LUCKY SPORT CYCLING TEAM, DALLA SVEZIA FORTI AMBIZIONI PER IL FUTURO: “PROTEAM NEL 2029, AL TOUR NEL 2035”

APPROFONDIMENTI | 27/08/2026 | 08:00
di Federico Guido


Grand Prix du Morbihan, Tro-Bro Leon, PostNord Tour of Denmark e Arctic Race of Norway sono tutte corse che, appartenendo al calendario ProSeries, rappresentano palcoscenici di rilevante prestigio, specie per una squadra Continental che, al secondo anno di vita, mai li aveva saggiati in precedenza. La formazione in questione, e a chi ha seguito queste gare con attenzione certamente non sarà sfuggita, è il Lucky Sport Cycling Team, compagine che, un po’ perché battente bandiera di un paese finito ai margini del grande ciclismo (la Svezia), un po’ per i suoi colori sociali (gialloviola) e un po’ per i contesti agonistici in cui si è trovata a performare, in questo 2026 si è ritagliata attenzioni e spazi che non sono passati inosservati.


Non capita infatti spesso che una squadra di così giovane costituzione appartenente al terzo livello mondiale riesca a prender parte, dopo un’annata di assestamento che l’ha vista impegnata in una sola gara pro’, a ben quattro (diventeranno cinque con la partecipazione al Tour of Britain) competizioni del secondo calendario internazionale mettendo in mostra con continuità la propria maglia e il proprio nome in circostanze così importanti. Il merito di tutto ciò è da attribuire in buona parte all’ambizione di Oskar Ekman e di suo figlio Erik sposata con convinzione dalla principale piattaforma svedese di scommesse sportive e casino online Lucky Casino (controllata assieme ad altre realtà simili in tutto il mondo dalla società maltese Glitnor) la quale, animata dalla volontà di “investire i propri fondi nello sport e porsi sotto la luce giusta”, ha garantito loro il sostegno necessario per tramutare in solida realtà un progetto le cui fondamenta sono state poste ben sei anni fa.

Abbiamo cominciato l’attività con la squadra nel 2024, ma direi che le basi sono state gettate nel 2020 quando con mio padre, con cui gestisco il team ora, abbiamo fondato lo Svealand Cycling Team, una formazione Devo per ragazze e ragazzi delle categorie U17, U19 e U23 di tutta la Svezia” ci ha recentemente raccontato Erik Ekman in Norvegia.

“Con questa squadra, ad esempio, abbiamo ingaggiato ciclisti come Jakob Söderqvist, successivamente diventato campione del mondo nella cronometro U23. Tutto è partito da lì. Poi, nel 2024, ci siamo detti che era giunto il momento per dare il la al progetto Lucky Sport, così nel 2025 abbiamo ottenuto la licenza e, a partire dalla scorsa estate, io ho iniziato a lavorarvi a tempo pieno. L’idea, insomma, è frutto di sei anni di lavoro nel mondo del ciclismo e di pratica di questo sport visto che anch’io ho corso fino al livello juniores” ha proseguito il co-fondatore della squadra svedese prima di ammettere come, considerata la loro area di provenienza, abbiano un preciso punto di riferimento.

Ovviamente guardiamo a ciò che ha fatto la Uno-X e proviamo a seguire le loro orme cercando sì di replicare ciò che ha funzionato nel loro caso (come, ad esempio, fare base in Belgio per alcuni periodi) ma anche di aggiungere il nostro tocco personale”.

Questa singolarità risiede, ad esempio, nella mentalità e nell’aggressività con cui i 17 corridori del roster (tre norvegesi, due estoni, un finlandese, dieci svedesi e, storia nella storia, il ventisettenne Amir Ansari, iraniano di nascita ma residente dal 2015 in Svezia e attualmente forte dello status di rifugiato) hanno interpretato e continuano a interpretare le corse in cui sono chiamati a performare con la divisa della squadra scandinava, una rappresentativa che, per riportare in auge il ciclismo svedese, non vuole chiudere le porte a nessuno.

