo che faceva dire a tutti i locali "quelli sono italiani": il sorriso.


Nel nostro primo giorno in Malesia il diesse Mirko Rossato aveva fatto gli onori di casa e ci aveva introdotto a tutta la spedizione partendo dall’atleta più esperto Luca Covili, ormai veterano della Malesia, i colombiani Edward Cruz e Santiago Herrero, i giovanissimi Filippo Cettolin, Santiago Ferraro, e Mattia Stenico . La parte più sontuosa era stata riservta per lo staff composto dai massaggiatori Gianluca Mirenda e Stefano Pirovano (per tutti gympiro), il meccanico Tommaso Pomini e il dottore Bruno Speziale. Oltre ai quattro italiani c’erano i malesi Boy e Ibal, rispettivamente il meccanico e il massaggiatore locali della squadra, fondamentali per potersi orientare in Malesia. Come uno squadrone di attacco i mezzi a disposizione di ogni team erano due macchine, un’ammiraglia e un rifornimento, un pulmino per l’arrivo e uno destinato ad andare direttamente in hotel. Uno schema semplice e ben oliato e fondamentale per tenere in piedi una trasferta fatta di location improbabili e spesso trasferimenti infiniti.

Sin dalla prima tappa avevamo ricevuto l’invito di unirci come ospiti d’onore per trascorrere una giornata tutta italiana, ma in Malesia non è affatto facile pianificare e così abbiamo dovuto rimandare fino alla settima giornata. Il bolide offerto dall’organizzazione è di un bianco che ad inizio trasferta era scintillante, il baule stipato di borse termiche, frigoriferi, poi zaini, vestiti, tanto cibo, in pratica non ci manca nulla. Come chaperon ci capitano scelte di classe, Gianluca Mirenda si mette subito alla guida, mentre al suo fianco il leggendario Piro impartisce le ultime indicazioni prima di salutare la compagnia. E’ tempo di andare al rifornimento. In macchina siamo tutti alla terza trasferta malese, Pirovano come massaggiatore, mentre Mirenda al primo a seguito della squadra dopo due volte come atleta nel 2009 e nel 2011 quando ancora era collocato nel mese di febbraio.   Mentre parliamo ci offrono acqua, bibite fresche e un panino, ci rendiamo conto che finalmente potremo affrontare una giornata un po’ più spensierata. È un trattamento vip che sono ormai abituati a servire ai loro ragazzi e non vogliono assolutamente che manchi niente. «E’ una trasferta impegnativa e dobbiamo cercare di supportare al meglio i nostri ragazzi, se qualcuno desidera qualcosa me lo può chiedere liberamente io sono qui per loro, il lavoro del massaggiatore è anche quello di psicologo, motivatore, tuttofare. Solitamente venivamo con  i carichi di roba, alla mattina appena sveglio mi mettevo a cucinare la pasta per la colazione, oppure alla sera durante i massaggi iniziavo a far bollire l’acqua e poi passavo  a prendere le ordinazioni, ogni atleta ha le sue preferenze, c’è chi preferisce la pasta in bianco, chi il pesto o la salsa» ci spiega Pirovano. Nonostante le assenze, l’elenco della dispensa della Bardiani in Malesia è piuttosto lungo, ma non possiamo svelarvi troppo…

Dalla radio comunicano che la fuga è partita, all’attacco c’è anche il colombiano Santiago Herrero , le borracce per il rifornimento sono già pronte e l’impatto con il calore esterno è devastante. Ecco l’ennesima processione pagana con gli altri massaggiatori italiani, Pirovano ha una battuta per tutti, dà consigli e aggiornamenti, intanto si mette in apertura della lunga fila della feeding zone. La fuga, il gruppo, solo due borracce consegnate, è il momento di sfrecciare via, verso la prossima fermata. Il contatto con il diesse Rossato è costante, è lui alla regia del film della giornata, ma c’è sempre tempo per scherzare senza mai mettere da parte la concentrazione. Seguendo il sempre utile navigatore e gli addetti alla sicurezza, entriamo in autostrada e in un attimo siamo al terzp rifornimento, ora c’è solo da aspettare.

Quando si è al seguito di una corsa di ciclismo è fondamentale avere mille occhi e pensare in fretta; Stefano e Gianluca fanno un rapido calcolo dei chilometri mancanti e della strada alternativa,  se ci fermiamo arrivare al traguardo potrebbe essere molto impegnativo. Una rapida telefonata con Rossato e poi il cambio piani è immediato, andiamo diretti all’arrivo. Nei chilometri finali viene preso nota di tutto, ogni curva, il manto stradale, ma la cosa più importante è il video del tratto conclusivo che viene immediatamente inviato al direttore sportivo, da quel momento potrà dare indicazioni più precise ai suoi ragazzi. Nemmeno il tempo di parcheggiare e già si pensa ai passi successivi, acqua e bevande per gli atleti, la strada dell’hotel e la preparazione, ma a quello ci ha già pensato il massaggiatore malese che con tanto di video dedicato già spiegato dove si trova l’area dedicata alla squadra e dove parcheggiare. «Avere dei membri dello staff del posto è fondamentale, sono persone di cui ci fidiamo e che ci danno una mano anche per cose basilari. Ibal si da tantissimo da fare, ci anticipa all’hotel prepara le camere, compra ciò che ci serve. Andiamo a fare la spesa sempre con lui almeno troviamo tutto più facilmente. » ci dice Mirenda mentre al suo fianco Pirovano sta mandando proprio ad Ibal la lista delle cose da compare. Nella seconda tappa Ibal arrivava a casa sua e in quell’occasione si sono scambiati i ruoli rendendolo felicissimo.

La settima tappa del Tour de Langkawi si conclude in modo inaspettato, la fuga sorprende il gruppo e Nil Gimeno taglia per primo il traguardo, ma a noi interessa tutto quello che succede topo. Piro accoglie i suoi ragazzi con un sorriso gigantesco e distribuisce bevande di ogni tipo con la tessa familiarità di un bar di paese. Non importa come sia andata la tappa, fa i complimenti a ciascuno, una battuta scherzosa, una nuova giornata è finita e bisogna festeggiare. Poi ci sarà tempo di analizzare cosa è andato oppure no, ma non ora, sono stati oltre 150 km di fatica e bisogna prendere fiato. Si chiude così la nostra avventura, ma mentre saremo occupati a raccontarvi la tappa, il viaggio del team Bardiani, degli atleti e dello staff continuerà, in hotel per i massaggi e la cena pensando al giorno successivo. Pronti ad un nuovo ciclo, senza mai dare nulla per scontato.

 Al nostro ritorno sul bus stampa i nostri colleghi cinesi  ci hanno sommerso di domande per sapere qualcosa di più sulla nostra giornata. Ci siamo limitati a quell’antica regola del “quello che succede in ammiraglia rimane in ammiraglia”, ma nel frattempo abbiamo pensato all’avventura che avevamo vissuto. Oltre alle chiacchiere e alla corsa in se ci era rimasta la dedizione che lo staff mette nel proprio lavoro, il desiderio di aiutare i propri ragazzi, ma soprattutto la passione, il sorriso in ogni gesto fatto, nelle parole prima e dopo la tappa. Qui ci ripetono in continuazione che questo modo di fare è tipico degli italiani, non so se sia comune a tutti o no, ma il clima che ci hanno fatto vivere in queste giornate in Malesia è stato meraviglioso.

 


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