LE STORIE DEL FIGIO. PETTINATI, IL PROTOTIPO DELL'«UOMO SQUADRA». GALLERY

STORIA | 27/08/2026 | 08:25
di Giuseppe Figini

Giovanni Pettinati, nome e il cognome di un buon corridore professionista dal 1951 al 1962, che per sei giorni ha rivestito la maglia rosa al Giro d’Italia del 1958 dopo che, sempre al Giro, aveva vinto una tappa nel 1954. Si era imposto nella tappa numero 8, la Roma- Chianciano Terme di 195 chilometri, dopo una lunga fuga solitaria, precedendo il forte olandese Wout Wagtmans e il bresciano Walter Serena. La maglia rosa era già da qualche giorno vestita dallo svizzero Carlo Clereici, gregario di Ugo Koblet.


Fu quello un Giro ricco, molto ricco, di polemiche e contrasti fra gli attesi protagonisti di primo piano che favorì parecchio il successo dello svizzero nato a Zurigo ma di chiare origini italiane e che proprio in quell’anno ottenne la cittadinanza della Confederazione Elvetica. È l’edizione passata alla storia, con connotazione negativa, ricordata per lo sciopero dei corridori sulla salita del Passo Bernina. Clerici fu il vincitore della Napoli-L’ Aquila quando, era la sesta frazione, accumulò un vantaggiò di 34 minuti prevalendo sul compagno di fuga, il romagnolo Nino Assirelli. Tappa con la “fuga bidone”, fra le più note del ciclismo, assai fruttifera però per Clerici.


La premessa è per rappresentare spunti a motivi che anche allora condizionavano i rapporti, non sempre idilliaci, fra organizzatori e corridori con pure i grandi nomi sonoramente fischiati alla conclusione dal pubblico del Vigorelli.

Torniamo a Giovanni Pettinati, nato a Cartosio, comune soprattutto agricolo in provincia di Alessandria, al limitare con quella di Asti, il 6 marzo 1926 e qui scomparso il 25 aprile del 1994.

È stato professionista su strada dal 1951 al 1962 passando in quell’anno alla piemontese Benotto dopo l’ultima stagione, quale dilettante, corsa con il Pedale Acquese. Segue il biennio 1954-1955 dove indossa la maglia della padovana Torpado, squadra di buon livello. È proprio con la Torpado che, dopo una lunga fuga, vince la tappa del Giro d’Italia come già indicato.

Nel 1956 passa alla blasonata Bianchi-Pirelli mentre l’anno seguente gareggia per la torinese Asborno-Fréjus e, nel biennio 1958-1959 all’Atala-Pirelli. Indossa il simbolo del primato, la maglia rosa, per 6 giorni dopo il 3° posto nella sesta tappa, la Mondovì-Chiavari vinta dal veloce pistoiese Silvano Ciampi e che mantenne fino alla all’11a, la Roma-Scanno per cederla al corregionale di Pino Torinese, Agostino Coletto.

Il palmarès di Pettinati presenta pure una tappa conquistata al Giro di Catalogna, piazzamenti di podio al sempre selettivo Giro dell’Appennino, al Giro di Toscana e al Giro del Piemonte e la vittoria con la formazione della Torpado nella cronometro a squadre nella 6a tappa del Giro 1955 disputata al Lido di Albaro a Genova.

Nel 1960 è alla Gazzola, formazione quasi di casa e conclude la carriera nella Torpado per la quale gareggia nel 1961-1962. E poi stop alla carriera pedalata, carriera lunga, quale corridore e collaboratore di squadra affidabile sui più svariati terreni e circostanze.

Si trasferisce, conclusa l’attività pedalata, ad Acqui Terme, noto centro termale della provincia di Alessandria con diverse valenze storiche, con la moglie e la figlia, iniziando l’attività di assicuratore. Una presenza discreta sia nel gruppo dei corridori, sia poi nella vita della nuova veste lavorativa, più tranquilla, 

Un infarto è stata la causa della morte a 68 anni. La sua è stata un’onorata carriera contrappuntata da soddisfazioni notevoli nell’ambito delle due ruote, soprattutto se riferite a quella tipologia di corridori definibili come uomini-squadra superando la definizione, talvolta assai riduttiva, di gregario.




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