Fin da subito abbiamo sposato il mantra “tutto è possibile”. Vogliamo cercare di spingere un po’ più in là i limiti del ciclismo attuale, correre tutte le gare con questo mindset e cercare di riportare davvero il ciclismo svedese al livello di 30 o 40 anni fa quando il movimento vantava tanti ciclisti, tante squadre e grandi campioni in grado di vincere. Tutto ciò con una squadra nordica che però vuole essere e resta aperta a tutti: se arriva un ciclista belga, italiano o spagnolo che vuole correre con noi, siamo pronti ad accoglierlo. Questo perché non guardiamo solo al talento o alle capacità dei ragazzi ma soprattutto alla mentalità: vogliamo ragazzi desiderosi di correre per questa squadra e dare davvero il massimo e fin qui tutti coloro che sono stati coinvolti nel progetto l’hanno dimostrato molto bene, impegnandosi al 100%. Nessuno di loro ha un background di alto livello: abbiamo due ragazzi che hanno fatto parte in passato di squadre di sviluppo, ma a parte questo nient’altro”.

CALENDARIO E CRESCITA

Ingaggiati ragazzi disposti a sposare fino in fondo la sua causa, il team si è quindi messo al lavoro per dare loro la possibilità di misurarsi con un calendario e avversari di primo livello, conditio sine qua non questa per permettergli di esplorare i propri limiti, sgrezzare il loro motore e affinare la loro tattica e comprensione della gara. Tale operazione ha richiesto tempo, parecchia diplomazia e tanta convinzione, ma alla fine ha dato sicuramente i suoi frutti.

Quando ho iniziato ad occuparmi seriamente della parte sportiva la scorsa estate, mi sono chiesto: “Perché disputiamo queste gare?”. Così ho iniziato a chiamare tutti quelli che conoscevo dicendo “Fateci partecipare, faremo del nostro meglio e dimostreremo di meritare di restare qui”. Ho contattato perciò vari organizzatori raccontando a tutti con grande onestà la nostra storia, la nostra visione (elementi che al giorno d’oggi ritengo siano molto importanti), il fatto che siamo una squadra nordica che sta cercando di fare qualcosa di nuovo coinvolgendo l’intera area e che siamo molto giovani. Io, ad esempio, ho solo 22 anni e credo che questo, il fatto che abbiamo molti anni davanti a noi, possa essere interessante per chi viene in contatto con noi. È in questa maniera che siamo riusciti a mandare la squadra in Belgio (dove ci sono strutture organizzative molto solide e ogni corsa viene seguita con attenzione) e a far gareggiare i ragazzi coi professionisti facendo quello che ci si aspetta da una formazione Continental come la nostra, ossia andando in fuga ad esempio” ha spiegato il giovane rampollo della famiglia Ekman il quale, dal momento in cui a inizio anno è salito in ammiraglia, ha immediatamente cercato di far correre i suoi atleti senza alcun timore reverenziale.

“A volte ci siamo trovati di fronte ad alcune delle squadre più grandi in assoluto, ma ciò che ho sempre detto ai ragazzi è di non avere paura, di non guardare a loro come organizzazioni più grandi di noi, ma cercare di essere alla pari e fare il nostro lavoro seguendo quelli che sono i nostri piani che, spesso, sono molto audaci. Noi infatti non ci tiriamo indietro dall’organizzare un treno per fare le volate o approcciare i tratti più importanti di un percorso: anche se i ragazzi forse non sono ancora abbastanza forti, comportandosi così, potranno crescere e noi siamo sicuri di poter correre molto bene come squadra”.

