Sul palco posto proprio al fondo di corso Garibaldi, Dorian Godon si gusta Il bis ravvicinato. Dopo il Giro del Lazio anche il Gran Piemonte e' del solido trentenne transalpino della Netcompany Ineos: «Come è stato il finale? Caotico, devo dire che il percorso con salite brevi mi piaceva, già alla Bernocchi avevo provato il colpo, riuscitomi oggi grazie alla bella condizione che mi sorregge. Non solo, grazie alla squadra».
Paura quando Del Toro e Fisher-Black sono usciti al comando?
«Erano clienti scomodi, il fatto che fossero solo in due ha agevolato il ricongiungimento e non sarei qui a salutare una vittoria senza l’apporto di Foss e Jungels, così come del mio connazionale Laurance (che regalò a Netcompany Ineos il successo nella vicina Barolo alla Coppi e Bartali, ndr)».
Il cambio di maglia nel 2026, passando ad una compagine più strutturata, ha trovato pronto Godon.
«Sono super contento della mia stagione, ho trovato fiducia attorno a me e quando mi sono imposto in una corsa che mi piace particolarmente, la Drome Classic, ho capito che avevo intrapreso il percorso di crescita desiderato».
Il fisico di Dorian sembra fatto per una classica belga.
«Mi piace viaggiare, stare troppo tempo in albergo per un’intera campagna sul pavè mi annoierebbe» scherza l’ex campione francese, che pure non disdegnerebbe dire la sua alla Gand o alla Amstel.
Senza incedere in proclami, il vincitore di Bra chiude con un avviso ai naviganti: «Come faccio a dire di non desiderare nel prossimo biennio un’affermazione di tappa in un Grande Giro?».
Il dopo gara offre anche un contraltare venato di rammarico in casa Xds Astana: «Il mio compito era quello di aiutare Romele nella volata, la caduta ha purtroppo scompaginato i piani ed ecco spiegato il mio pugno sul manubrio dopo il traguardo» spiega Alberto Bettiol.
Detto di un norvegese Charmig che invece ha poco da recriminare, sul pavè della cittadina cuneese si consumano intense emozioni vissute da Damiano Caruso («me la sono goduta, ero leggero») e dall’enfant du pays (nativo di Savigliano) Jacopo Mosca, per il quale la moglie Elisa Longo Borghini, reduce dagli Europei, ha indossato al pari del folto fan club la t-shirt con su scritto una citazione di Matteo Moschetti: «Che dura la vita da Jacopo Mosca».
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