Alessandro Romele ha sfiorato quella che sarebbe stata una delle vittorie più emozionanti della sua giovane carriera. Il ragazzo di Iseo voleva una vittoria speciale, da dedicare a Adele, tragicamente scomparsa in un incidente stradale, e a suo fratello Gioele. A Córdoba, al termine della quindicesima tappa della Vuelta a España, il corridore italiano ha conquistato un secondo posto di enorme prestigio, arrendendosi soltanto a un campione come Wout van Aert.
Per Romele, alla sua prima partecipazione a un grande giro, è già il quarto piazzamento nella top 10: un risultato che racconta la crescita di un ragazzo capace di farsi trovare pronto quando la corsa si accende. Oggi ci è andato vicinissimo: a Córdoba, al termine di una giornata caldissima, che aveva costretto ieri gli organizzatori ad accorciare il percorso, il giovane italiano ha conquistato un magnifico secondo posto alle spalle di Wout van Aert, quel corridore che ha sempre guardato con ammirazione.
Una prestazione che vale molto più di un semplice piazzamento. Romele, ha dimostrato ancora una volta di poter competere con corridori di assoluto livello e, soprattutto, di avere la personalità per giocarsi le proprie carte anche quando il traguardo si avvicina.
Emozionatissimo dopo l'arrivo, il corridore della XDS Astana ha raccontato una giornata nella quale le sensazioni erano state positive fin dalla mattina.
«Diciamo che le sensazioni stamattina erano molto, molto buone. Ho provato ad anticipare Wout allo sprint intermedio e dopo ho visto che ha provato ad attaccare – ha detto il lombardo - Ho capito che era un momento buono e quindi abbiamo dato il massimo. Non posso che essere orgoglioso di me stesso, del lavoro che ho fatto. E arrivare secondo dietro a un mostro come Van Aert credo che non possa che essere un super regalo».
Un risultato che Romele ha voluto condividere anche con la propria famiglia, consapevole della straordinaria occasione che sta vivendo sulle strade spagnole. «Volevo salutare anche tutta la famiglia e sfruttare un po' questo momento fantastico».
La commozione era evidente. Per il ragazzo di Iseo questa Vuelta rappresenta la prima esperienza in un grande giro, ma il suo rendimento sta andando ben oltre le aspettative. Con quello di Córdoba sono infatti cinque i suoi piazzamenti tra i primi dieci. Eppure, secondo Romele, il vero salto di qualità è arrivato soprattutto dalla testa.
«Credo che la cosa su cui ho puntato di più sia stata la testa. Credo che un po' nell'ultimo periodo sia stata la cosa che mi ha dato un po' di più la motivazione per far bene. E devo ringraziare anche una persona molto speciale, che per me è fondamentale da quando sono piccolino e che nell'ultimo periodo mi ha dato un po' una sveglia, come si dice in italiano. E credo che questa cosa mi sia arrivata dentro e abbia dato un po' i suoi frutti».
Parole che raccontano un percorso di crescita non soltanto sportivo. Romele sta scoprendo giorno dopo giorno di poter stare al fianco dei migliori e, soprattutto, di poter sognare.
Ma il ragazzo non dimentica da dove è partito. «Non posso dimenticare da dove sono partito, quindi va benissimo tutto quello che arriverà da qui alla fine della Vuelta».
E forse proprio questa capacità di rimanere con i piedi per terra, nonostante i risultati, è uno degli aspetti più interessanti della sua Vuelta. Dietro il sorriso e l'emozione per il secondo posto, però, c'è anche un pensiero molto più profondo.
Romele avrebbe voluto vincere per poter dedicare il successo ad Adele, la sorella del suo amico Gioele, morta recentemente in un incidente stradale. Una dedica che il corridore italiano porta con sé da mesi e che oggi, purtroppo, non è ancora riuscito a realizzare.
«Peccato perché oggi in realtà avrei voluto dedicare questa vittoria, che però non è arrivata. Per un mio amico che purtroppo ha perso la sorella in un incidente stradale e ci tengo da diversi mesi a dedicarle una vittoria. Purtroppo non ci sono ancora riuscito, però sono sicuro che anche questo secondo posto farà piacere a Gioele e a sua sorella Adele».
È una frase che cambia completamente il significato di quel secondo posto. Perché per Romele oggi non c'era soltanto la possibilità di battere gli avversari: c'era il desiderio di trasformare una vittoria in un ricordo, in un gesto dedicato a una persona che non c'è più.
Il successo è sfuggito per poco, perché davanti a lui c'era Van Aert. Ma arrivare alle spalle di un corridore del calibro del belga, in una tappa di una Vuelta a España, resta comunque un risultato enorme. «Arrivare alle spalle di un corridore come Van Aert è veramente un regalo grandissimo».