UN PROGETTO A LUNGO TERMINE

Questo modus currendi ha permesso al Lucky Sport Cycling Team di animare alla stessa maniera ogni manifestazione a cui ha preso parte, dalle gare .2 alle prove ProSeries, muovendosi con la chiara volontà di fare la corsa e recitare un ruolo da protagonisti piuttosto che subirla. Tale approccio ha finito per impattare direttamente, oltre che sulla riconoscibilità dei propri corridori e sui risultati (28 top ten conquistate finora con le vittorie ai campionati nazionali finlandese in linea ed estone a cronometro), sulla visibilità generale della squadra i cui piani per il futuro sono già ben delineati.

Nel team abbiamo idee molto chiare su ciò che vogliamo fare. Abbiamo un progetto fino al 2035, ma grazie a tutti i nostri sponsor cerchiamo ogni anno di raddoppiare il budget della squadra, il che chiaramente non è per nulla semplice” ha rivelato Ekman.

Ci siamo detti che nel 2035, quindi nel decennale della fondazione della squadra, vogliamo essere al Tour de France e tra il 2030 e il 2032 diventare una squadra ProTeam ma le cose stanno andando molto più velocemente: quest’anno infatti ci siamo resi conto che possiamo fare molto di più e molto più rapidamente di quanto ci aspettavamo per cui abbiamo spostato al 2029 l’obiettivo di diventare una formazione pro’. Siamo apparsi sui media svedesi per spiegare alla gente quanto costi quest’operazione e che stimiamo di dar vita a una formazione ProTeam con un budget di sette milioni di euro. Da questo punto di vista abbiamo sicuramente ancora molta strada da fare, ma non è un target impossibile: stiamo lavorando sodo dietro le quinte per mettere insieme gli sponsor che ci sostengono e aumentare il valore della squadra in modo da poter ottenere davvero il sostegno di cui necessitiamo, stiamo realizzando un documentario sulla squadra per HBO ed Eurosport, stiamo molto attenti al marketing…insomma stiamo facendo anche tutte quelle piccole cose che a volte, secondo me, molte squadre trascurano”.

UN PROSPETTO DAL SANGUE ITALIANO E LA VICINANZA CON LO SWATT CLUB

Ciò ovviamente non sta distraendo lo staff del team, corposo per trattarsi di una Continental, dal fornire l’adeguato supporto ai ragazzi ingaggiati per questa stagione che, a detta di Ekman, compongono un organico “molto versatile la cui particolarità sta nel fatto che tutti sono forti più o meno allo stesso livello”. Al suo interno tuttavia c’è un profilo che per età e caratteristiche, secondo il suo stesso direttore sportivo, è da attenzionare da vicino in quanto in possesso delle qualità per poter essere la prossima grande rivelazione del ciclismo svedese: Teodor De Luca.

Classe 2006, come suggerisce il suo cognome, il nativo di Malmö ha chiare origini italiane: suo nonno infatti, spostatosi in Svezia (dove poi ha conosciuto la sua futura sposa moglie nonché nonna di Teodor) per studiare odontoiatria, è nato nel nostro Paese e qui, a circa un’ora da Roma, ancora vive insieme alla zia e a due cugini del giovane svedese.

“È un corridore che sarà davvero divertente da seguire. Finora non ha corso molto: ha smesso di andare in bici due anni fa, poi ha trovato l’energia per ricominciare e ora è con noi. È molto forte e ha un grande futuro davanti a sé, a patto che riesca a tenere duro mentalmente, l’ostacolo più duro, credo, per la maggior parte dei ciclisti. Noi comunque, sia con il programma Sweland che come Lucky Sport Cycling Team, offriamo davvero un ottimo percorso per fare il salto e, anche se magari alcuni non vi riusciranno, stiamo cercando di aiutare tutti con l’obiettivo di spingerli verso una squadra professionistica o di livello mondiale. In questo senso stiamo davvero ispirando tanti giovani”.

Parole e mission queste molto simili a quelle di un altro team Continental a noi ben più noto, lo Swatt Club, che i ragazzi in gialloviola si sono trovati ad incrociare in più d’un occasione quest’anno.

