Se venite in una corsa asiatica e soprattutto malese state pur certi che vedrete Muhammad Nur Aiman Bin Rosli all'attacco. Ciclista, eroe, per i malesi è un'autentica superstar che prima e dopo l'arrivo di ogni tappa richiama delle vere e proprie folle che giungono in massa per supportarlo. Il Terengganu cycling team ne ha fatto molto più che un capitano, una bandiera, un punto di riferimento per tutti i giovani che sognano di correre in bici.
In Malesia il ciclismo non è uno sport così popolare, la maggior parte delle persone gioca a calcio, segue la formula 1 e la moto gp, ma grazie al Tour de Langkawi anche “le bici”, così come le chiamano scherzosamente loro, arrivano nelle case . Ed è proprio così che quasi per caso Nur Aiman Bin ha iniziato il suo viaggio e se n’è innamorato. « In Malesia il ciclismo non è così conosciuto, non ci sono tante gare importanti, io e tanti ragazzi abbiamo iniziato a scoprirlo proprio grazie al Tour de Langkawi, mi sono incuriosito e ho voluto provare. Avevo circa 15 anni, spesso andavo a scuola in bici e mia mamma ha creduto subito nella mia scelta, secondo lei in questo modo sarei potuto rimanere lontano dai guai e così poco alla volta sono riuscito a diventare professionista e questo per me è bellissimo. Non sono da solo a partecipare, ovunque vada rappresento il mio paese e per me è bellissimo »ci spiega Nur Aiman. Nelle sue parole c’è l’orgoglio di avercela fatta, la consapevolezza di avere un’opportunità unica di mettere in mostra non solo se stesso, ma soprattutto il suo paese.
La sua presenza alla partenza e all’arrivo di tappa si può notare anche da lontano, sempre accerchiato da tantissime persone tra saluti e molto foto. La nostra amica Sharon, l’addetta stampa del Team Terengganu ce lo aveva presentato, anche un po’ scherzando come il “national hero” della Malesia, un soprannome che potrebbe sembrare azzardato, ma che in realtà gli calza a pennello. In una nazione dove il ciclismo è uno sport poco conosciuto ecco che la gente riesce a scoprirlo grazie ai Nur Aiman, ai suoi attacchi da lontano, alla sua voglia di sfidare l’impossibile. «E’ il mio quinto tour de Langkawi e ogni anno il livello si alza, è sempre più difficile ottenere un buon risultato, ma credo che per noi sia anche un bene. Correre con le squadre Professional e World Tour ci permette di migliorare, di imparare cosa sia il ciclismo vero, di muoverci meglio in gruppo e migliorare le nostre tattiche. Tutti i giorni prima di partire penso che non sto correndo da solo, c’è un paese intero che crede in me e io non posso deluderlo, alcuni mi chiamano eroe, i bambini sono convinti che sia superman, io cerco di fare il meglio sfruttando tutte le mie possibilità » prosegue lui scherzando. Intanto mentre gli parliamo una piccola folla si è già radunata intorno a noi, tutti pronti per salutare il loro eroe.
Nur Aiman non ama stare in gruppo, una peculiarità che ha avuto fin da ragazzo quando ha iniziato la sua avventura in bici. Troppe ruote, troppa pressione, è sempre stato questo a spingerlo ad andare all’attacco da solo per gestirsi e provare a stare davanti il più possibile. All’inizio l’obiettivo era quello di farsi vedere alla sua famiglia e dagli amici che lo seguivano da casa, poi con il tempo ha iniziato a rendersi conto che non fosse solo quello a spingerlo, aveva capito che più ci avrebbe provato, più avrebbe avuto possibilità di riuscirci. «Non mi piace stare in gruppo, io voglio attaccare, provarci, se non tenti non saprai mai come andrà a finire. All’inizio dovevo solo farmi vedere, ma ora credo che ci sia sempre una possibilità di vincere, anche se minuscola e io voglio assolutamente provarci. L’anno scorso nessuno avrebbe scommesso su di me e invece sono riuscito ad arrivare fino alla fine. Zeb mi ha battuto, ma quel secondo posto mi ha capito che devo crederci fino in fondo. Nel ciclismo non si sa mai cosa potrebbe accadere ed è per questo che non bisogna mollare per nulla al mono» ci dice Nur Aiman che l’anno scorso proprio durante una di quelle azioni apparentemente folli è riuscito a guadagnare un storica seconda posizione alle spalle di Zeb Kyffin che ora è diventato suo compagno di squadra. Dal britannico e da tutti gli europei del team Nur Aiman cerca di imparare il più possibile, vuole conoscere come è il ciclismo vero, vuole provare a sognare.
Non vuole porsi limiti, ha già corso in Europa e gli piacerebbe tornare, ma è ben consapevole dei suoi mezzi che purtroppo non gli permetteranno di realizzare appieno le sue ambizioni. Con un analisi lucida ci dice chiaramente che il suo ciclismo non potrà mai essere paragonato a quello che si corre dall’altra parte del mondo, ma non per questo dovrebbe mollare. «Purtroppo nel mio paese il ciclismo non è così tanto sviluppato, già negli ultimi 5 anni stiamo facendo dei passi incredibili, ma non è ancora sufficiente. Siamo molto giovani in questo mondo, ma credo che nel futuro avremo delle strutture adeguate per permettere agli atleti di competere al massimo livello. Sogno di correre il Tour e la Vuelta, sono degli obiettivi giganteschi che mi spingono ad andare avanti, ma so benissimo che per un corridore come me sarà impossibile. Alcuni sarebbero portati a mollare, ma io non voglio farlo, credo che tutto quello che stiamo facendo ora sia io che i miei connazionali sia molto importante per il mio paese. Facciamo conoscere al mondo il ciclismo malese, diciamo che ci siamo, che abbiamo voglia di crescere e mentre andiamo all’attacco tanti bambini ci guardano e chissà, in futuro potrebbero raggiungere ciò che noi non siamo stati in grado»
Domani l’ultima tappa passerà dalla casa di Nur Aiman e finirà a Putrajaya, la città di natale di sua madre e siamo sicuri che ad accoglierlo in modo trionfale ci sarà la folla delle migliori occasioni.
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