La vigilia della prova iridata delle donne Elite a “Spazio Italia” ha confermato, se ce ne fosse stato bisogno, quanto Elisa Longo Borghini voglia salire sul tram chiamato desiderio. Di podio. Lo esige il palmares sontuoso dell’ossolana (titoli e Giri, tre bronzi iridati più due ai Giochi Olimpici), autorizzata a sognare dalla performance offerta nel corso del Team Relay.
Il mindset dell’ossolana è in effetti quello giusto, ispirato ad un atteggiamento che non significa eccesso di realismo: “rispetto ad un anno fa, quando preparavo Kigali 2025, ho avuto un avvicinamento più rilassato, come se avessi aperto tutti i pori all’esperienza che ti consegna la strada”.
Già, la maglia iridata vestita insieme alla squadra mista insegna proprio questo: “come del resto la crono invididuale. Dopo il Tour ed il terzo posto nella generale, la scelta di restare a casa, senza ritiri o allenamenti in altura, riflette l’assenza di stress con cui affrontare il mondiale. Fin qui ha funzionato decisamente”.
Longo Borghini che non si nasconde, Longo Borghini che si sente bene, oltretutto affrontando un percorso che le piace. Tre indizi fanno una (gran) prova? Elisa preferisce affidarsi a quanto proposto dal team relay, a quel finale affrontato davvero a tutta, una volta esauritasi l’ultima azione di Vittoria Guazzini. Quando l’ossolana tesse le lodi del gruppo (“vincere insieme agli uomini ha il valore della finalizzazione di un cammino comune”) non usa espressioni di comodo.
Adesso, nelle nove tornate del circuito di Mont Royal, subentra una leadership gentile, quasi in opposizione alla tirannide, almeno che questa venga esercitata nei confronti delle avversarie. In tal caso potremo fare eccezioni. Parlando con ogni azzurra chiamata a spalleggiare la capitana, le dichiarazioni raccolte collimano: “tutte per Elisa”.
Riecco il concetto di unione che fa la forza, sublimato nel team relay, mentre il circuito esigente chiama nei sui punti topici: principalmente Voie Camillien-Houde, ma guai snobbare gli ultimi 500 metri verso il traguardo (“Serve una perfetta scelta di tempo”). Longo Borghini predica prudenza a sé stessa, atteggiamento da non confondersi con eccesso di tatticismo, con una prova selettiva e dalla lunga distanza: “per affrontare 180 km occorre dimostrarsi resistenti e esplosivi. Una corsa con Voellering nei panni della favorita principale, mentre Kim Le Court Pienaar potrebbe rivelarsi veramente insidiosa in una volata ristretta”.
Lo spazio di rappresentanza della federazione italiana (il sobborgo di Boucherville non è così vicino al centro, ma fa da funzionale base per le uscite in bici), attiguo all’Hotel che ospita le nazionali azzurre, si popola di altri atleti, tutti in qualche modo uniformati all’assenza di pressione invocata (e messa in atto) da Elisa. Passate la blasfemia, sembra di invocare Nostra Regina del Pedale.
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