Lo Swatt Club è una squadra che avevo notato già l’anno scorso e credo che abbia avuto un percorso simile a quello che stiamo avendo noi. Oggi però sono una realtà più grande della nostra sotto tutti i punti di vista, soprattutto se pensiamo da quanto tempo sono nel mondo del ciclismo e come hanno fatto parlare di sé “ ha concordato Ekman. “Sono davvero una bella formazione, ci ho parlato in Danimarca, e in pochi possono vantare quel livello nel mondo Continental: la loro presenza aiuta sicuramente ad alzare la qualità nella categoria. Mi pare li abbiamo incontrati per la prima volta in Olanda, all’Olympia’s Tour, e ciò che facevano era semplicemente dare sempre tutto quello che avevano: è proprio così che bisogna correre, senza paura” ha rimarcato il giovane d.s. svedese che, a proposito di similitudini con la formazione di Carlo Beretta, non si è certo tirato indietro dall’impiegare i propri uomini non solo su strada ma anche in competizioni offroad.

L’anno scorso abbiamo partecipato alla Cykelvasan, ovvero la più grande gara di mountain bike di tutta la regione nordica, ed è stata un’ottima occasione per farci conoscere perché la corsa viene trasmessa in diretta dalla televisione svedese ma, mi sembra, anche sui canali statali della televisione norvegese e finlandese per cui rappresentava un’ottima vetrina per mostrare i nostri colori” ha puntualizzato Ekman, pronto a breve a raddoppiare i suoi sforzi per cercare di brillare anche in altri ambienti. “Quest’inverno correremo anche nel ciclocross: Vilmer Ekman è infatti un ottimo ciclocrossista e dopo l’Arctic Race inizierà a concentrarsi sulla stagione nel fango. L’anno scorso con lui abbiamo preso parte a quattro gare, quest’anno vogliamo focalizzarci pienamente anche su questa disciplina avendo dalla nostra tutti i mezzi per supportarlo al meglio. L’obiettivo di tutto ciò è riuscire a dare visibilità la squadra durante tutto l’anno: da questo punto di vista, il ciclocross apre possibilità infinite e presenta gare davvero divertenti”.

DISINTERESSE PER I PUNTI E PORTE APERTE A TUTTI

Visibilità dunque e non i tanto discussi e agognati punti UCI dietro i quali sempre più formazioni, specialmente ai livelli superiori, corrono con l’obiettivo di migliorare o difendere la propria licenza.

Se gareggiassimo per i punti, dovremmo partecipare ad altre gare rispetto a quelle che stiamo facendo. No, i punti non sono la nostra priorità come squadra in questo momento. Ciò che vogliamo infatti è crescere e dimostrare di poter gareggiare ad alto livello perché è lì che possiamo imparare cose importanti. Non potremmo farlo partecipando a gare del nostro livello dove potremmo vincere. Questo è l’obiettivo principale ed è ciò che, ad esempio, ci ha spinto a dir di “no” ad alcune corse e a modificare i nostri programmi”.

In questi, dopo il mancato invito all’ultimo Giro Next Gen, non ci saranno però gare italiane dato che il team, per concludere al meglio una stagione già oggi assolutamente significativa, si dividerà fra Olanda, Regno Unito, Slovacchia e Belgio. Per vedere all’opera sul suolo nostrano la formazione svedese dunque bisognerà attendere quantomeno il prossimo anno, stagione in cui non è escluso che il Lucky Sport Cycling Team possa vantare al suo interno anche la presenza di un rappresentante tricolore.

Non escludiamo nulla perché, ribadisco, ciò che conta è chi sono i corridori come persone. Abbiamo una mentalità nordica, ma questo non significa che i ciclisti italiani non possano avere la stessa mentalità quindi vedremo in futuro cosa succederà. Chiunque è libero di mandarmi un messaggio” ha concluso Ekman, il cui telefono, a maggior ragione dopo questa uscita, è probabile che squilli parecchio nei prossimi mesi.

 

Photo credit: ARN/Thomas Maheux, Lucky Sport Cycling Team, Alexis Dancerelle


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