Gli era già successo anni fa alla Liegi, poteva succedere in qualunque momento, è successo con la Vuelta in tasca. Sono i rischi del mestiere, in particolare del mestiere di extraterrestre, per cui sai che a batterti non sarà più un tuo simile, ma il caso, o il caos, comunque un'avversa congiunzione astrale.
Teddy ci va giù pesante e dopo la caduta appare in modalità cristoincroce, chiunque a colpo d'occhio lo fermerebbe senza un attimo di dubbio, è letteralmente conciato da sbattere via. Più di tanti trionfi sul traguardo, probabilmente in chiave simpatie umane varrà questa icona di fragilità e di sofferenza. Il ciclismo è ambiente leale, anche chi tifa contro, davanti a questi fatti, sa fermarsi e rispettare.
Può sempre succedere. Succede. Non a caso si dice che un grande Giro non è mai finito davvero, neppure quando i Teddy li hanno già portati in banca a suon di vittorie e di distacchi, loro per primi, i Teddy, mettono su il disco che può succedere di tutto, il giro è ancora lungo, basta in niente per buttare giù la casa.
Così è, così è stato mille volte, così anche stavolta. D'altra parte, i Teddy sanno che il vero avversario è solo questo, lo stellone che a un certo punto si annoia e si mette di traverso, anche solo per il gusto di smuovere un po' le acque. E non c'è strategia che tenga.
C'è da dire che ultimamente sembra girare una forma quasi virale di scalogna nera, almeno in questi circoli degli invincibili: vedi Sinner che ne ha sempre una, vedi l'eroica Brignone di nuovo sotto i ferri, vedi lo stesso Alcaraz. A quei livelli, di scontato c'è solo il talento inarrivabile. Ma la variabile impazzita, che nessuno può controllare, molto più scaltra di qualunque rivale, è sempre pronta a tendere l'imboscata.
Drammatizzare? Non è proprio il caso. Teddy vincerà la Vuelta, se lo vorrà, quando lo vorrà. E comunque questo ritiro non sposta di un millimetro il giudizio e la reputazione di ciclista più grande di sempre, anche se è solo a metà carriera.
Adesso non è il caso di frignare e di farla tanto lunga, è il caso di guarire bene, senza inutili frette, e riprendere in mano il lavoro da dove l'ha lasciato, fosse pure che si ritrovi costretto a riprenderlo l'anno prossimo. Anche quando si entra nella zona d'ombra del successo, anche quando appare l'altra faccia della luna, il campione deve essere campione: dopo aver battuto tutti gli avversari, deve battere l'umana tentazione del pessimismo e della depressione. Una caduta è ciclismo come la bicicletta e come la salita. E' parte essenziale di questa professione. Quando arriva, bisogna prenderla e portarla a casa. Non dico serenamente, ma con il giusto equilibrio, sfruttandola come stress test per la propria personalità, la propria indole, il proprio temperamento. Una caduta può rompere un osso, non può rompere l'incantesimo. Certo questa costa una Vuelta, ma credo che la vittoria svanita sia l'ultimo dei problemi. Teddy è patrimonio Unesco, deve tornare come nuovo, questo solo conta. Non è una Vuelta in più o in meno a interrompere la leggenda.